Trio Sanremo

Sanremo 2018

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BLUES
13 Febbraio Feb 2018 1215 13 febbraio 2018

Quelle analogie tra "Una vita in vacanza" e "Lamezia Milano"

Una introduzione ariosa, il riff d'apertura dall'andamento parallelo. E poi la strofa. Costruita su un cantato iterativo e fortemente accentato. Qui non si parla di plagio. Ma le note sono tre, e riscaldate a puntino...

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Festival dei bilanci, dei congedi, d'accordo. Dei concerti di Baglioni. Dei ricicli e ricicloni, come si sa. Ma, forse, eventualmente, anche di ispirazioni un po' troppo disinvolte. Quelle che, fino a che sei nel maelstrom, non riesci a focalizzare, stordito dai motivetti, dalla confusione, dalla tensione. Eppure ce l'hai lì che chiama. Sulla punta della mente. Sarà capitato anche a voi, di avere una musica in testa... Ed è lì che gira. Devi staccare, rientrare alla base e allora l'impressione vaga si chiarisce, si staglia. Prendi gli outisder, i vincitori morali dello Stato Sociale: hanno divertito, sorpreso, fatto ballare tutta la sala stampa, centinaia di giornalisti squisitamente musicali i quali non hanno avuto sentore di una somiglianza piuttosto insistita: quella di Una vita in vacanza con Lamezia Milano di Brunori, brano tra l'altro molto recente visto che è di appena un anno fa.

DALL'INTRODUZIONE ALLA STROFA. Le analogie sono anzitutto strutturali: una introduzione ariosa, il riff d'apertura dall'andamento parallelo, solo affidato agli archi per lo Stato Sociale, ai fiati per Brunori (ma le note, quelle tre sono, anche a rigirarle); quindi la strofa, costruita su un cantato iterativo e fortemente accentato, che nel caso di Una vita in vacanza risulta stonato e dal tempo leggermente rallentato e dalla base più elettronica, ma dalla impostazione percettibilmente parallela: anche qui le note sono praticamente le stesse (e, volendo, c'è pure una citazione testuale di «Perché lo fai», che è il titolo di un successo di Marco Masini risalente al 1991) ; infine il ritornello, che in entrambi i casi si apre spiegandosi. Poi il gioco ricomincia con la strofa successiva.

Non sarà il caso di parlare di plagio, tecnicamente parlando: ma che il brano secondo classificato al Festival debba strutturalmente, a livello di assemblaggio, di costruzione, più di qualcosa al pezzo dell'artista calabrese, bastano pochissimi ascolti a rendersene conto. Ritmo più mediterraneo Brunori, base da disco music lo Stato Sociale, ma, se non ci si lascia fuorviare dallo strazio interpretativo di Lodo, l'anticantante, se non ci si fa ingannare dalla trovata della «vecchia che balla», già abbondantemente vista in vari talent tra cui l'italiano Tú sí​ que vales, viene fuori che questo motivetto sanremese ma, in prospettiva, balneare, più che agli Skiantos, come rivendicano concettualmente gli autori di Una vita in vacanza, più che ai Righeira, o a Gaetano Rino, o all' Ugolino di Ma che bella giornata, deve la sua carta d'identità ad ascendenze assai prossime. Laddove, per lo meno, Meta e Moro s'erano ispirati a loro stessi, oltre che all'autore comune Andrea Febo, ciò che li aveva congelati per 24 ore, nell'assenza più blindata, prima di tornare a galla col placet della Rai e del popolo sanremese tutto.

Nella conferenza stampa immediatamente successiva alla vittoria, i due avevano ostentato una sorta di benevolenza verso i giornalisti un po' indiscreti, «nessun rancore, godiamoci la vittoria», ed era stato un atteggiamento piuttosto bizzarro; così come curiosa era stata la conclusione di Meta a suggello della imbarazzante faccenda: «Siamo andati a testa alta, vi dovevamo delle spiegazioni e le avete avute». In realtà, in quelle ore concitate, ma forse per finta, nessuno li aveva visti, a testa né alta né bassa, sono tornati in giro solo quando la Rai, regolamento alla mano, ha deciso che un brano per un terzo già scritto, interpretato e diffuso, doveva considerarsi pienamente inedito. E le “spiegazioni” non sono arrivate mai, perché, a quel punto, non servivano più. Ma con Non mi avete fatto niente ormai tutto era suppurato (e tutto è perdonato). Il caso di Una vita in vacanza è più volatile, più interpretabile, più sfumato. Eppure, eppure... Ascolti e riascolti, fermi, riprendi, compari, spezzi, senti un po' di questo e un po' di quello e alla fine è difficile non convincersi che o la coincidenza è davvero esoterica, oppure c'è stato un modo molto, molto astuto di riconfezionare qualcosa di già sentito; di appena sentito, questione di una manciata di mesi, oltretutto dallo stesso milieu a cavallo tra musica indie e mainstream.

UN VECCHIO TRUCCO. Vale la pena di ripeterlo per l'ultima volta: qui non si insinua un plagio, perché non ci sono, probabilmente, i requisiti tecnici per configurarlo; tutto è stato reso più parallelo, come tenuto al limite, stravolgendo il minimo, così da restare formalmente nella zona di sicurezza. Ma, se è vero che le note sono sette, e che, come dice Baglioni, «sono state già suonate tutte», qui, in particolare nella intro e nella strofa, le note sono tre, e riscaldate a puntino. «Gira che ti rigira amore bello», come cantava proprio Baglioni. C'è un vecchio trucco, consueto fra i addetti ai lavori, compositori, interpreti e arrangiatori, per stabilire la compatibilità fra due brani: prendere la strofa di uno e innestarvi il ritornello dell'altro. Provate anche a voi con Una vita in vacanza e Lamezia Milano: che ne dite, funziona?

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