Trio Sanremo

Sanremo 2018

LEOSINI
IL GUASTAFESTIVAL
8 Febbraio Feb 2018 1003 08 febbraio 2018

Sanremo 2018: le pagelle della seconda serata

Il caso MetaMoro regala un poco di suspense. Il resto fila liscio, pure troppo. Tra le nuove proposte funziona il falettiano Mirkoeilcane. I big arrancano. Fatta eccezione per la signora Vanoni e Ron con il suo Dalla. I voti.

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Alla fine, dopotutto, forse, in fondo, qualcosa ancora contiamo. Noi giornalisti, dico. Dopo l'arroganza mattutina, la Rai deve avere pensato che il caso MetaMoro non poteva chiuderlo così e li hanno congelati «in attesa di approfondimenti», una cosa un po' comica perché la sovrapposizione tra il brano sanremese e Silenzio, stessi autori, stesse scansioni melodiche, brano sparito o meglio inaccessibile dal sito della Rai, che già lo aveva pubblicato.

METAMORO, SUSPENSE SALVIFICA. «Ma non fatevi illusioni, non è per voi giornalisti, voi non contate più un cazzo», bofonchia uno dell'altera pars, uno di quelli che la sanno lunga, «è per il casino scoppiato sui social». Già, ma siccome anche noi sui social o comunque in Rete ci scriviamo, e ci leggono, siamo punto e daccapo. «Ma sì, tanto è una manfrina, per uscirne bene, domani li riammettono». E infatti così è stato. Intanto il Festival cimeteriale ha avuto per qualche ora il suo frisson, il suo “caso”, una suspense che dopo una prima serata di estenuante piattezza nessuno avrebbe osato sognare. Qualcosa di cui sparlare.

SECONDA SERATA SENZA BRIVIDI. Qui ci hanno convinto che fare il nostro mestiere - il cronista - rompere i coglioni sia malaeducacion, l'unico peccato non perdonabile al mondo; quello che era nostro dovere, oltre che diritto, è declassato a vizio, sgarbo da punire, malattia mentale. È un discorso dai contorni più vasti di un Festival di canzoni, ma il Festival anche in questo è sintomatico. Stretta fra la tensione dell'incognita “MetaMoro”, la seconda sera scorre via liscia, senza brividi, senza guai, tutti disciplinati dopo l'inFiorellata di martedì e il solito lunatico di troppo in libera uscita, che i maligni insinuano arruolato ad hoc. Siccome qualcuno ha criticato i testi troppo infantili (10 gli autori, santo cielo), mercoledì sera si comincia con una atroce parodia di Biancaneve senza nani. Questo, sarebbe divertente? (guarda il meglio e il peggio della seconda serata).

Tra le nuove proposte emerge solo il falettiano Mirkoeilcane

Mirkoeilcane.

Lorenzo Baglioni: 4. Il congiuntivo, basta che non sia congiunto. Del conduttore. Niente paura. Che dire di lui? Che è un sacco sociale e pure un sacco social. Valori condivisi via Youtube. Uno che le battaglie giuste e la faccia pure. Il pezzo, in verità, meno: pare lo Zecchino d'Oro, su! Uno di 32 anni che fa un disco chiamato Bella, Prof!, segno di questi tempi sempre più relativi.

Giulia Caseri: 4. Ora, non è che si voglia a tutti i costi essere carogna, ma con una base come Specchi Rotti (non chiamatela canzone) ti sale un insopprimibile bisogno di spaccare qualcosa; ti tira fuori il Bambino (di Trinità) che è in te: «E basta!».

Mirkoeilcane: 6+. I giovani non sono più giovani: anche questo ha 32 anni, il nome un po' da Bimbominkia e quell'aria da finto sfigato Anni 90 che francamente ha stufato. Comunque ha un po' di riconoscimenti ai premi che piacciono alla gente che piace. Poi, si finisce sempre a Sanremo. Con l'ennesimo pseudorap che volendo ha ascendenze falettiane. Il tema è sui migranti, virato sul tragico e hai sempre nell'orecchio la pulce della malizia ruffiana. Comunque è musicalmente costruito bene, con quella vecchia volpe di Fio Zanotti, e ne va preso, e dato, atto.

Alice Caioli: 4. «Attraversa un'infanzia difficile ma fortunatamente l'amore per la musica la aiuta nelle scelte di vita non facendole intraprendere scelte sbagliate». Un'altra Rita Bellanza, insomma. In tutto e per tutto, cosa che rompe già le palle di default perché insomma sono anche problemi vostri. Anche la meringa vestiaria. Anche la muffa di Specchi Rotti è un problema tuo.

Tra i big l'eleganza della signora Vanoni e la delicatezza di Ron

Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico.

Le Vibrazioni: 3. Ma non lo trovate ridicolo anche voi, Sarcina, il suo falsetto, il suo agitarsi a metà tra il tamarrismo di Pelù e i vocalizzi stalentati di una Noemi? E non vi sembrano così forzate, improbabili, 'ste Vibrazioni che chissà dove vibrano? Siate sinceri, pensate, che so, a frontmen come Rod Stewart, Iggy Pop, Mick Jagger. E poi pensate a Sarcina, che li vuole copiare.

Nina Zilli: 3/4. «Pare la réclame della Golden Lady». E se è una femmina a dirlo, vuol dire che proprio non ha speranze, pora Nina.

Diodato e Roy Paci: 6+. Più in palla stasera. Suscitano scrosci d'applausi in sala stampa, forse più sulla fiducia: il brano resta una mediocritas neppure tanto aurea; ma si sa che a noialtre jene dattilografe ci piace lo spessore, anche dove è esilino.

Elio e le Storie Tese: 4--. La cosa più interessante di questi zombie (i non morti, che non moian mai) è l'ineffabile maestro Vessicchio, uno la cui popolarità festivaliera resta da spiegare. Per il resto, più niente da dire, il finto grottesco ha finito per diventarlo davvero. Ma non ce ne libereremo mai, moriremo prima noi, sono troppo avidi e il grano corre. A proposito, indovina chi è il promoter del lungo, lucroso tour “d'addio”? Ma sì, F&P, quello di Baglioni.

Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico: 6-. La prima impressione si conferma: tanta eleganza formale, ma una canzone senza brividi. Forse sarebbe anche ingeneroso pretenderli a questo punto. È una vecchia leonessa, sia detto con la massima simpatia, che si presta, anche lei, a questo zoo dalle gabbie invisibili, ma ferree, che è Sanremo.

Ron.

Red Canzian: 5. Sarà vegano, ma guarda la Hunziker come un lupo una pecorella. Occhio malandrino, di chi una vita rock ce l'ha avuta. Facciamo pop, va'. Anche lui ha il problema di tramontare con grazia: non troppa, se possibile. Senza coretti dudududu. Il problema per lui, e per altri due, è che funzioneranno sempre meglio in Pooh che per conto loro. Il brano cerca il gancio melodico.

Ron: 6+. Detto che una canzone di Dalla, così spudoratamente di Dalla, pretende quella voce lì, di clarinetto e di gnomo fuligginoso, Ron il suo amico Lucio lo tiene vivo con una interpretazione necessariamente derivativa, comunque pulita, dignitosa. Credeteci pure, che non è affatto facile.

Renzo Rubino: 2. Poi magari un giorno qualcuno ci spiegherà: 1) chi è 2) perché sta tra i campioni 3) perché non cambia mestiere 4) perché ha una canzone così brutta 5) perché non la finisco qua.

Annalisa: 5. Annalì, non t'offende, Il mondo prima di te stava pure benissimo, non è che gli mancava qualcosa. Poi dice, sei prevenuto: il punto è che qui tutto guarda altrove, è finalizzato, non c'è niente di artistico, né il personaggio, né il repertorio, né la storia personale. Il mestiere dell'aspirante artista. Che, detto questo, non canta male. È solo che non c'è anima, c'è solo una strategia.

Decibel: 5. Ruggeri da solo fa musica autoriale, diversamente declinata, e va bene. Se riforma i Decibel, deve necessariamente recuperare una storia, un lascito. E questo va meno bene. Perché con quell'approccio d'autore (maturo) non può non contaminarsi, però anche gli altri voglion dire la loro e insomma viene fuori qualcosa che è un po' di tutto e tutto di poco.

Lo strazio del Volo e la "complice" Leosini

Hunziker e Baglioni.

Claudio Baglioni: 5+. Un po' più disinvolto, ma è perché si confina al ruolo di comprimario degli ospiti. Così può ritrovare la sua dimensione, che è quella di chi canta. Quando torna a condurre, ridiventa cartonato. Sai cosa ha, anzi non ha? Non riesce ad ammiccare, la maschera ironica è fissa, non c'è neppure un'ombra del dinamismo che occorrebbe.

Michelle Hunziker: 5. È "zvizzera", la v non le esce, dice “«l maestro Peppe Fessicchio». Per il resto, abbiate pazienza, la piattezza più spietata, décolleté a parte. L'”urlo” per chiamar fuori l'artista non ce l'ha, non gliel'hanno insegnato, oppure non lo ha imparato. La voce è discretamente irritante, la dizione da Svizzera brianzola, punta tutto sulla fisicità, ma quella sua è sempre stata un po' rigida.

Pierfrancesco Favino: 5/6. Lentamente, senza troppa simpatia, un po' forzato, viene fuori. Sia chiaro, non è niente di che, un terzino fluidicante, meglio ancora, un mediano “de rotura”. Favino, Furino.

Il Volo: 2. Ma Bruno Vespa, non se lo sono portati? L'hanno lasciato a casa? E poi no, il Nessun Dorma, per pietà, no. Coi microfoni. Con quelle facce. Quei completi da babybecchini. Sergio Endrigo, per favore, no. In quel modo no. Anche tu, Baglioni, non tieni vergogna. Dalla sala stampa qualcuno si alza, «no!, non ce la faccio!». Un grido strozzato: «In galera!». Ma anche dalla finestra, tutti e tre. Sai che Volo.

Pippo Baudo: 6. Che pena, vedere un artista della conduzione vivere di ricordi. Volerci morire, lassù. La parte più vera di te. Caro Pippo, ci hai riportato un tempo lontano, per molti vissuto mai, ma che tutti hanno dentro. Ma ora la tua voce affannosa di vecchio frate che scioglie l'ultima preghiera è un altro capitolo che finisce, e ammazza il cuore.

Biagio Antonacci: 5. Finalmente s'è invecchiato pure lui. Si sta vascolizzando, come mimica, e stingando, come fervorino finale. Poi si baglionizza e insomma diciamolo è uno dei momenti più scontati di un festival dello scontato.

Sting con Shaggy: 4. Stingo di santo, tutto messaggi e spirito, anche in bottiglia. A proposito, smettetela di dire che Mad For You è di Zucchero, che se mai l'ha rovinata in italiano, bestie. «Muoeo paa te». E sarebbe questo l'omaggio alla musica tricolore? Sempre meno rockstar, sempre più impallosito, ora si rilancia con il Bombastico: lassa perde, che non siamo più negli Anni 90. Scrivono al cronista: «Per pietà, fai cavallo pazzo, fai quello che vuoi ma ferma 'sto strazio». Mi sopravvalutate, cari.

Franca Leosini: 6. Baglioni, non è un mistero, il Piccolo Grande Amore non l'ha mai amato. Sai la faccenda dell'artista che detesta il successo della vita. Adesso ha trovato il modo di ucciderla definitivamente, con la complicità giusta. Che storia. Maledetta..

Roberto Vecchioni: 6. Chi sa, o ricorda, che Samarcanda fu cantata per primi dai Nuovi Angeli? Altro momento vintage, ma piacevole, c'è lo zampino, anzi il violino, di Lucio Fabbri. Poi si ricorda d'esser Vecchioni, parte con la predica didattica, scade nel patetico. «Le canzoni non sono querce, non sono poesie, sono piccole, sono cosa di popolo», e 'nnamo. La sufficienza per l'impegno, ke non manka mai.

Mago Forrest: 5+. I comici a Sanremo ci vogliono e coi tempi che corrono si prende quel che passa il convento. Ma sapete una cosa? Con tutti i suoi limiti, è meno peggio questo di un trombonissimo Crozza; e infinitamente meno caro. E poi, da quanto tempo a Sanremo i comici non fanno ridere?

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