Moda Uomo
LA MODA CHE CAMBIA
14 Gennaio Gen 2018 0900 14 gennaio 2018

Uomini, prendete appunti: tutte le novità sui capi che indosserete

Poncho, stondature, montagna in città, stili orientali: guida per compratori professionali e acquirenti finali in vista dell'autunno/inverno 2019. Roba da fare invidia a noi donne.

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Se mai avessimo avuto qualche dubbio, l’abbiamo fugato: l’uomo presta più attenzione alla qualità dei capi che indossa di quanto facciamo noi signore. Sarà perché il suo raggio d’azione in tema di creatività è comunque minore rispetto al nostro, sarà perché in genere, anche se giovane, acquista capi con l’obiettivo di indossarli per molte stagioni, l’uomo che acquista moda ormai riceve un trattamento in termini di qualità e cura dei tagli rispetto ai quali i ricami e i cosiddetti “embellishments” sparsi sui nostri abiti e i nostri maglioni appaiono francamente irrilevanti e spesso perfino “tacky”, cioè kitsch e cafoncelli.

TOUR FRA I PADIGLIONI. D’altronde, se per secoli e fino a tutto il Settecento quello maschile è stato il sesso più esibizionista e ricercato, e tuttora nei Paesi emergenti l’uomo è il primo acquirente di moda, non si capisce per quale motivo questo processo non potrebbe riaccadere anche in Occidente. Un lungo tour fra i padiglioni di Pitti Uomo e un primo (e anche ultimo, dura davvero pochissimo) sguardo alle sfilate e le presentazioni di Milano Moda Uomo autunno-inverno 2019 mi/ci ha permesso una ricognizione fra le novità della ricerca, delle forme, dei colori e dei tagli che aspettano compratori professionali e acquirenti finali per il prossimo inverno. E giuro di aver provato molta invidia. In ordine alfabetico, ecco qualche spunto, curiosità, tendenza, fra moda ed eventi, sperimentata in queste ore.

Una sfilata durante Pitti Immagine Uomo.

DIVERTIMENTO. La macchina spara-calzini chic vista nella lounge di Arbiter, l’allegra (e pur finta) neve sparata un po’ ovunque e molto all’apertura della boutique Moncler di Firenze, le casquettes con visiera e catena di Doria 1905 (che sì, appartiene alla stessa galassia di Borsalino e va benissimo). Vanno scomparendo dalle strade e dal piazzale della Fortezza da basso gli insopportabili peacocks, gli elegantoni più ridicoli mai visti dai tempi dei mignon di Philippe d’Orléans, e forse anche per questo aumenta la voglia di leggerezza fra chi non ha bisogno di vestirsi di rosa e di arricciare i baffi à la Dali per farsi notare.

GIAPPONE. Hanno fatto benissimo i vertici di Pitti Immagine a invitare il marchio di culto Undercover di Jun Takahashi e l’interessantissimo The Soloist di Takahiro Miyashita. Primo perché rivedere come il rapporto fra il corpo umano e l’abito venga inteso dall’altra parte del mondo è interessante, e poi perché ci permette di smentire una volta di più gli occidente-centrici che ritengono l’uomo in pantaloni ampissimi o gonna un’eresia, e non una consuetudine, come accade in molte parti del mondo.

L'imprinting nipponico dato a questa edizione di Pitti ha portato a un aumento significativo di buyer dal Sol Levante, tornato al primo posto fra le presenze straniere

In terza istanza, l’imprinting nipponico dato a questa edizione di Pitti ha portato a un aumento significativo di buyer dal Sol Levante, tornato al primo posto fra le presenze straniere, prima di Germania, Olanda, Spagna, Regno Unito. Agli ultimi posti troviamo Cina, Belgio, Russia, Austria e Portogallo. Considerato che la Russia è già stata molto curata dall’ufficio eventi speciali e comunicazione di Pitti guidato da Lapo Cianchi, ci aspettiamo qualche ospite dall’Europa dell’Ovest nel giugno 2018. La moda è anche diplomazia.

GRANDEUR. La moda come volontà e rappresentazione. Brooks Brothers festeggia i suoi 200 anni a Palazzo Vecchio, regalandosi la prima sfilata della sua esistenza di marchio preppy nel Salone dei Cinquecento e una perfettissima cena riservata negli appartamenti di Eleonora di Toledo. Geniale, anche se forse non riconoscibile per i 20enni, la scelta di affidare all’orchestra, già una eccentricità per il settore, una partitura ispirata ai successi dei Genesis. Brooks Brothers non è moda e non vuole neanche esserlo: è storia, affezione, rassicurazione e identificazione. Una cosa bella fatta per bene.

MONTAGNA IN CITTÀ. Vecchio scarpone quanto tempo (non) è passato. Lo scarponcino da trekking, che regala quei due-tre centimetri ai bassini e slancia i già alti, già idolatrato dagli hipster, resiste anche al loro tramonto e, per questo, diventa elegante o almeno ci prova, con tomaie in tweet, lana a quadretti, spigata, colorata. Bellissimi quelli di Tommy Hilfiger. Super cool quelli di Dondup.

MORBIDEZZA. L’uomo del prossimo inverno ha l’aria dégagé e ricerca il comfort della tuta anche in ufficio. Dunque, mescola filati preziosi e leggerezze a forme classiche. Bellissima la capsule dei due giovani De Matteis, Mariano e Walter, figli del ceo e socio di Kiton, Antonio-Totò: le giacche di cashmere si potrebbero avvolgere attorno al collo come una sciarpa, tanto sono fini e leggere, e i lupetti, privi di cuciture, slanciano collo e testa, cioè il cosiddetto port de tête, insomma il portamento. Piccola lezione per i creativi smaniosi di successo immediato: prima di avere il permesso di approcciare il mercato con la loro piccola collezione, i due ragazzi De Matteis sono stati a bottega per sette anni.

PONCHO. La coperta frangiata già vista sulle passerelle donna della scorsa stagione si allarga alle collezioni maschili. Divertenti, e molto maschili, i poncho-coperta di Luca Larenza.

STONDATURE. Oh, la collezione di Alessandro Sartori per Zegna, che entusiasma anche il vice ministro per lo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto, seduto in prima fila e incantato dai cappotti. Fino a oggi non ce ne eravamo mai davvero accorti, ma sotto la giacca un po’ rigida e squadrata di Zegna batteva un cuore (misuratamente) modaiolo. I cappotti colorati in lana mohair sono oggettivamente da perdere la testa, i bomber in pelle piaceranno ai 40enni, ma verranno rubati dai loro figli adolescenti, le giacche hanno spalle finalmente un po’ scivolate e i bordi stondati.

SCIARPA. L’accessorio gimmick ideato da Maurizio Cattelan a sostegno dei musei italiani e mutuato da quello, finora cheappissimo, delle squadre di calcio, è il nuovo feticcio brandizzato della moda. I club calcistici falliscono? C’è la sciarpa Museum League capitanata dagli Uffizi di Firenze e quella, rossa e bianca, di Versace.

ZIPPA CHE TI PASSA. Vedo non ti vedo, tolgo e metto. Volendo scommettere su una tendenza davvero forte, le zip prendono il podio. Da Herno, bottoni e cerniere permettono di trasformare il cappotto in impermeabile con l’aggiunta di una mantellina. Da Giuseppe Zanotti i tronchetti da città diventano stivali da biker o da divo del rock, a seconda di come ci si sente o ci si vede.

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