PROVVEDIMENTI 20 Settembre Set 2011 1518 20 settembre 2011

E Giulio scoprì la crescita

Tremonti: un piano per rilanciare l'Italia.

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A ridosso del declassamento del debito italiano da parte dell'agenzia internazionale di rating Standard & Poor's e delle polemiche che ne sono seguite, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha annunciato il lancio di un nuovo piano decennale per la crescita.
L'occasione, secondo quanto riferito, è stata il tavolo per lo sviluppo che si è svolto il 20 settembre al Tesoro, è durato quattro ore e ha visto la partecipazione del governo e dei rappresentanti delle imprese e del mondo bancario, impegnati insieme a mettere a punto il pacchetto di misure dedicate allo sviluppo del Paese.
«UNA POLITICA VALIDA PER TRE LEGISLATURE». Incaricato di scrivere il piano è Ignazio Visco, direttore generale della Banca d'Italia. «Il momento è assolutamente complesso», ha detto il ministro, «ma proprio per questo dobbiamo dare l'idea di cosa fa questo Paese nei prossimi 10 anni, per almeno tre legislature».
Quattro le linee guida: il lavoro, le imprese, il credito e lo Stato.
Nel giro di 10 giorni, per rilanciare la crescita, il ministero per l'Economia prevede possa arrivare un decreto sulle infrastrutture per procedere poi da subito alla «manutenzione» delle misure già varate.

Un tavolo di confronto per misure «a costo zero»

Giulio Tremonti, ministro dell'Economia.

Il tavolo di confronto al Tesoro per questo dovrebbe riunirsi nuovamente mercoledi 28 settembre, secondo quanto ha detto il ministro dell'Economia Tremonti, a detta del quale le misure dovrebbero essere «a costo zero».
Per uscire dalla crisi «dobbiamo fare un po' di marketing per l'Italia. Serve un po' di allure che ci dia il respiro di grandi opere», avrebbe affermato Tremonti durante l'incontro del 20 settembre, prima di citare lo statista prussiano Otto von Bismarck: «Se il popolo sapesse come sono fatte le sue salse e le sue leggi non le mangerebbe».
«UNA RISPOSTA A MARCHIONNE CHE VUOLE USCIRE DALL'ITALIA ». «Dobbiamo dare delle risposte a Marchionne se fa il demonio e dice che non vuole stare in Italia perché c'è il sindacato», avrebbe inoltre detto il ministro Tremonti, le cui dichiarazioni sono state poi smentite dal suo ufficio stampa, e che avrebbe sibillinamente aggiunto a margine: «Ci sarà una ragione se Marchionne dice che deve uscire da Confindustria se vuole stare in Italia».
«È LECITO TUTTO QUEL CHE NON È VIETATO». Tuttavia, qualcosa della sua linea politico-economica è parso già piuttosto inquietante ed è il richiamo a un modello greco per le liberalizzazioni che Giulio Tremonti avrebbe annunciato: «Il Governo punta ad avviare le liberalizzazioni, come suggerito dalla Commissione europea, seguendo la strada già intrapresa dalla Grecia. Si potrebbe inserire per legge la modifica dell'articolo 41 della Costituzione, e cioè affermare che tutto è lecito se non espressamente vietato».

Il dibattito al Tesoro fra precisazioni e smentite

Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali.

Se i responsabili per la comunicazione del titolare del dicastero per le Finanze hanno smentito nel tardo pomeriggio del 20 settembre quanto era trapelato su Fiat dall'incontro fra il ministro, gli imprenditori e le banche, altrettanto ha fatto il direttore di Confindustria Giampaolo Galli, del quale erano state diffuse le seguenti riflessioni: «Occorre agire subito sulle professioni», avrebbe detto Galli, cui era stata attribuita anche l'idea di «affidare all'Antitrust il controllo deontologico e sulla pubblicità, vietare le tariffe minime di riferimento e prevedere la possibilità di società di capitali».
GLI ARCHITETTI: «GALLI SI PREOCCUPI DELLE IMPRESE». A Galli aveva replicato il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori con una nota che recitava: «Confindustria si concentri sulle difficoltà delle aziende ed eviti di occuparsi delle professioni», aggiungendo: «La strada da percorrere non è quella di opporre le professioni all'industria, ma di progettare insieme la ripresa e lo sviluppo del nostro Paese».
MUSSARI (ABI): «SERVONO SEGNALI DI DISCONTINUITÀ». Al tavolo del Tesoro c'era tuttavia anche il presidente dell'Associazione bancaria italiana (Abi) Giuseppe Mussari, mostratosi preoccupato per il taglio del rating sul debito del Paese sancito nella notte fra il 19 e il 20 settembre dall'agenzia specializzata Standard & Poor's: «Serve un segnale di discontinuità o il nostro lavoro rischia di rivelarsi inutile», avrebbe dichiarato Mussari, aggiungendo: «Se non diamo un segnale di apertura su tutto non andiamo da nessuna parte».
SACCONI: «L'ARTICOLO 18, UN FRENO ALLE ASSUNZIONI». Il portavoce del ministro per il Lavoro Maurizio Sacconi ha invece chiarito soltanto che nell'incontro al Tesoro il ministro avrebbe inteso tessere le lodi dell'articolo 8, cioè quello sulla libertà di licenziamento cosiddetta, della recente manovra economica. Sacconi aveva, stando a quanto si è appreso, usato queste espressioni riferite all'articolo 18 dello statuto dei lavoratori: «È un freno terribile alla propensione all'assunzione».
Al che Galli avrebbe, ma il condizionale è d'obbligo data la ridda delle smentite, replicato che «la situazione nel nostro paese è paradossale», poiché «è facile licenziare 100 persone, ma impossibile licenziarne una».
LA CGIL: «UN PIANO SOVIETICO DA UN GOVERNO AL CAPOLINEA». Sul piano decennale per la ripresa, benedetto dal ministro Tremonti e pure a fronte delle smentite e delle precisazioni successivamente arrivate, si è espressa tuttavia anche la Cgil per bocca del segretario confederale Vincenzo Scudiere, che oltre ad auspicare un immediato addio di Berlusconi e della sua maggioranza, ha affermato: «Il governo è arrivato al capolinea: dopo una manovra senza crescita, e più volte rimaneggiata e peggiorata, ora richiama piani decennali di sviluppo di stampo sovietico».

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