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20 Gennaio Gen 2018 1500 20 gennaio 2018

'Dawson’s Creek', quando gli adolescenti parlavano come gli adulti

Vent’anni fa andava in onda in America la serie creata da Williamson. Una nuova generazione di teenager invadeva il piccolo schermo. Come è nato il progetto e che fine hanno fatto i suoi protagonisti.

  • Mario Rumor
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Il 20 gennaio 1998 The Wb Network diventa il domicilio di una nuova progenie di teenager. Mentre nei paraggi ancora si agitano i ragazzi glamour di Beverly Hills 90210 e quelli un poco depressi di Party of Five, la generazione Y inizia a prendere il potere sul piccolo schermo grazie a un giovane della provincia americana con il sogno di diventare regista. Creato da Kevin Williamson, l’autore di Scream, Dawson’s Creek non somiglia a nessun altro serial del passato pur toccando i temi caratteristici del genere teen drama. Sesso compreso. Il telefilm conquista subito il pubblico rosicchiando la popolarità di Buffy the Vampire Slayer (1997), l’altro protagonista di The WB in onda il giovedì sera. Memorabile lo slogan: «È la fine di qualcosa di semplice. E l’inizio di tutto il resto». Nel cast giovani attori di Hollywood in cerca di affermazione: James Van Der Beek, Katie Holmes, Michelle Williams e Joshua Jackson. In Italia a trasmetterlo per primo ci pensò Tele+ nel settembre 1998.

LA VITA PERFETTA DI UN TEENAGER AMERICANO. Dawson Leery (Van Der Beek) non è come gli altri kids del piccolo schermo. È una singolare reazione chimica di innocenza e fiducia verso il prossimo. Famiglia amorevole, l’amica Joey segretamente innamorata di lui, la vicina sexy arrivata da New York e un migliore amico che è anche il clown della scuola, Dawson è un puro di cuore. Guai a scombinare i suoi valori. Sogni e desideri sono sigillati nella sua camera dove il cinema, soprattutto quello di Steven Spielberg, custodisce tutte le risposte della vita. Ovviamente, la vita è più antipatica della finzione: amore, amicizia, aspirazioni per il futuro mettono fretta ai protagonisti della serie. E talvolta entrano in collisione tra di loro. I teenager di Dawson’s Creek fremono per diventare adulti e non vogliono aspettare. Come dice la canzone di Paula Cole, diventata la sigla della serie: I Don’t Want to Wait.

IDEALISTA E INNOCENTE, COME IL SUO IDEATORE. I produttori Paul Stupin e Charles Rosin avevano lavorato a Beverly Hills 90210 e nel febbraio 1997 sono alla ricerca di novità. Sulla loro strada incrociano Kevin Williamson, reduce dal successo di Scream e desideroso di realizzare qualcosa per la televisione. Niente storie del brivido. L’ispirazione nasce ripensando alla sua vita di adolescente cresciuto a Oriental, North Carolina, non troppo distante da Wilmington dove il telefilm sarà poi girato. Nel suo racconto c’è questo adolescente appassionato di cinema che, come lui, si mette a girare un corto con gli amici e sogna di diventare regista; c’è un’amica del cuore di nome Joey Potter (sullo schermo Katie Holmes) modellata sulla sua migliore amica Fanny. Tra le tante cose capitate davvero e che finiscono rimaneggiate dalla finzione la vicenda piccante di un compagno di scuola e la tresca con una insegnante. Solo il “suo” Dawson resta idealista e innocente esattamente com’era lui a 15 anni.

Con Stupin e Rosin, Williamson propone la serie alla Fox che rifiuta trovando il progetto troppo simile a Party of Five. Approdano a The Wb, il canale nato nel 1995 che oggi è diventato The Cw. Per non tradire la sua indole di sceneggiatore che guarda al cinema del passato, Williamson unisce la personale idolatria per i film di John Hughes a serie quali James at 15 (andato in onda negli States nel 1977), La casa nella prateria (e un personaggio lo chiamerà come l’antipatica Nellie Oleson) e My so-Called Life (1994), il teen drama con Claire Danes acclamato dalla critica. Per la sigla sperano di inserire la canzone Hand in My Pocket di Alanis Morissette, ma la cantante nega il permesso. Più magnanimo Spielberg, il quale acconsente all’uso del suo nome e dei suoi film dopo aver ricevuto un’appassionata lettera di Kevin Williamson.

CERCASI DAWSON. Non appena gira voce di una serie scritta dall’autore di Scream, gli uffici dello sceneggiatore si riempiono di curricula, foto, videotape spediti da aspiranti al ruolo principale di età compresa tra i 15 e i 25 anni. Tra i primi assunti, Michelle Williams e Joshua Jackson, entrambi con esperienze su grande e piccolo schermo (lei era in Lassie, lui in Stoffa da campioni accanto a Emilio Estevez). Pure Katie Holmes, originaria di Toledo, qualcosa aveva fatto: Tempesta di ghiaccio (1997) di Ang Lee, ma poi se n’era tornata in Ohio e alle sue recite scolastiche di fine anno. Ragione per la quale aveva spedito un video anziché presentarsi ai casting di Dawson’s Creek. Dopo averla vista, Stupin e Rosin non vogliono lasciarsela scappare: Joey è lei. All’epoca 19enne e iscritto alla prestigiosa Drew University nel New Jersey, James Van Der Beek viene mandato alle audizioni dal suo agente. Il biondo attore non è davvero convinto. Gli basta leggere la sceneggiatura dell’episodio pilota per accendersi di entusiasmo. Ottiene la parte a tre giorni dall’inizio delle riprese in North Carolina.

La serie è inquadrata come elogio degli adolescenti non per come sono ma per come vorrebbero essere visti

Wilmington è uno dei più quotati poli industriali per cinema e tivù del Paese e località perfetta per la fittizia Capeside della serie (in seguito The Wb la userà come location per un altro popolare teen drama, One Tree Hill). Le riprese di Dawson’s Creek iniziano ad agosto e proseguono fino a dicembre coprendo i 13 episodi ordinati dal network. Nello staff c’è anche un’italiana con padre famoso: Stefania Goodwin, figlia del regista Enzo G. Castellari, impegnata in qualità di assistente alla regia. Il 20 gennaio, nel giorno della season premiere, il cast del telefilm è già in viaggio verso New Orleans, e in seguito Los Angeles, per incontrare la stampa. Tutti presenti tranne Katie Holmes sul set di Generazione perfetta, girato durante la pausa invernale. Anche Michelle Williams ne approfitta a stretto giro per recitare in Halloween 20 anni dopo (1998) scritto, guarda caso, proprio da Williamson.

BUSINESS TEEN. Il pilot della serie lo guardano in 5 milioni e i dati di ascolto sono tra i migliori della stagione americana. Merito di una campagna promozionale fatta di spot pubblicitari e giganteschi manifesti con i volti dei protagonisti. La stampa è dalla parte di Dawson, tranne i più freddi Entertainment Weekly e People. La serie è inquadrata come elogio degli adolescenti non per come sono ma per come vorrebbero essere visti. Tv Guide si assicura un vantaggio pubblicando quattro diverse cover del numero in uscita il 7 marzo 1998 titolando: The Hot Stars of Dawson’s Creek. Il giro d’affari è milionario, tra introiti pubblicitari e il lancio di altre serie: a Buffy e Dawson, The WB affianca Streghe, Felicity ideato da un giovane J.J. Abrams, Roswell di Jason Katims e Popular partorito da Ryan Murphy. Per restare in careggiata i network si adeguano: Nbc vara Freaks and Geeks (1999), una sola stagione di culto con il giovane James Franco nel cast.

SONO NATE QUATTRO STAR. Dawson’s Creek si conclude nel 2003 dopo sei stagioni. Il finale divide il fandom esattamente in due annientando i teorici dell’anima gemella, ma per gli attori è tempo di voltare pagina. Katie Holmes resta appiccicata al cinema indie, nonostante una parte nel Batman di Christopher Nolan, e riempie i tabloid prima, durante e dopo il matrimonio con Tom Cruise. Ha debuttato come regista con il film All We Had nel 2016. La più quotata del quartetto è Michelle Williams con un paio di nomination agli Oscar e pellicole importanti: Marilyn, Manchester by the Sea, Tutti i soldi del mondo. Televisione per gli altri: James Van Der Beek nel tentativo di scrollarsi di dosso il giovanile splendore televisivo ha recitato in Varsity Blues e nel controverso Le regole dell’attrazione, finendo di nuovo sul piccolo schermo in CSI: Cyber. Joshua Jackson gli sta avanti di un passo con la serie di culto Fringe e il conturbante The Affair.

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