Addio a Milos Forman
14 Aprile Apr 2018 1543 14 aprile 2018

Morto Forman, regista di Qualcuno volò sul nido del cuculo

Aveva 86 anni. Nato in una piccola città a Est di Praga, aveva perso entrambi i genitori nei campi di concentramento nazisti.

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È morto a 86 anni nel Connecticut il regista ceco Milos Forman, due volte vincitore del premio Oscar per Qualcuno volò sul nido del cuculo (1976), il film con Jack Nicholson che ha raccontato il trattamento inumano cui venivano sottoposti i pazienti psichiatrici negli ospedali pubblici degli Stati Uniti, e poi per Amadeus nel 1985. Forman vinse anche un terzo Oscar, nel 1996, per il film Larry Flynt - Oltre lo scandalo.

Qualcuno volò sul nido del cuculo è uno dei soli tre film nella storia del cinema (insieme ad Accadde una notte di Frank Capra e Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme) ad aver vinto tutti e cinque gli Oscar principali (miglior film, miglior regista, miglior attore, miglior attrice, migliore sceneggiatura non originale).

L'ESILIO IN FRANCIA E POI IN AMERICA. Forman è morto il 13 aprile dopo una breve malattia. Nato in una piccola città a Est di Praga, aveva perso entrambi i genitori nei campi di concentramento nazisti. Dopo l'invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del patto di Varsavia scelse l'esilio in Francia, poi dagli Anni 70 si trasferì negli Stati Uniti. «Se n'è andato tranquillo, circondato dalla sua famiglia», ha assicurato la moglie, Martina Formanova.

LA PRIMAVERA CULTURALE DI PRAGA. Forman era un regista di talento, ma soprattutto un uomo amato da tutti per la sua cultura, la passione, i tratti da gentiluomo d'altri tempi. Il padre, professore e poi partigiano, morì nel lager di Buchenwald dopo una retata della Gestapo; la madre fu deportata ad Auschwitz e non fece ritorno. A guerra finita il ragazzo seppe dagli zii che lo avevano cresciuto come in realtà il suo vero padre fosse un architetto ebreo, anch'egli travolto dalla tempesta delle persecuzioni naziste. E non c'è dubbio che questi fatti segnarono profondamente quel giovane estroso e ribelle che, a 30 anni, era già figura di spicco nella "primavera culturale" di Praga.

GLI ESORDI E L'INVASIONE SOVIETICA. Esordiva nel 1960 con il documentario Lanterna magica, si faceva apprezzare quattro anni dopo con il primo lungometraggio L'asso di picche e nel 1965 sfiorava già l'Oscar per il miglior film straniero con Gli amori di una bionda. Nel 1968, sconvolto dalla brutalità dell'invasione sovietica nel suo Paese e temuto dal governo per la sua popolarità, Forman fugge dalla Cecoslovacchia e trova rifugio in America, accolto in quella grande comunità di artisti esuli che Hollywood nutriva fin dalla migrazione europea durante il nazismo.

L'AMICIZIA CON JACK NICHOLSON. Nel 1971 torna dietro la macchina da presa con Taking Off e riprende così il filo di un racconto generazionale con una caustica parabola dei "vizi" giovanili e dell'incapacità della generazione adulta di intercettare fragilità e aspirazioni dei propri figli. Strano a dirsi per un autore che ha poi attraversato il successo e la fama fino in tarda età, l'attrazione per l'inquietudine giovanile e quella per il diverso che non si piega alle convenzioni perbeniste della società sono stati i suoi temi ricorrenti, praticamente senza eccezioni. Grazie all'amicizia con Jack Nicholson, ottiene nel 1975 la sua grande occasione americana con Qualcuno volò sul nido del cuculo, un successo planetario.

MOZART E LARRY FLINT. Poi, nel 1984, decide di affrontare la solitudine e la passione infantile per la vita del genio ribelle Mozart nel suo spettacolare Amadeus, otto volte celebrato alla cerimonia dell'Oscar, compresa la statuetta per la migliore regia. Tornerà nel 1996 con lo scandaloso Larry Flint, biografia romanzata di un altro ribelle condannato alla sconfitta: il miliardario un tempo re del mercato pornografico a stelle e strisce. Ma qualcosa si è rotto per sempre nel feeling tra lui e il suo pubblico: come nel successivo Man on the Moon del 1999 non scatta più l'empatia tra l'eroe del racconto e lo spettatore, e la regia di Forman si riduce a un impeccabile professionismo senza luce.

FEDELE AL SUO "FANCIULLINO". Ma se è vero che un artista resta tale nell'immaginario del suo tempo anche solo per un film che definiamo memorabile, Forman può dirsi tale per aver superato quel limite almeno tre volte nella sua vita, cavalcando i generi più vari e sempre restando fedele al "fanciullino" che teneva ben protetto nel suo inconscio. Come nella filastrocca che ispira il suo capolavoro, «uno stormo di tre oche, una volò ad est, una volò ad ovest, una volò sul nido del cuculo», anche Forman ha volato da un lato all'altro del mondo e ha fatto il suo nido a Hollywood, il manicomio dove vivono gli artisti.

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