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5 Febbraio Feb 2018 1315 05 febbraio 2018

"Oltre e un cielo in più", estratto del libro di Luca Sciortino

Anticipazione del capitolo "This is Asia" in cui si descrive l'incontro con le montagne del Tien Shan oltre le quali c'è la Cina.

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Dal capitolo 8 intitolato "This is Asia" del libro Oltre e un cielo in più (Sperling & kupfer, 2018) di Luca Sciortino in cui si descrive l'incontro con le montagne del Tien Shan oltre le quali c'è la Cina.

La traiettoria del viaggio di Luca Sciortino effettuato con tutti i mezzi, da vecchi treni ad autobus a passaggi di autotrasportatori, attraverso 11 nazioni tra le quali Ucraina, Russia a Nord del mar Caspio, Kazakistan, Siberia meridionale, Mongolia, Cina.

«Cercai di ricordare quando la steppa vera e propria era cominciata. Nel tempo, avevo imparato che per i russi, i kazaki e i mongoli tutto era steppa. Ma certo è che, dopo aver traversato il fiume Volga, il paesaggio era cambiato. Le betulle erano sparite. A un certo punto, in lontananza, avevo visto una tenda biancastra di forma conica perduta in mezzo alle erbe dove mandrie di pecore e di cavalli pascolavano in gran numero. Se quella era una iurta, quella era dunque la steppa kazaka.

Da quel momento, per centinaia e centinaia di chilometri, l'erba rada, i piccoli arbusti e le mandrie di bestiame si erano susseguiti ininterrottamente. Era una landa sconfinata, senza boschi e senza coltivazioni, spazzata dai venti. All'orizzonte, di tanto in tanto mezzi di trasporto alzavano immense cortine di povere che si espandevano lentamente verso il cielo per poi svanire a poco a poco.

Nei pressi di Shalkar la steppa era apparsa ai mei occhi come un deserto. La terra era diventata dura, la pianura era interrotta da dune e l'erba ingiallita dal sole battente. Fu in quei momenti che iniziai a cercare con gli occhi la catena montuosa del Tien Shan. Era quasi un bisogno fisico dettato dalla stanchezza fisica e psicologica.

Sapevo che dovevamo essere vicini, ma all'orizzonte non c'era altro che l'illusione ottica di un mare sconfinato frutto dell'arsura. Mentre percorrevo con la memoria quei giorni passati, notai che fuori si era scatenato il vento. Tornai in me. Il cielo si ricoprì di nuvole gialle e la sabbia iniziò a turbinare fra le dune oscurando ogni cosa.

Adesso non potevo nemmeno vedere l'orizzonte. Di lì a poco la pioggia si riversò su tutto quel polverone formando ovunque rigandogli di fanghiglia. Mi alzai e andai a riempire la mia tazza di acqua calda nel distributore del vagone. Tornai a sedermi, aprii il mio libro e mi misi a leggere sorseggiando il thè. Guardavo distrattamente fuori. A un certo punto, notai che il cielo si schiarì. Chiusi il libro e mi rimisi a osservare fuori. L'aria ora era nitida.

A un rapido sguardo mi parve di vedere un piccolissimo puntino bianco all'orizzonte. Erano montagne? Concentrai ancora lo sguardo e mi sembrò che il puntino fosse più di uno. Mi alzai e corsi all'estremità del vagone con la macchina fotografica. Lì potevo stare in piedi e usare il teleobiettivo della mia macchina fotografica per vedere meglio. Attraverso l'oculare i puntini erano chiazze bianche che si stagliavano all'orizzonte.

Aspettai un poco. Il treno seguitò la tua corsa curvando così tanto che potei vedere i vagoni che mi precedevano. Tornai a guardare. Scorsi, a una distanza che questa volta non mi parve enorme, delle masse di un biancore immacolato che emergevano dal deserto scintillando sotto i raggi del sole. Non chiesi nemmeno cosa fossero. Troppo belle, troppo grandi troppo imponenti per non essere la catena del Tien Shan.

Di fronte alla rara bellezza di quel paesaggio, a quel contrasto per me insolito tra il deserto e l'immenso candore di quelle montagne mi sembrò che un sogno si realizzasse. Pieno di esultanza, osservai per ore i profili di quelle montagne mutare all'orizzonte e colorarsi di rosa mentre il sole tramontava».

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