1011291633475
Finanziamenti 29 Novembre Nov 2010 1624 29 novembre 2010

Il tesoro del corsaro

Con quali soldi Julian Assange manda avanti Wikileaks.

  • ...

di Giuliano Di Caro

Il complesso in Svezia che ospita i server di Wikileaks

Che cosa hanno in comune una biblioteca australiana, una fondazione francese e un quotidiano svedese? No, non è un indovinello. È un metodo. Una struttura pensata per ridurre al minimo la trasparenza sui meccanismi di finanziamento del sito di controinformazione più devastante di tutti i tempi. Le tre citate sono infatti alcune delle teste di Wikileaks, le forme in cui nei Paesi in questione è registrata l’organizzazione fondata da Julian Assange.
Gli alfieri di Wikileaks vivono infatti una contraddizione non da poco: paladini della trasparenza dei governi e delle istituzioni, giocoforza devono criptare parzialmente le fonti di approvvigionamento economico che permettono al sito di restare in piedi. Perché se non lo facessero, allora Wikileaks sarebbe un bersaglio davvero troppo facile per le ritorsioni di governi, agenzie di intelligence e compagnie i cui piedi sono stati ripetutamente, e clamorosamente, pestati dalle messi di file segreti resi pubblici da Assange & co.

Il complesso in Svezia che ospita i server di Wikileaks

Donazioni, gli alti e i bassi

Tocca dunque creare dei meccanismi a scatole cinesi. L’esempio più lampante di questa strategia sono le due associazioni no profit attive negli Stati Uniti che, come ha spiegato lo stesso Assange, «fanno da testa di ponte per il sito web», ma la cui identità non viene rivelata perché tali organizzazioni «rischierebbero, per motivi politici, di perdere una parte significativa dei propri finaziamenti».
Nel 2010 Wikileaks ha raccolto per il proprio sostentamento oltre un milione di euro di donazioni spontanee. Una cifra che, dopo il terremoto scatenato dalla leak, dalla “fuga” delle migliaia di documenti del dipartimento di Stato americano, è destinata a salire ulterioriormente. Perché questa è la storia di Wikileaks, che esattamente un anno fa fu costretto addirittura a chiudere i battenti per mancanza di fondi: alti e bassi, non un flusso regolare di donazioni, bensì delle vere e proprie montagne russe, in cima alle rotaie in corrispondenza di ogni pubblicazione di documenti scottanti, e a picco nei periodi di minore visibilità (leggi l'articolo dell'ultima clamorosa fuga di notizie).
Fu proprio questa instabilità a offrire il pretesto a Moneybookers, società che come la più celebre Paypal mette a disposizione un sistema di pagamento e donazioni con carta di credito, a scaricare Wikileaks che non sarebbe stata in grado di garantire gli standard richiesti. Il tempismo, tuttavia, fu alquanto sospetto, proprio dopo che Wikileaks era stata messa una volta per tutte nella lista nera del Pentagono.

La Germania e la strategia dell’anonimato

Il punto nevralgico del fundraising di Wikileaks si trova però in Germania, sede della Wau Holland Foundation. Una legge tedesca dà la possibilità alle fondazioni di mantenere segreti i nomi dei donatori, e questa spiega il ruolo stretagico della Wau Holland nella sopravvivenza economica di Wikileaks. Tuttavia, non è così facile come sembra.
Wikileaks presenta delle ricevute di spesa alla fondazione per incassare il denaro. Ma per legge le fondazioni devono comunque rendere pubbliche proprio le spese. Così Daniel Schmitt e Hendrik Fulda, portavoce dell’organizzazione e consigliere della Whf, utilizzano associazioni secondarie, sempre nell’orbita di Wikileaks, per accumulare le ricevute da presentare alla Wau Holland.
Passaggi intermedi che aggirano la legge teutonica senza tuttavia infrangerla, e di fatto garantiscono l’anonimato ai donatori. Un modus operandi alquanto laborioso e tutto sommato controverso. Ma tale è la natura corsara di Wikileaks che, in buona sostanza, si tratta di una scelta obbligata. Per mesi, prima che le macchine fotografiche di mezzo mondo li immortalassero in Svezia, addirittura non si sapeva dove fossero custoditi i server dove fisicamente sono allocati i contenuti del sito di controinformazione più celebre del mondo. Svariati piani sottoterra, centimetri di acciaio e gradi sotto zero sono tuttavia bastati finora a proteggere i "leak server".

Il complesso in Svezia che ospita i server di Wikileaks

La soglia di sopravvivenza: 450 mila dollari l'anno

C’è un dato su tutti che colpisce. Per tenere in piedi la spietata macchina di Wikileaks servono, tra costi fissi, tecnologia, collaboratori, spese legali e per spostamenti internazionali, circa 450 mila dollari all’anno.
Una cifra ridicola se pensate ai devastanti effetti globali delle rivelazioni che periodicamente partono dal sito di Assange. Ancora più bassa se messa a confronto con lo stipendio annuale di un calciatore di seconda fascia, di un manager di alto livello o con i budget a nove zeri del Pentagono, tra i bersagli prediletti delle fucilate mediatiche di Wikileaks.
Tanto per farci un’idea Wikipedia, la celebre enciclopedia online scritta dagli utenti di tutto il mondo e fondata da Jimmy Wales, nel 2009 ha incassato circa 8 milioni di dollari di donazioni, quasi 10 volte tanto rispetto al sito di Assange. E Wikipedia è un miracolo dell’epoca del web, al quinto posto dei siti più visitati al mondo ma l’unico website delle prime posizioni a non essere un’azienda quotata in borsa per miliardi di dollari.
Ufficialmente metà delle donazioni a Wikileaks arriva da privati cittadini, che aiutano il sito con piccole elargizioni di qualche decina di dollari. L’altra metà, invece, proviene da finanziatori più facoltosi, capaci di sborsare fino a 100 mila dollari a testa. E con i quali Julian Assange e altri luogotenenti hanno rapporti diretti. Ma sono in molti a pensare che le testate internazionali che ricevono le pantagrueliche quantità di file riservati in realtà paghino dazio anche economicamente (leggi l'articolo), il che renderebbe più redditizia l’operatività del sito di Assange.
Che sia vero o meno, una cosa è certa: i corsari dell’informazione del nuovo decennio finora sono riusciti a funzionare con il budget di una qualunque azienda di medie dimensioni. Dati alla mano la segretezza, il gioco a scatole cinesi e la scarsa trasparenza finanziaria di Wikileaks non sono soltanto un irrinunciabile meccanismo di difesa, bensì anche uno straordinario criterio di efficienza. Era, d’altronde, il sogno della prima fase dell’epoca digitale: per cambiare il mondo, non è obbligatorio avere il conto in banca di un multimiliardario.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso