Editoria 4 Gennaio Gen 2011 1749 04 gennaio 2011

Panino al Sole

In attesa di decidere sul tabloid il giornale cerca copie.

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Forma e sostanza, significante e significato, contenuto e contenente? Al Sole 24 Ore si riaffacciano dicotomie di aristotelica memoria, trasversalmente coniugate dalla letteratura alla semiologia strutturalista, per non parlare del cinema.
Sta di fatto che il 22 di dicembre la riduzione del quotidiano di Confindustria al formato tabloid sembrava cosa fatta. Un incontro tra il quartetto di vertice del giornale (Marcegaglia, Cerutti, Treu e Riotta) aveva dato via libera all'idea del piccolo Sole, un giornale a misura di chi ama leggere comodamente in treno, al ristorante, o comunque in spazi angusti.
DUBBI DA TABLOID. A sancire la metamorfosi mancava solo l'imprimatur del consiglio d'amministrazione convocato per il 16 di gennaio. Ma intanto, chi si era fortemente battuto per la trasformazione, gioiva della vittoria ottenuta anche con il viatico dei giornalisti.
Dopo il diffondersi di voci incontrollate che raccontavano del passaggio al tabloid ottenuto in cambio del ricorso alla cassa integrazione per almeno 40 redattori della rosea testata, il comitato di redazione aveva strappato a Donatella Treu l'impegno solenne a far sì che l'organico non venisse intaccato. Nessun giornalista, questa più o meno la rassicurazione dell'amministratore delegato, avrebbe sofferto le conseguenze della metamorfosi.
Poi però, una volta brindato e mangiato il panettone, ecco che piano piano l'euforia ha lasciato posto a un meditato ripensamento. Qualcuno, all'interno della casa editrice di via Monte Rosa, si è sentito in dovere di ripensare alla dura realtà dei fatti. Anzi, dei numeri, richiamando l'attenzione su alcune spiacevoli verità.
LA VERITÀ DEI NUMERI. I numeri dicono che il quotidiano, sotto la direzione di Gianni Riotta, ha perso oltre 50 mila copie, che tradotte in vil denaro vogliono dire una diminuzione dei ricavi pari a circa 16 milioni di euro.
Il Domenicale, l'inserto culturale del dì di festa che avrebbe dovuto fare da avanguardia dell'intera trasformazione in tabloid, dopo il primo numero è incorso nel temuto effetto soufflé, sgonfiandosi nelle successive edizioni.
In più, una manina guascona ha ritirato fuori da qualche cassetto lo studio sugli effetti della riduzione di formato sulla raccolta pubblicitaria, che Andrea Chiapponi aveva opportunamente predisposto. Per l'ex capo della System, la concessionaria di pubblicità del gruppo, l'operazione avrebbe comportato una diminuzione degli introiti stimabile tra il 15 e il 25% della raccolta.
Di fronte a questi dati di fatto, l'idea del tabloid è tornata a colorarsi di incognite. E qualcuno tra gli editori del giornale ha cominciato a porsi interrogativi densi del buon senso tipico della casalinga di Voghera, che però in gioventù ha leggiucchiato qualcosa di Aristotele e dei suoi seguaci.
TRA CONTENUTO E CONTENITORE. Ovvero: ma se il giornale perde copie a vista d'occhio la colpa è del contenuto o del contenitore? La casalinga di Voghera, come è noto, non ha mai condiviso per sana refrattarietà mentale l'idea che il significante sia più importante del significato, ovvero che conti di più come trasmetti una cosa rispetto alla cosa in sé. Quindi, se il supremo dilemma è: recuperare copie o cambiare formato?, la prima asserzione è di gran lunga da privilegiare.
Ma i convinti sostenitori del tabloid non hanno desistito e sono passati al contrattacco. C'è anche un altro modo per recuperare copie, ed è quello di distribuirle quasi gratis. Così, alla chetichella, dopo aver inneggiato alla liberazione da tutte le false vendite, in via Monte Rosa sono tornati a panineggiare.
Ovvero, a offrire il Sole 24 Ore più o meno gratis in abbinata con alcune testate locali. Ma di qui al 16 gennaio il tempo stringe. Chissà se, editorialmente parlando, la moltiplicazione dei panini avrà fatto il miracolo di saziare la fame di copie.

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