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4 Febbraio Feb 2018 1600 04 febbraio 2018

"The Post" al cinema, trailer e recensione del film di Spielberg

La storia vera dell'editrice del Washington Post e del suo direttore negli Anni 70. Intreccio fra femminismo, libertà di stampa e segreti sulla Guerra in Vietnam. Con un cast stellare: Meryl Streep e Tom Hanks.

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Steven Spielberg con The Post porta sul grande schermo la storia vera di Katharine “Kay” Graham, nel 1971 editrice del Washington Post, e del giornalista Ben Bradlee, direttore del quotidiano, alle prese con una decisione difficile che metterà a rischio tutto quello che hanno costruito nel corso degli anni.

CONTESTO SOCIALE PIENO DI INSIDIE. I due protagonisti si ritrovano infatti di fronte alla possibilità di svelare la massiccia copertura, durata per decenni, di segreti governativi riguardanti la Guerra in Vietnam. Lottare contro le istituzioni per garantire la libertà di informazione non sarà semplice all'interno di un contesto sociale e politico ricco di insidie e il peso della scelta ricadrà sulle spalle di Kay che ha ereditato l'azienda dopo la morte del marito, entrando in un mondo governato da uomini e dovendo gestire potenti amicizie.

SCELTE DUE ICONE DEL CINEMA. Non è la prima volta che Spielberg si cimenta con la difficile sfida di raccontare eventi che hanno modificato per sempre la storia, non solo americana, ma questa volta per farlo si affida a due icone del cinema del calibro di Meryl Streep e Tom Hanks, affiancate da attori di talento come Bob Odenkirk, Sarah Paulson, Tracy Letts, Jesse Plemons Alison Brie, Matthew Rhys, Carrie Coon e Bruce Greenwood.

The Post enfatizza con bravura e forza come siano le decisioni dei singoli individui a permettere cambiamenti importanti per l'intera società

Dalla dura realtà affrontata in Vietnam dai soldati americani agli eleganti salotti di editori e politici, The Post enfatizza con bravura e forza come siano le decisioni dei singoli individui a permettere cambiamenti importanti per l'intera società trovando il coraggio necessario ad agire.

IMPECCABILI LE INTERPRETAZIONI. Meryl Streep è impeccabile nell'interpretare l'evoluzione personale di Kay Graham, da leader insicura che esita a intervenire per spiegare il piano di ristrutturazione finanziaria a guida ferma e decisa, seguendone i momenti di debolezza e di confusione. Tom Hanks è invece un Bradlee ambizioso che cerca di lottare con la sua frustrazione nel vedere il suo giornale sempre un passo indietro rispetto alla concorrenza, ritrovando la passione per il suo mestiere nel momento in cui ha la possibilità di pubblicare una storia realmente rilevante.

REGIA ATTENTA E MAGISTRALE. La regia di Spielberg è attenta e magistrale, rappresenta per esempio visivamente la posizione di inferiorità in cui si trova la Graham all'inizio del film grazie a sequenze in cui è in ombra e alle spalle degli uomini che la circondano o sfruttando le varie fasi che conducono fisicamente alla pubblicazione di un quotidiano per enfatizzare l'importanza delle parole scritte dai reporter.

Spielberg firma una dichiarazione di amore e di stima nei confronti della libertà della stampa e dei giornalisti che pongono al primo posto il dovere di informare

Il filmmaker, riportando in un passato non troppo lontano che appare incredibilmente attuale, firma una dichiarazione di amore e di stima nei confronti della libertà della stampa e dei giornalisti che pongono al primo posto il dovere di informare, senza costrizioni politiche, prestando attenzione alla qualità, alla correttezza e all'importanza di seguire dei principi etici e morali.

MOMENTO STORICO ATTUALE DELICATO. Le diseguaglianze tra uomini e donne esistenti negli Anni 70, nonostante l'approccio quasi “femminista” di Ben che non ha alcun problema a lavorare per Kay, lasciano poi il segno, in particolare in un momento storico all'insegna del movimento Time's up. Il talento di Spielberg permette inoltre alla storia di avere innumerevoli sfumature, passando dal dramma personale al thriller politico e non tralasciando nemmeno una giusta dose di ironia e leggerezza, fino a un epilogo che sembra ideato per unire The Post a Tutti gli uomini del presidente.

STORIA EMOTIVA E MAI RETORICA. La colonna sonora firmata da John Williams in grado di sottolineare ogni emozione dei protagonisti senza invadenza e la fotografia di Janusz Kaminski impreziosiscono un film costruito con sapienza che non appare mai retorico, risultando invece necessario e coinvolgente, non solo dal punto di vista emotivo.

In pillole

TI PIACERÀ SE. Apprezzi i film che approfondiscono gli eventi storici rivelandone i lati più umani e meno conosciuti.

DEVI EVITARLO SE. Preferisci i progetti all'insegna del puro intrattenimento e non sei interessato a film totalmente privi di effetti speciali o scene d'azione.

LA FRASE CULT. «Non è più l'azienda di mio padre. Non è più l'azienda di mio marito. È la mia azienda. E chiunque pensi il contrario probabilmente non appartiene al mio consiglio».

CON CHI VEDERLO. Gli amici che non si separano mai dagli smartphone, per ricordare che si è riusciti a fare la storia anche se costretti ad andare a una cabina telefonica per contattare le proprie fonti.

PERCHÉ VEDERLO. Per riflettere sul valore dell'etica, della morale e dell'importanza di avere una stampa libera e di qualità.

LA SCENA MEMORABILE. La costruzione con i caratteri tipografici della prima pagina del Washington Post mentre Kay deve decidere se dare il via alla stampa.

Regia: Steven Spielberg; genere: drammatico (Usa, 2017); attori: Meryl Streep, Tom Hanks, Bob Odenkirk, Sarah Paulson, Matthew Rhys, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Alison Brie, Carrie Coon.

Scopriamo qualche curiosità sul progetto:

1. Scene con gli attori non provate: nuova esperienza per Meryl Streep

Tom Hanks, curioso di scoprirne la reazione, ha deciso di non rivelare a Meryl Streep che Steven Spielberg non prova mai le scene con gli attori prima di arrivare sul set.

RECORD DI 21 NOMINATION AGLI OSCAR. L'attrice ha ammesso di essere rimasta molto sorpresa, tuttavia si è immediatamente trovata a suo agio con la guida del regista che, in più interviste, ha raccontato di aver trovato difficile non farle i complimenti dopo ogni ciak. L'attrice, grazie alla sua performance, ha inoltre stabilito un nuovo record arrivando a quota 21 nomination ai premi Oscar.

2. Elementi realistici: la voce di Nixon e i documenti del Pentagono

The Post sfrutta con bravura alcuni elementi per aumentare il realismo che contraddistingue il progetto diretto da Spielberg.

SPAZIO ALLE TELEFONATE AUTENTICHE. Nel corso del film è possibile per esempio sentire la vera voce del presidente Nixon nei passaggi in cui si dà spazio alle telefonate compiute mentre si trovava alla Casa Bianca, e in alcune scene si possono vedere i documenti del Pentagono originali.

3. Film considerato urgente: da distribuire in un momento "caldo"

Spielberg ha voluto realizzare il film in breve tempo perché considerava importante proporlo agli spettatori durante un periodo che rendesse socialmente e politicamente rilevanti le tematiche e le situazioni rappresentate sullo schermo. Le riprese sono così iniziate a maggio e si sono concluse alla fine di luglio.

IN TUTTO IMPIEGATI SOLTANTO NOVE MESI. Il montaggio si è poi svolto in poche settimane, permettendo di completare il lungometraggio e distribuirlo nei cinema entro la fine del 2017. Dalla fase di stesura della sceneggiatura alla conclusione della post-produzione sono così passati all'incirca solo nove mesi.

4. Qualcuno non ha apprezzato molto la storia: il New York Times

I responsabili del New York Times, il quotidiano che per primo ha pubblicato i documenti del Pentagono, non hanno condannato apertamente la scelta di dedicare il film ai colleghi seguendo la storia di Bradlee e della Graham, pur ricordando in più occasioni quale dei due quotidiani abbia per primo sfidato le istituzioni.

FRECCIATE CON LA TESTATA RIVALE. A dicembre tra le pagine del giornale è per esempio apparsa una pagina pubblicitaria dedicata alla pubblicazione del proprio libro Pentagon Papers: The Secret History of the Vietnam War in cui veniva riportata, in modo quasi ironico, una citazione del Washington Post in cui si ribadiva l'importanza storica del materiale pubblicato dalla testata “rivale”. A gennaio, inoltre, il New York Times ha organizzato una conferenza in cui venivano ripercorsi gli eventi, per spiegare ai suoi giornalisti come si sono svolti realmente i fatti negli Anni 70.

5. Stoccata di Hanks a Trump: non presenterebbe la storia alla Casa bianca

Il protagonista Tom Hanks, durante un'intervista rilasciata all'Hollywood Reporter, ha svelato che se ricevesse un invito a presentare il film di Spielberg alla Casa bianca si rifiuterebbe educatamente di farlo.

QUESTIONE DI SCELTE PERSONALI. L'attore ha infatti sottolineato che le scelte personali devono rispecchiarsi nelle proprie azioni e, non essendo un sostenitore del presidente Donald Trump, non riterrebbe corretto partecipare a un potenziale evento in sua presenza.

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