Casa Di Lusso
La moda che cambia
18 Marzo Mar 2018 0900 18 marzo 2018

Solo Ingroia? Rassegnatevi, al lusso cede chiunque

L’elenco dei fustigatori fustigati si allunga di un altro “insospettabile”: è il problema di chi, non avendo mai fatto esperienza o conoscenza di ricchezza e status, non sa trattenersi quando il fato o il potere lo portano ad avvicinarsi agli agi. 

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Dunque, alberghi di lusso e altre amenità e vanità anche per l’ex pm Pietro Ingroia, con quella sua aria da Gerolamo Savonarola uso alla prova del fuoco ma non tanto a quella dell’acqua. Accusato di peculato dai suoi stessi ex colleghi della procura di Palermo, adesso costella con un provvedimento di sequestro per centocinquantamila euro la sua parabola discendente da implacabile pubblico ministero di casi dolorosi e poi andati assolti come quello di Bruno Contrada alla fallimentare carriera di candidato politico.

IL FUSTIGATORE DIVENTA FUSTIGATO. Hotel di lusso, premi di produzione sproporzionati rispetto agli obiettivi raggiunti: miserie, che però la fama di Ingroia rendono ancora più intollerabili. L’elenco dei fustigatori fustigati si allunga dunque di un altro nome che tanti avrebbero definito “insospettabile” o virtuosamente refrattario alle seduzioni del maligno: «Rinunci a Satana e a tutte le sue opere?». Rinuncio. Anzi no. Al lusso rinuncia nessuno, sappiatelo, nemmeno voi.

L'ASCESI DI VUILLARD. Gli asceti sono una categoria praticamente estinta; per assomigliare al pittore-dandy Edouard Vuillard che a cavallo fra l’Otto e il Novecento rinunciò a tutto, vivendo in una stanza dipinta a calce e arredata con un semplice scrittoio nero e un lettino, sublime forma di snobismo, bisogna aver praticato il lusso, averlo conosciuto a fondo e sapere quando e come abbandonarlo.

RESISTERE ALL'UVA E' DURISSIMA. La voluttà della rinuncia, cioè il lusso supremo della negazione, è parte integrante dell’esperienza di chi conosce il lusso, anche nelle sue forme minime, nelle sue espressioni meno evidenti, e che dunque non lo teme, che sa gestire il maligno, prenderlo per la coda, schiacciargli la testa. Il problema di chi, invece, per molte ragioni non ha mai potuto godere delle insegne della ricchezza e dello status, di chi ne ha fatto addirittura oggetto di sdegnoso e plateale rifiuto, è di non sapersi trattenere quando il fato, la volontà o una parvenza di potere lo portano ad avvicinarsi agli agi, gli fanno balenare l’opportunità di possedere oggetti costosi, di poter viaggiare comodo, di potersi concedere quello che ad altri è stato garantito fin dalla nascita o o che hanno conquistato con il loRo lavoro, godendolo alla luce del sole. Per la volpe, resistere all’uva è durissimo. All’uva regalata, poi, quasi impossibile.

La voluttà della rinuncia, cioè il lusso supremo della negazione, è parte integrante dell’esperienza di chi conosce il lusso

Fabiana Giacomotti

Per motivi politici, per snobismo intellettuale, nei Paesi occidentali noi teorici della moda e della sociologia dei beni di consumo andiamo raccontando da quasi due decenni che la smania di possesso e di sfoggio di beni materiali sia appannaggio dei cosiddetti Paesi emergenti, anzi addirittura un tratto specifico dell’evoluzione consumistica: noi europei, ormai alla quarta, sesta o ottava generazione di benessere, preferiamo all’acquisto compulsivo l’”esperienza”, il viaggio, l’anteprima della mostra, la cena nel palazzo del maharaja con il maharaja che ci intrattiene. Mentiamo, sapendo di mentire.

L'IRRESISTIBILE TENTAZIONE DELL'APPARIRE. Millenni di idolatria del vitello d’oro, e la contemporanea diminuzione della presa psicologica e comportamentale dettata dalla pratica e fede religiosa, ci hanno al contrario resi ancora più esposti, più fragili, più schiavi. Cediamo per un biglietto a teatro, per una cena gratuita presso il nuovo ristorante dello chef iperstellato. Cediamo per la smania di apparire, di sentirci potenti, di farci percepire come casta eletta, come capi tribù. Noi giornalisti che, oltre a teorizzare modelli e modalità del desiderio di consumo, conosciamo il mondo della moda e del lusso da vicino, sappiamo quanto, quante volte e con quale protervia gli uffici stampa e relazioni esterne dei marchi simboli del lusso vengano contattati per sconti, omaggi, prestiti, favori.

CHI DISPREZZA, BRAMA. L’attrice simbolo della sinistra che chiede viaggi gratuiti anche per la propria famiglia; l’ambasciatore del Paese tanto cattolico che reclama un posto in prima fila alla sfilata per la moglie «che ama la moda»; la sindacalista in visita nella fabbrica di borse fiorentine che entra nello spaccio e se ne fa regalare una per la figlia, salvo poi guidare la protesta di fronte all’outlet che tiene aperto nei giorni festivi. Potrei continuare per pagine intere, avendone fatto anche personalmente l’esperienza: «Ma tu che ti occupi di moda, non potresti per caso…?». Il disprezzo, espresso a parole, per lo sfoggio, nasconde spesso, anzi sempre, un’insopprimibile bramosia, come nel più trito dei proverbi: chi disprezza, ama.

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