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10 Dicembre Dic 2010 1453 10 dicembre 2010

Crescere con lentezza

L'economista Jacques Attali su povertà, pazienza e sviluppo.

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Le persone povere sono per necessità costrette a essere pazienti, ossia, nel significato originario del termine, a soffrire e, in senso più ampio, più portate a non aspettarsi rapidi risultati dai propri sforzi. Sono consapevoli che nessuno dei loro desideri potrà realizzarsi nell'immediato, sempre che poi si realizzi. I bisogni più essenziali, come per esempio trovare casa, richiedono infatti molto tempo, a volte troppo. Ma prima o poi avranno la loro ricompensa, nella migliore delle ipotesi tra molto tempo, altrimenti con un'altra generazione o, tutt'al più, in un'altra vita.
A sostenerlo è l'economista Jacques Attali che, in un editoriale pubblicato il 10 dicembre sul sito Slate.fr, ha proposto una riflessione su pazienza e povertà.

La corsa all'indebitamento

Attali sostiene l'idea di un capitalismo paziente.

Contrariamente ai poveri, i potenti di questo mondo godono di tutti i privilegi. Nello specifico, quello di non dover aspettare per vedere soddisfatti i propri desideri. Pretendono tutto e subito. «La loro impazienza», ha spiegato Attali, «spinge gli operatori finanziari a esigere un rendimento immediato e induce le imprese ad accontentarsi di progetti a breve termine».
La pubblicità, l'esasperato consumismo della società, il culto di dover realizzare sempre e comunque i desideri sono tutti elementi che spingono le classi medie ad allinearsi a questo modello.
«Perché mai rinunciare a qualcosa? Perché mai aspettare?», si è chiesto l'economista, «Anche gli elettori esigono di essere subito accontentati, e i politici fanno di tutto per piacere nell'immediato. E questo conduce gli uni e gli altri in situazioni di sempre maggiore indebitamento, il vero indice di misura dell'impazienza».

La pazienza, dovere dei ricchi

Secondo Attali, il modello del "tutto e subito" è suicida. A esso si contrappone il concetto di "capitalismo paziente". L'economista ha sottolineato così la necessità di invertire le dinamiche di mercato: l'impazienza deve diventare un diritto esclusivo dei poveri, viceversa la pazienza deve essere un dovere dei ricchi.
Questo concetto, che Attali aveva proposto già tre anni fa per descrivere la responsabilità sociale d'impresa, deve diffondersi, deve essere applicato il più possibile all'azione di ricerca e investimento svolta dai dirigenti dell'economia mondiale. «Un concetto sicuramente più facile da mettere in pratica per le società non quotate», ha ammesso l'econosmista, «al riparo dai capricci dei mercati e dei trader».
Allo stesso modo, anche il settore delle imprese sociali è fondato sulla pazienza di chi vi investe e, secondo Attali, è destinato ad avere un grande futuro.

L'impazienza, diritto dei poveri

Secondo Attali i poveri hanno il diritto/dovere di essere impazienti.

Questa responsabilità deve essere riscoperta e ritrovata anche dagli uomini di Stato che non devono cercare come ricompensa un recupero del consenso nei prossimi sondaggi, bensì la traccia che avranno saputo lasciare nella storia.
Gli elettori e i cittadini sono consapevoli, molto più di quanto si possa pensare, del fatto che la pazienza non contraddice la democrazia. Questa pazienza deve diventare la virtù principale dei dirigenti politici, nonché il criterio da seguire per sceglierli. Al contrario, i più poveri devono essere impazienti, e hanno tutti i motivi di esserlo.
Impazienti di ricevere le risorse, soprattutto finanziare e politiche, per la loro dignità. Devono rifiutare gli sprechi, la miopia e i capricci dei ricchi. Dalla loro impazienza, dalla la loro rabbia e dal modo di esprimerle dipende ormai la sopravvivenza di questo mondo.

a cura di Paolo Brunello

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