Lovesick
13 Gennaio Gen 2018 1600 13 gennaio 2018

Lovesick, la serie tivù per malati d'amore e di... musica

Netflix lancia la terza stagione della comedy britannica più romantica degli ultimi tempi. Una visione onesta e intelligente dei sentimenti. Con una colonna sonora perfetta. Ecco i migliori brani.

  • Luigi Cruciani
  • ...

Tra distopie, supereroi, crimini scandinavi, mondi Sottosopra, plata o plomo, Netflix ogni tanto trova spazio per qualche romantic comedy, consapevole che lo spettatore ha pure un cuore di carne. Con l'avvento dell'internet tivù e delle serie, anche questo genere è stato protagonista di un livellamento verso l'alto, e se certo non si raggiungono le vette di film come Colazione da Tiffany o Io e Annie (che poi certifica l'impossibilità dell'amore), alcuni progetti come Love, This is us, Me you her, Vicious e The Affair scartano con intelligenza molte convenzioni della commedia romantica.

CHANNEL 4 RETE RIVELAZIONE. Di questa giovane famiglia fa parte anche Lovesick, serie britannica che Netflix ha pescato da Channel 4 (rete rivelazione di alcune produzioni recenti fra le più interessanti, da Philip Dick's Electric Dreams a Black Mirror) e lanciato un po' in sordina nel 2016. E un po' defilata Lovesick lo è sempre stata, tanto che non molti si sono accorti che a gennaio 2018 è uscita la sua terza stagione.

TUTTO PER COLPA DELLA CLAMIDIA. La serie scritta e prodotta da Tom Edge segue le vicende di un gruppo di ragazzi inglesi residenti in Scozia e parte da uno spunto semplice ma efficace: Dylan (Jhonny Flynn) scopre di aver contratto la clamidia, e decide di contattare tutte le ragazze con cui è stato negli ultimi anni per avvisarle.

Ogni episodio delle prime due stagioni si concentra quindi su una relazione di Dylan attraverso lunghi flashback che si sovrappongono al presente. Un'occasione per il protagonista, inguaribile ma incostante innamorato dell'amore alla ricerca dell'anima gemella, di ripercorrere il passato per fare chiarezza in quel caos che sono i suoi sentimenti.

INNAMORATI, MA FUORI SINCRONO. E per scoprirsi innamorato di Evie, l'amica e coinquilina interpretata dalla bellissima Antonia Thomas, anche lei innamorata del timido biondino. Se non fosse che ogni volta i tempi sono sbagliati (quando uno dei due è pronto, l'altro sta assieme a un'altra persona) e la forza di dirsi le cose non è mai sufficiente.

Lovesick, giocando con il tema da Stilnovo della malattia d'amore e al netto di molte semplificazioni ascrivibili al genere di appartenenza, è divertente e leggera

Con loro vive l'inseparabile Luke (Daniel Ings), donnaiolo dedito unicamente alla conquista ma con uno spessore ben nascosto sotto l'ostentata superficialità. Con la terza stagione è forse giunto il momento decisivo per Dylan ed Evie?

SGUARDO ACUTO E MALINCONICO. Lovesick, titolo che ha sostituito l'originario Scrotal Recall, giocando con il tema da Stilnovo della malattia d'amore ­ al netto di molte semplificazioni ascrivibili al genere di appartenenza (e agli eterni rischi relazionali per i patiti di rom-com di cui si può leggere qui), è divertente e leggera, qualità che non oscurano altre sue doti: tra queste, l'estensione temporale del racconto, che dà profondità ai personaggi, e uno sguardo intelligente sull'amore come visione onesta di quel gran casino che sono le relazioni; uno sguardo acuto e malinconico sulle disfunzionalità di caratteri estremamente verosimili alle soglie della vita adulta.

Quello veramente perfetto in Lovesick è la colonna sonora. Le prime due stagioni sono un'immersione nell'indie e nell'alternative rock migliore degli ultimi anni

Quello che però è veramente perfetto in Lovesick è la colonna sonora. Le prime due stagioni sono un'immersione nell'indie e nell'alternative rock migliore degli ultimi anni, un'escursione nel synth pop e nella new wave Anni 80, un salto nei molteplici volti dell'elettronica. Alt-j, Goldfrapp, Bronski Beat, Daughter, Metronomy, London Grammar, Agnes Obel, Tame Impala, The Primitives, Lykke Li, Mura Masa, Michael Kiwanuka sono solo alcuni degli artisti presenti in quella che è stata costruita come un'enciclopedia musicale occidentale di rara sapienza. E chi ha dimestichezza con i prodotti visivi britannici non dovrebbe stupirsi troppo.

VERSO MELODIE PIÙ INTIMISTE. Ogni pezzo scelto forma con la scena con cui si integra un meccanismo preciso e nobilita non poco la serie di Tom Edge. La terza stagione non è da meno, forse con una propensione verso melodie più intimiste. Ecco allora una selezione commentata e divisa per puntate dei migliori brani (o forse quelli più intonati alla serie) che suonano il nuovo capitolo di Lovesick.

Episodio 1: Can't get enough of myself, Santigold ft. B. C.

È la traccia con cui si apre 99¢, ultimo album di Santi White con cui l'americana mostra di nuovo il suo volto alternativo e critico verso la società a stelle e strisce. In questo brano si apprezza l'approccio più spensierato di cui Santigold è capace, il suo beat contagioso e il raffinato gusto pop. All'interno del videoclip, Pharrell Williams e Jay-Z. La canzone accompagna i protagonisti di Lovesick verso un festival dove è la letteratura a confidare segreti...

Oh, what a world, Rufus Wainwright

Versione live del miglior pezzo del terzo album del figlio d'arte Rufus Wainwright, che qui unisce la sua vena classica a quella più avanguardistica (con citazione del Bolero di Ravel) in un pop barocco e sinfonico da brividi. Titoli di coda.

Episodio 2: Total eclypse of the heart, Bonnie Tyler

In questa puntata non mancano gran bei pezzi come The opposite of Hallelujah di Jens Lekman (il video del live in una trasmissione svedese va visto per la reazione glaciale del conduttore e dell'invitato in studio alla struggente canzone di Lekman) o Fool for love dei Lord Huron, ma stavolta la musica più importante passa per il karaoke e le voci dei protagonisti che festeggiano il non matrimonio di Evie. Angus che modula 99 Luftballons della band punk/new wave tedesca Nena è imperdibile, ma se non vi emozionate mentre Evie canta Total eclipse of the heart di Bonnie Tyler scambiandosi sguardi insostenibili con Dylan, avete un cuore di pietra.

Episodio 3: Johnny and Mary, Todd Terje feat. Bryan Ferry

Eccoci arrivati a uno dei momenti cruciali di Lovesick. Che decide di condire il tutto con Johnny and Mary, prima nella versione originale del 1980 di Robert Palmer e poi in quella coverizzata da Todd Terje e Bryan Ferry. L'Anna e Marco inglese in salsa new wave è uno dei brani che apre il decennio, fissandosi tra i suoi pezzi più noti. Qui la proponiamo nella versione elettrodance del dj norvegese Terje, che per l'occasione ripesca una delle voci iconiche degli Anni 80 e riesce a rendere la ballata ancora più struggente.

Episodio 4: Can't let go, Juno, Kishi Bashi

La puntata musicalmente più rilevante assieme alla settima. Si parte con Dust degli Haelos, trio londinese che riprende la trip-hop di massiveattackiana memoria e la mescola con la ricerca musicale che i fan dei The xx conoscono bene; si prosegue con la bellissima Love songs for robot di Patrick Watson, ballad notturna tra vecchio stile e psichedelia; si arriva all'immancabile If I ever was a child dei Wilco. Su tutto svetta Kishi Bashi: verso la fine dell'episodio parte questo pezzone sapientemente disco-pop e liberatorio del cantautore e violinista di Seattle. La sequenza di tastiera entra in testa e non ne esce più.

Episodio 5: Protest song, Broken Social Scene

C'è il garage-rock di Ty Segall e tornano i Daughter, ma si parte alla grande verso casa dei genitori di Dylan con Protest song, terza traccia del nuovo Hug of thunder della band indie rock canadese Broken Social Scene. Un pezzo bello e vitale di un gruppo che torna a scrivere e suonare ad alto livello.

Episodio 6: I'm an outlaw, Kurt Vile

Nella puntata intitolata Regina di coppe, tra giochi e cartomanti, la soundtrack di Lovesick si colora di seppia e vince il premio di accompagnamento musicale più vintage della stagione. Luke cerca di capire i suoi sentimenti tra i Ride di Andrew Bell (ex bassista degli Oasis), i Primal Scream e il ritorno dei Dandy Warhols. Con i titoli di coda però si torna nel nuovo millennio grazie a Kurt Vile e la sua I'm an outlaw, puro on the road Usa con il banjo e la voce strascicata del folk singer più cool del momento.

Episodio 7: Elegy, Leif Vollebekk

L'unico salto nel passato che ricalca la logica delle stagioni precedenti con una puntata dedicata a una delle ex di Dylan. Un tripudio per le orecchie, con Alice Jemima che coverizza Liquorice di Azealia Banks, Kwes che colora i suoni con 36 (il producer londinese è affetto da una rara forma di sinestesia tramite cui associa immediatamente ciò che ascolta in pigmenti mentali), l'Happy Ending dei titoli cantato da Alex Cameron. Segnaliamo qui il passaggio in cui Luke ricorda il suo unico amore, Phoebe, vecchia fiamma di Dylan passata a miglior vita. Il momento è accompagnato da Elegy di Leif Vollebekk, songwriter canadese che con questa ballata di piano promette una delicatezza intima, lirica e vellutata. Notevole la danza di Vollebekk sulla spiaggia nel video del pezzo.

Episodio 8: Party talk, Craft Spells

Eccoci giunti alla fine, che poi non sarà tale (Lovesick è stato rinnovato per una quarta stagione). Una rimpatriata scolastica evoca un po' di casini, ma l'allarme spoiler vieta di approfondire. Il solito, alto livello musicale non molla di un millimetro: dalle Warpaint si passa ai The Courteneers, per chiudere il tutto con il dream pop islandese dei Vök e la loro Polar, sparata come un geyser a infonderci tanta fredda malinconia. A emergere però è Party talk dei Craft Spells in un momento della serie in cui l'incertezza e il dolore sono padroni malvagi dei nostri cuoricini. Le sonorità à la New Order, il revival nostalgico e la voce del frontman Justin Vallesteros non spiccano per originalità, ma sono Lovesick allo stato puro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso