Luigi Spaventa 110711183843
ECONOMIA 11 Luglio Lug 2011 1850 11 luglio 2011

Attacco a Piazza Affari

L'analisi di Spaventa, Natoli e Mengoli sul crollo della Borsa.

  • ...

Luigi Spaventa, ex presidente Consob presidente di Sator.

Piazza Affari finisce nel baratro, trascinata giù dai bancari. Infuria la polemica sulle agenzie di rating americane che sarebbero dure con Eurolandia e indulgenti con il debito «monstre» degli Stati Uniti.
Pesano, naturalmente, le fibrillazioni intorno a Grecia e Portogallo, mentre i mercati ne hanno approfittato per speculare anche sulle turbolenze nel governo italiano. E, infine, c'è l'incognita degli stress test dell'Unione europea che riguardano le prime cinque banche italiane e saranno comunicati dall'European banking authority (Eba) il 15 luglio.
IL DOWNGRADING DEL PORTOGALLO. Il mix letale, insomma, sta affondando i listini. Ma quali volti si nascondano dietro le maschere della speculazione internazionale? «Le manovre ribassiste non bastano a spiegare il crollo», ha detto a Lettera43.it Luigi Spaventa, eminente economista con un lungo pedigree istituzionale e oggi presidente di Sator, «infatti non ci sono di mezzo solo i 'cattivi' hedge fund, ma anche gli istituzionali che alleggeriscono le loro posizioni».
Secondo l'ex ministro del Bilancio nel governo di Carlo Azeglio Ciampi «la situazione non è buona» e «la scintilla è stata il downgrading del Portogallo» da parte di Moody's, il 5 luglio.
TAGLI RIMANDATI DI TRE ANNI. Poi Spaventa ha rincarato: «Naturalmente pesa pure la natura di questa manovra italiana. Noi abbiamo deciso di impegnarci sull'azzeramento del deficit al 2014 e potevamo non farlo. Per esempio, i francesi non l'hanno fatto. Adesso, però, dobbiamo rispettare la scadenza e lascia perplessi il fatto che il grosso degli interventi sia rimandato di tre anni».
Certo, secondo l'ex presidente Consob, il gioco si fa più duro, malgrado «i nostri buoni fondamentali di finanza pubblica», se ci si mettono «le fibrillazioni nel governo tra un ministro dell'Economia (Giulio Tremonti, ndr) che mi sembra depotenziato e un premier (Silvio Berlusconi, ndr) anch'egli non forte. Senza dimenticare che i mercati non accolgono bene i tentativi di inserire nella manovra misure improprie».
AFFRONTARE IL NODO GRECO. La speranza, ha chiosato Spaventa, è che «stasera in Europa si decida di affrontare in modo strategico la questione greca senza la solita filosofia dei cerotti. È questo che i mercati vogliono».
Infine, sull'ipotesi che i tonfi di Borsa siano legati in qualche modo agli stress test bancari di prossima divulgazione, l'economista ha chiuso così: «Scommettiamo che avranno buon esito per gli istituti italiani?».

Il ruolo degli small trader che si muovono liberamente

Giuseppe Vegas, presidente della Consob.

Su chi realmente stia giocando al «tanto peggio, tanto meglio», le idee degli economisti non sono del tutto concordi.
Cosimo Natoli, esperto di analisi tecnica dei mercati finanziari e fondatore di Win consulting, ha azzardato: «A sensazione direi che si sono mossi i grandi hedge fund che operano con una leva enorme senza impegnare soldi propri, ma si sono mossi anche gli small trader, che ormai sono una porzione importante, visto che le piattaforme di trading si somigliano un po' tutte a livello globale».
Poi Natoli ha aggiunto: «Anzi, dal mio osservatorio direi che mentre gli istituzionali hanno certi vincoli di portafogli, gli small trader possono muoversi liberamente e determinare le cose facendo massa critica».
DECISIVE MANOVRA E STABILITÀ DI GOVERNO. Stefano Mengoli, docente di Finanza aziendale all'Università di Bologna, gli hedge fund li conosce bene e ne ha anche scritto di recente in un saggio pubblicato dal Financial Times: «È chiaro che si sono mossi i grandi. Tra l'altro è impressionante vedere come la mattina fosse tutto bloccato, mentre nel pomeriggio si è scatenato l'inferno».
L'economista ha poi aggiunto: «A livello italiano sono decisive la manovra e la stabilità del governo. Gli hedge fund amano la volatilità perché possono guadagnarci, ma di solito chi opera sui mercati predilige la stabilità».

Le vendite allo scoperto sono solo l'indicatore dello scenario ribassista

Wall Street.

Il giro di vite della Consob sulle vendite allo scoperto che animano la speculazione ribassista è giudicato dagli esperti addirittura una misura demagogica e illiberale. Natoli ci è andato giù duro: «Volendo, si può far tutto. Basta dirlo. Basta dire che per qualche mese adotteremo l'istituto dei soviet. Se qui si ritiene di essere in guerra, allora ci sta. Ma poi che fai? Limiti solo lo short selling sui titoli? O pure sugli indici? Se lo fai solamente sui titoli fai ridere. Non credo che darà grossi frutti, sono scelte populistiche».
E Mengoli ha aggiunto: «L'opinione pubblica vede bene azioni del genere, in realtà è come prendersela con il termometro quando c'è la febbre. Le vendite allo scoperto sono l'indicatore di uno scenario ribassista più grande e profondo. Un indicatore che di per sé non incentiva la decrescita».
L'UTOPIA DELL'AGENZIA DI RATING EUROPEA. I problemi veri, dunque, sono altri. Natoli ha chiarito: «Si parla di un'agenzia di rating europea da almeno cinque anni. E credo ci siano un paio di proposte depositate al parlamento di Bruxelles. Ma cosa si è fatto? Nulla. Tra l'altro la crisi dei debiti sovrani è stata gestita male. È assurdo sentire, per esempio, un ministro tedesco che auspica l'uscita della Grecia dall'euro».
Il socio dell'Associazione italiana operatori dei mercati di capitale (Assiom) infine ha conclude: «La manovra italiana non è un granché e se poi si dovessero per giunta alterare i saldi, sarebbe un grosso problema. Qui si scommette se Berlusconi mangerà o no il panettone e quindi dobbiamo aspettarci ribassi ancora per un po'. Inoltre, c'è l'incognita dell'accordo sul debito in America, accordo che andrebbe chiuso entro il 2 agosto. Si immagina cosa succederebbe sui mercati se non si giungesse a un'intesa?».
VENTI MILIARDI OGNI 100 PUNTI DI SPREAD. Mengoli ha parlato di un presidente degli Stati Uniti Barack Obama (leggi l'articolo sui motivi per cui Obama non vuole uscire dalla crisi) «che si muove in anticipo così da chiamare in causa tutti gli americani sul salvataggio del Paese» e, tornando all'Italia, ha lanciato un allarme: «Ogni 100 punti base di spread sui bund tedeschi ci costano 20 miliardi in più».
In pratica, quasi metà della manovra su cui il governo Berlusconi si sta sciogliendo come neve al sole di luglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso