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ECONOMIA 26 Settembre Set 2011 1010 26 settembre 2011

Il low cost prende quota

EasyJet e Ryanair: ricavi record. E le compagnie di bandiera soffrono.

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EasyJet prevede di realizzare tra i 240 e i 250 milioni di sterline di profitti.

Pesano il bagaglio con attenzione ai grammi, non offrono bevande a bordo, ma annunciano dividendi extra nel mese che sta facendo tremare le Borse europee. Le linee aeree low cost non conoscono crisi in tempo di crisi.
Mentre le compagnie di bandiera hanno pianificato tagli e ristrutturazioni, il 22 settembre EasyJet ha annunciato la decisione di pagare un dividendo extra di 190 milioni di sterline ai suoi azionisti, sulla base di una performance 2010-11 più forte di quanto previsto un anno fa.
PROFITTI PER OLTRE 200 MILIONI. La società inglese prevede infatti di realizzare tra i 240 e i 250 milioni di sterline di profitti (la pubblicazione dei dati è prevista venerdì 30 settembre), rispetto a una previsione di profitti tra 200 e 230 milioni.
I risultati sono in aumento del 3% rispetto a quelli del 2009-10, anche grazie a una strategia di crescita voluta dalla compagnia che nel 2012 punta a espandere ulteriormente le proprie rotte.
RYANAIR, PIÙ 29% DI RICAVI. Lo stesso ottimismo si respira a bordo di Ryanair, storico rivale di EasyJet. A giugno, la compagnia irlandese ha annunciato un aumento dei ricavi del 29% (1.155 milioni di euro) rispetto all’anno precedente (897 milioni) e un aumento del traffico del 18%. Per il 2012 la società prevede un ulteriore aumento del 12% da raggiungere con una strategia mista tra riduzione dei costi di carburante, nuove rotte e una rotazione più efficiente degli scali.
Ryanair ha infatti annunciato la decisione di servirsi esclusivamente di Boeing’s 737 Max, jet prodotti dalla compagnia americana Boeing che permettono risparmi sostanziali sul carburante speso in volo.

Compagnie di bandiera in difficoltà per i prezzi troppo elevati

A fronte delle performance positive delle compagnie low cost, i carrier di bandiera arrancano anche a causa di tariffe fuori mercato.
Uno studio condotto da Ryanair ha infatti rivelato che il costo per tratta sostenuto da un viaggiatore nei primi mesi del 2011 è stato di 43 euro sul voli Ryanair, 54 su quelli EasyJet, 86 per chi ha volato con la low cost Aer Lingus, e tariffe sostanzialmente maggiori per la compagnia spagnola Iberia (169 euro), per la tedesca Lufthansa (244 euro), per l’inglese British Airwais (248 euro) e la francese Air France (254 euro).
LOW COST, SERVIZI OLTRE AL VOLO. Il punto a favore delle compagnie low cost è, secondo Peter Morris, economista della società di consulenza Flightglobal, quello di offrire un pacchetto completo di vacanza attraverso la possibilità di combinare al volo altri servizi, tra cui l’affitto di una macchina o la prenotazione di un hotel.
Alcuni dirigenti delle società di bandiera hanno già parlato di tramonto del business aereo, con un mercato ridotto proprio dalla competizione delle compagnie low cost, dalla crisi economica, ma anche dalla turbolenza politica in Medio Oriente, che ha visto calare le tratte coperte nella regione dove il raggio delle low cost non è arrivato.

I grandi carrier pronti a tagliare le rotte

Una manifestazione contro i tagli di British Airways.

L’annuncio dei risultati finanziari di British Airways è atteso nelle prossime settimane, ma la compagnia inglese ha recentemente confermato la decisione di tagliare alcune rotte nella regione dei Caraibi a causa della difficile situazione economica.
Virgin America ha intanto dichiarato guerra aperta ai costi, in particolare a quelli relativi alle spese del carburante, dopo che le perdite nel secondo trimestre sono aumentate dai 15,5 milioni di dollari del 2010 ai 21,7 milioni dell’anno in corso.
L'INFLUENZA DELLA CRISI GLOBALE. Facendo il punto dei prossimi mesi per le companie aeree globali, la International air transport association (Iata) ha dipinto un quadro piuttosto grigio, in quanto la performance del settore è legata a doppio filo a quella delle economie mondiali.
Per il 2011 le aspettative di profitto sono di 6,9 miliardi di dollari, con un margine di solo 1,2% rispetto ai ricavi totali dell’industria di 594 milioni di dollari. Eppure, per una volta l’Italia sembra essere in controtendenza rispetto all’outlook internazionale.
ALITALIA IN CONTROTENDENZA. I risultati semestrali di Alitalia, pubblicati a giugno 2011, hanno evidenziato un periodo di attività soddisfacente per la compagnia di bandiera, che ha rispettato le previsioni 2010 e 2011.
Alitalia ha chiuso il periodo con un aumento del 7% dei ricavi, passati da 1,46 a 1,56 miliardi. La compagnia ha registrato una buona performance anche sotto il profilo dei costi, nonostante l’incremento del prezzo dei carburanti e il decremento del riempimento degli aerei, fermo al 68%.

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