Elton John
27 Gennaio Gen 2018 1500 27 gennaio 2018

Elton John si ritira: godiamoci l'ultima zingarata del baronetto

La rockstar è stanca e dice basta coi tour. A 70 anni, dopo una vita che ne vale almeno 100, la saturazione da successo è naturale. Prepariamoci a un (lungo?) addio con stile. E non perdiamoci lo spettacolo.

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I vecchi dèi sono stanchi e, per non morire, si spengono. Anche Elton John, sir Elton John, si ritira. E lo fa con una conferenza stampa globale, da campione mondiale dei pesi massimi. Le sue motivazioni non hanno più niente della sfrenata rockstar di un tempo, qualcosa dell'aziendalista che è oggi, molto del padre di famiglia borghese: «Voglio dedicare più tempo alla famiglia, ai figli, voglio portarli alle partite di calcio. Oggi non è più come 10 anni fa, oggi è così». Sembra di sentire Rocky con Adriana quando aveva improvvisamente paura di affrontare Clubber Lang: prima salivo sul ring pronto a farmi spaccare la faccia e non me ne fregava niente, ma oggi ci sei tu, c'è il bambino...

RECENTE E PERICOLOSA MALATTIA. Anche Elton, sir Elton, la faccia se l'è spaccata abbastanza volte, la sua è la parabola tipica delle super star, fatta di discese ardite e di risalite. Ma è anche la storia di un uomo che ha superato i 70, e che recentemente, in Sudamerica, si è beccato una malattia che poteva anche fargli stendere le gambe.

I PRECEDENTI DI CLAPTON E IGGY. Invece è ancora qui, solo che non vuole più rischiare, a quanto pare. Prima di lui aveva tirato i remi in barca Eric Clapton «perché mi fa male la schiena, viaggiare è diventato un tormento», anche se poi qualche occasione per imbracciare una Stratocaster ancora la trova; li ha tirati Iggy Pop, seppure, curiosamente, alla rovescia: basta dischi, troppo faticoso, ma di scendere dal palco, di rinunciare ai suoi infuocati concerti a torso nudo, non se ne parla ancora.

Tutti hanno capito che Elton smetterà coi tour estenuanti ma non di realizzare musica, e anche, di tanto in tanto, di eseguirla, magari per singole occasioni

Elton è proprio coi tour che vuole farla finita. Però attenzione: è una rockstar, e, si sa, le promesse di una rockstar son come quelle di un marinaio. «Continuerò a essere attivo», ha ambiguamente specificato Elton, e si capisce: non sono più rockstar, sono multinazionali umane e la produzione non può mai davvero interrompersi, il fatturato va difeso, tutti hanno capito che Elton smetterà coi tour estenuanti ma non di realizzare musica, e anche, di tanto in tanto, di eseguirla, magari per singole occasioni, magari in contesti più esclusivi e limitati (Rod Stewart è diventato un maestro in questo).

CERTI ADDII NON FINISCONO MAI. Intanto il giro finale dell'occhialuto pianista inglese durerà tre anni, hai voglia. Questi si stanno specializzando in addii che non finiscono mai: quello dei Black Sabbath di anni ne è durati un paio, adesso tocca, a quanto pare, agli Iron Maiden, agli Aerosmith, tutti con agende strapiene di qui al 2020.

ASTUTA STRATEGIA MERCANTILE. Da noi i cari vecchi Pooh con l'ultimo giro di giostra l'hanno tirata lunga 24 mesi, poi si sono sciolti e adesso ce li ritroviamo in ordine sparso a Sanremo e c'è già chi ipotizza una clamorosa réntree. Ed è difficile non sospettare in certi addii a rate, a scadenza, a boomerang, una astuta strategia mercantile per rilanciare: venite a vederci, questa è l'ultima possibilità, e intanto i prezzi si gonfiano. I Rolling Stones fanno il contrario, da almeno 30 anni giurano che il prossimo tour non sarà l'ultimo, però lasciano che la gente si convinca del contrario, e così fanno sempre il tutto esaurito e campano felici.

In realtà, le motivazioni di sir Elton, degli altri come lui, sono perfettamente comprensibili, prima fra tutte la saturazione da successo. Questa è gente che, in mezzo secolo di scorribande, ha raggiunto traguardi impossibili anche solo da immaginare. Hanno ottenuto tutto, dato tutto, sprecato tutto, riavuto tutto, oceani di droga, montagne di soldi, concerti da milioni di spettatori adoranti: che altro resta da chiedere?

MEGLIO CHIUDERE CON STILE. A maggior ragione dopo 50 anni di carriera, che anche in jet personale e di suite in suite comunque logorano, quando c'è il mondo da girare di continuo: chi me lo fa fare ancora? Il brivido del trionfo ormai è acquisito, è introiettato, meglio chiudere con stile, finché si sa ancora offrire uno spettacolo importante.

CADUTE E RISALITE NELL'OLIMPO. Queste divinità 70enni hanno avuto il loro apogeo, poi sono stati buttati giù dai piedistalli, ma hanno sempre saputo risalire nell'Olimpo e in particolare negli Anni 2000, quando tutto nei concerti è cambiato di nuovo, sono stati capaci di far valere un carisma d'immortalità: questo sarà pure «il mondo di Lady Gaga, e io non ne faccio parte», come ha detto Charlie Watts, ma intanto i numeri colossali li fanno ancora loro.

Anche il trionfo è una faccenda che, a lunghissimo andare, stufa (e logora) e la vera trasgressione a un certo punto è farne a meno

Però anche il trionfo è una faccenda che, a lunghissimo andare, stufa (e logora) e la vera trasgressione a un certo punto è farne a meno, o, come cantava Lucio Dalla, l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale. Godersi il focolare, che poi è un castello, godersi i figli che vanno alla partita (in elicottero).

I SOLDI NON SONO PIÙ UN PROBLEMA. D'altra parte se pure la ditta chiede sempre qualcosa di nuovo, i soldi non sono più un problema da un pezzo e anche questo, si sa, è un propellente unico alla faccia dei tanti bei discorsi sull'arte, l'ispirazione, la missione di consacrarsi a un pubblico. Balle: da noi c'è qualche popstar che alla fine di ogni concerto giura che “sarà per sempre”, poi in privato confida: non ne posso più, sono spompo, ma devo continuare perché la famiglia magna...

LA QUESTIONE È COME CONTINUARE. E il problema allora diventa: continuare come? Dopo una vita che ne vale 100, fatta di successi, eccessi, dischi, canzoni, palchi, travestimenti, anche l'ispirazione, come la tenuta fisica, si va sfilacciando. Cambiano i gusti, le mode, le folle: questa è gente che, da un certo punto in avanti, trova il modo, se è brava, se è furba, di amministrarsi, osando qualcosa di eccentrico, ritornando sui suoi passi, lasciando scorgere all'occorrenza bagliori dell'antica mitologia.

Nell'età dello streaming feroce, che cambia perfino le regole della composizione, loro, dinosauri dorati, tengono botta, sapendo che non può più essere come usava essere. Gli artisti, anche quando diventano super star, anche quando si scoprono amministratori delegati di multinazionali a propria immagine e somiglianza, restano creature fragili, vivono sospesi tra calcolo e suggestione, durissimi e crudeli, ma che possono andare in pezzi con niente.

LA MAGIA DI SOLITO NON TORNA. La loro intera vita è come un grande amore che c'è fin che c'è, che è fatto di tutto e di niente, di quella materia oscura che è l'impossibile. Quando l'impossibile diventa reale, quando divora ogni sogno, tutto si risolve in qualcosa di più immane, che si divora da solo. Uno ci prova ancora, illudendosi che la magia possa tornare. Ma la magia non torna, perché è fatta d'incanti lontani.

UNO SPETTACOLO SENZA PREZZO. Dice il Perozzi in Amici miei: «Il bello della zingarata è proprio questo: la libertà, l'estro, il desiderio... come l'amore. Nasce quando nasce e quando non c'è più è inutile insistere. Non c'è più». Godetevi quest'ultima zingarata del baronetto Elton John, se poi è l'ultima. È griffata Gucci, costerà un botto, ma vedere la propria gioventù che muore, ripiegando il capo come una rosa, non ha prezzo. O ce l'ha?

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