Solitudine
28 Gennaio Gen 2018 1500 28 gennaio 2018

Elogio della solitudine, rifugio prezioso in un mondo iperconnesso

Il Regno Unito istituisce un ministero per curare chi vive solo. Ma imparare a stare con sé stessi e lontani dal flusso costante di interazioni digitali può avere benefici psichici e sociali. Cosa dice la scienza.

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Il Regno Unito avrà un ministero per la Solitudine: nove milioni di persone che vivono senza mogli, figli o mariti saranno affidati alle cure della sottosegretaria Tracey Crouch. Così ha deciso Theresa May, e in Germania c'è già chi pensa di seguire l'esempio inglese.

È SOLO UN FATTORE DI RISCHIO? Nell'ultimo decennio, in effetti, le scienze mediche e sociali hanno indagato a fondo le conseguenze della solitudine sulla salute individuale, il benessere, la mortalità, sui sistemi di welfare e sulle finanze pubbliche, soprattutto in continenti come l'Europa o in Paesi come il Giappone dove la popolazione è sempre più anziana, mostrando come questa possa essere un fattore di rischio sia fisico sia psicologico persino più significativo dell'obesità o del fumo.

NON SAPPIAMO PIÙ BASTARCI. Ma se è vero che gli effetti negativi della solitudine sono ormai certificati dalla scienza, un numero crescente di ricercatori negli ultimi anni ha cominciato a studiare l'altra faccia della medaglia, ossia la nostra incapacità di rimanere soli, immersi come siamo in un flusso costante di interazioni digitali, con conseguenze sulle nostre capacità cognitive, emotive e relazionali non sempre e non per forza positive. Ci sono sempre più persone sole, ma abbiamo anche disimparato a vivere la solitudine che, in certe circostanze e se frutto di una libera scelta, può portare benefici psichici e sociali.

Imparare a stare da soli soprattutto nelle fasi di crisi o di passaggio, sottraendosi alle distrazioni di una società iperconnessa, aiuta a ristabilire un principio di identità

Matthew Bowker, docente del Medaille College

Matthew Bowker, docente del Medaille College, negli Stati Uniti, che ha studiato per diverso tempo il tema, sostiene che imparare a stare da soli soprattutto nelle fasi di crisi o di passaggio, sottraendosi alle distrazioni di una società iperconnessa, aiuta a ristabilire un principio di identità, la relazione con sé stessi.

«UNA CONDIZIONE SOTTOVALUTATA». Sembrerebbe un'affermazione scontata, un esercizio semplice, ma non lo è. Bowker alla rivista americana The Atlantic dice che «la solitudine non è mai stata così sottovalutata come oggi». E la scienza offre più di una argomentazione a suo favore. Nel 2014 la rivista Science pubblicò i risultati di una ricerca dell'Università della Virginia che aveva un titolo molto esplicativo: “Non lasciatemi da solo con i miei pensieri”.

INCAPACITÀ DI NON ESSERE CONNESSI. I ricercatori americani descrivevano quanto fosse difficile rimanere da soli, senza essere connessi a piattaforme social o coinvolti in altri tipi di interazioni non online, per la maggior parte delle persone che erano state studiate in 11 diversi esperimenti: «Molti, soprattutto gli uomini, avrebbero preferito l'elettroshock piuttosto che essere privati degli stimoli sensoriali esterni», annotavano gli studiosi.

Nel Regno Unito nove milioni di persone vivono senza mogli, figli o mariti.

Nel suo La conversazione necessaria. La forza del dialogo nell'era digitale la docente del Mit Sherry Turkle ha analizzato il modo in cui l'iperconnessione digitale ha ridotto notevolmente la nostra capacità di avere interazioni faccia a faccia proprio perché ci impedisce di esperire la solitudine. «Nella solitudine troviamo noi stessi, ci prepariamo alla conversazione», scrive Turkle. I social e i telefoni cellulari invece ci consentono in qualsiasi momento di sottrarci al contatto personale con l'altro e a quello interiore con noi stessi.

FORTE DIPENDENZA DAL CELLULARE. Una ricerca condotta da Common Sense Media nel 2016 descriveva per esempio gli adolescenti americani come dipendenti dal proprio cellulare: l'80% aveva risposto di controllare il telefono almeno una volta ogni ora e circa il 72% di loro sentiva la necessità di rispondere ai messaggi immediatamente.

SPAZIO A CREATIVITÀ E IMMAGINAZIONE. Recuperare la capacità di passare del tempo da soli è fondamentale, sostiene Scott Campbell, docente di telecomunicazioni all'università del Michigan. «Stare soli ha molti benefici. Garantisce libertà di pensiero e di azione. Rafforza la creatività. Offre spazio all'immaginazione. Arricchisce il nostro stare assieme agli altri offrendo prospettive che rendono più forte l'intimità e l'empatia», ha scritto in un intervento su The Conversation. Un ministero della Solitudine, dunque, e uno per re-imparare a stare con i nostri pensieri.

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