Fiume di soldi
LA SCHEDA 26 Luglio Lug 2011 1600 26 luglio 2011

Usa, spettro default

Che cos'è il tetto del debito e perché Obama vuole alzarlo.

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Entro il 2 agosto 2011 il Congresso degli Stati Uniti dovrà decidere se alzare il debt ceiling (il tetto del debito). Se ciò non dovesse accadere, l'economia del Paese rischia il default, l'insolvenza, e potrebbe trascinare il mondo nel baratro.
IL TETTO NATO NEL 1917. Per quanto sia una solida istituzione statunitense, il debt ceiling non è stabilito dalla Costituzione americana, entrata in vigore nel 1789. La sua introduzione risale al 1917: in vista dell'enorme spesa economica che avrebbe portato l'entrata in guerra degli Stati Uniti nel primo conflitto mondiale lo strumento fu ritenuto utile per contenere la spesa ed evitare l'aumento incontrollato del debito.
DAL 1941, ALZATO 100 VOLTE. Dalla sua nascita, il debt ceiling è stato alzato quasi 100 volte. In soli 10 anni (dagli Anni '80 ai '90) è stato innalzato da 1.000 a 6 mila miliardi. Questa volta, però, il clima politico è profondamente diverso; la polarizzazione ha spaccato un Congresso che sta tentando disperatamente di uscire dalla crisi economica. Nonostante i buoni propositi della cosiddetta Gang Of Six - un gruppo bipartisan di sei senatori che hanno studiato un compromesso da far passare al Congresso - la situazione è in stallo. E il termine del 2 agosto si avvicina, così come il pericolo inedito di un default degli Stati Uniti d'America.
Se entro quella data il Congresso non dovesse aumentare il tetto del debito, gli Stati Uniti non sarebbero in grado di pagare le spese correnti risultando di fatto insolventi. L'aumento della soglia del debito serve a stampare nuovi titoli di Stato da immettere nel mercato. In caso questo non fosse possibile, le spese amministrative subirebbero una frenata, gli stipendi del settore pubblico e le pensioni sarebbero congelati. In una parola, gli States andrebbero in default tecnico.
UNO SCENARIO DI CRISI. Le ripercussioni sarebbero disastrose. Secondo l'economista statunitense Simon Johnson, l'evento rovinerebbe sia il settore pubblico, sia quello privato. Anche quest'ultimo, infatti, dipende dalle spese statali e potrebbe non reggere il colpo.
La contrazione del mercato privato, secondo l'economista, sarebbe facilmente calcolabile: «Prendete la contrazione che ha seguito il quasi-collasso del sistema finanziario nel 2008 e moltiplicatela per 10 volte». Lo scenario dipinto ricorda la Grande Depressione del 1929: un rischio che gli Usa e il mondo, ancora alle prese con la scia della crisi del 2008, non possono permettersi di correre.
CHI HA FATTO PIÙ DEBITI. Il presidente Barack Obama è stato criticato dai Tea party per le sue politiche di spesa pubblica (il Medicare, la riforma sanitaria, su tutte) che prevedono forti interventi statali. Il cosiddetto big governement è anche la principale causa della reticenza di alcuni conservatori nel trovare un accordo che possa sventare il default.
Secondo il New York Times, però, ad avere coperto di debiti gli Usa è stato un presidente conservatore: George W. Bush. Per quanto la presidenza di Bush Jr. sia durata otto anni (due mandati), mentre la prima di Obama terminerà tra un anno, i numeri del grafico del giornale newyorchese sono significativi.

Bush batte Obama 5 mila miliardi a 1.440 miliardi di dollari. Tra le ragioni del picco bushiano, le guerre in Afghanistan e Iraq e il taglio delle tasse (che da solo è costato 1.812 miliardi di dollari, più delle due offensive belliche).

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