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MISURE ANTI-CRISI 26 Ottobre Ott 2011 1709 26 ottobre 2011

Cara Europa, ti scrivo...

Licenziamenti facili e pensione a 67 anni. Tremonti non firma.

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La tanto sospirata lettera, contenente le misure anti-crisi studiate dal governo italiano, è finalmente arrivata a Bruxelles (leggi il testo completo). La prima reazione dei vertice dell'Unione europea, per bocca del presidente di turno polacco, Donald Tusk, è stata positiva. «Per quanto riguarda Silvio Berlusconi e il problema italiano», ha spiegato, «non era il centro del nostro dibattito (del vertice a 27, ndr). Herman Van Rompuy ci ha informato di una lettera da Berlusconi e di un piano dettagliato, entrambi i documenti hanno fatto una impressione molto buona e sono stati accolti molto bene. Il premier Berlusconi era presente ma non ha preso parte al dibattito».
Ora la missiva sarà esaminata anche dai cittadini italiani. Perché il patto Silvio Berlusconi-Umberto Bossi ha riposto alle richieste dell'Unione con un ventaglio di misure radicali. Dall'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni nel 2026, dell'introduzione della possibilità per le aziende di licenziare per motivi economici e della dismissione di patrimoni statali per un valore di 5 miliardi di euro.
TREMONTI NON FIRMA. Ma sulla lettera c'è un giallo. Tra le firme in calce alla missiva, infatti, manca la sigla del ministro dell'Economia Giulio Tremonti che ha preferito rimanere ai margini della trattativa. Per i suoi più stretti collaboratori la scelta è stata «voluta», così che se le cose dovessero precipitare, il ministro non sarebbe travolto come il Cavaliere.
Per un collega di governo che invece ha partecipato attivamente alla stesura della lettera, Tremonti è stato ai margini dell'operazione «quando ha capito che non era lui a dirigere le danze». Tanto che a definire «la griglia di proposte», che ha «consentito all'Italia di superare l'esame europeo» non è stato Tremonti.
Il titolare dell'Economia, a quanto sembra, non ha gradito che il ruolo principale sia stato del ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani e del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, con la supervisione di Gianni Letta.
IL SILENZIO DI BERLUSCONI. Dopo aver steso la lettera, Berlusconi è partito da Roma, con un volo privato intorno alle 15 di mercoledì 26 ottobre. Sbarcato a Bruxelles, il premier non ha risposto alle domande dei giornalisti. A quanti gli chiedevano se pensasse di riuscire a convincere l'Europa e i mercati, il Cavaliere si è limitato a fare un gesto con la mano: più tardi. In mattinata, la Commissione europea era stata molto chiara sulla questione italiana e aveva posto le condizioni: «Ci aspettiamo, per prima cosa, una lista di misure concrete molto dettagliata con un calendario chiaro, che deve essere seguito dall'applicazione rapida delle nuove misure», aveva dichiarato un portavoce. In giornata il leader della Lega, Umberto Bossi, all'uscita da Montecitorio, si era detto ottimista. E Letta aveva messo le mani avanti: «Mario Draghi ha dato un giudizio positivo».

I contenuti: il governo sdogana il «licenziamento per crisi»

Ma di cosa si parla, di preciso, in questa ormai famigerata lettera? Entro il 15 novembre il governo ha promesso di presentare un piano di crescita su quattro direttrici da attuare in otto mesi.
IL CALENDARIO DELLE RIFORME. Il governo, è scritto, intende operare su quattro direttrici nei prossimi otto mesi: «entro due mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all'attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori; entro quattro mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese; entro sei mesi, l'adozione di misure che favoriscano l'accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l'efficacia; entro otto mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione»
A MAGGIO 2012 LIBERTÀ DI LICENZIARE. Entro maggio 2012 poi sarà introdotta la possibilità di licenziare, anche nell'ambito di contratti a tempo indeterminato, per motivi economici. Più stringenti dovrebbero essere però le condizioni per l'uso dei 'contratti para-subordinati', dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti, ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato.
MOBILITÁ NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Il governo interverrà nella Pubblica amministrazione e renderà effettivi «con meccanismi cogenti/sanzionatori: la mobilità obbligatoria del personale; la messa a disposizione (Cassa integrazione) con conseguente riduzione salariale e del personale; superamento delle dotazioni organiche
ANTITRUST RAFFORZATA. Entro il primo marzo 2012 saranno rafforzati gli strumenti di intervento dell'Autorità per la concorrenza per prevenire le incoerenze tra promozione della concorrenza e disposizioni di livello regionale o locale. Verrà generalizzata la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali in accordo con gli enti territoriali.
BUROCRAZIA ZERO. Il governo ha promesso di incentivare la costituzione di 'zone a burocrazia zero' in tutto il territorio nazionale in via sperimentale per tutto il 2013, anche attraverso la creazione dell'Ufficio locale dei Governi, quale autorità unica amministrativa che coinvolgerà i livelli locali di governo in passato esclusi.
DISMISSIONI DA 5 MLD. Entro il 30 novembre, l'esecutivo presenterà un piano di dismissioni da 5 miliardi in tre anni. Entro il 31 gennaio 2012, invece, deve essere emanata la delega fiscale.
Il governo italiano «è impegnato in un processo di complessiva riforma costituzionale» che «riguarda tanto l'assetto costituzionale dei poteri, quanto la cornice normativa volta a promuovere le condizioni di sviluppo del mercato e una disciplina più rigorosa delle finanze pubbliche».
L'ITALIA HA ONORATO GLI IMPEGNI. «L'Italia ha sempre onorato i propri impegni europei e intende continuare a farlo», è scritto nella lettera, «Quest'estate il Parlamento italiano ha approvato manovre di stabilizzazione finanziaria con un effetto correttivo sui saldi di bilancio al 2014 pari a 60 miliardi di euro. Sono state così create le condizioni per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, con un anno di anticipo rispetto a quanto richiesto dalle istituzioni europee. Dal 2012, grazie all'aumentato avanzo primario, il nostro debito scenderà. Tuttavia, siamo consapevoli della necessità di presentare un piano di riforme globale e coerente».
VENTURE CAPITAL A PARTECIPAZIONE PUBBLICA. Entro il 2011, al fine di favorire la crescita delle imprese il governo ha previsto di utilizzare la leva fiscale per agevolare la capitalizzazione delle aziende, con meccanismi di deducibilità del rendimento del capitale di rischio. Verranno potenziati gli schemi a partecipazione pubblica di venture capital e private equity, preservando la concorrenza nei relativi comparti
IN PENSIONE A 67 ANNI. La novità più importante dovrebbe riguardare l'aumento graduale dell'età pensionabile di uomini e donne a 67 anni entro il 2026. Un punto su cui Berlusconi e Bossi hanno trovato l'intesa in extremis nella tarda serata del 25 ottobre, ma che non sarebbe in linea con le richieste formulate dall'Ue. I vertici comunitari, nel vertice del 23 ottobre scorso, avevano invocato un intervento deciso sulle pensioni di anzianità, più che su quelle di vecchiaia. Ma Bossi ha posto il veto.
5 MILIARDI DALLE DISMISSIONI. L'esecutivo ha promesso di definire entro il 30 novembre 2011, un piano di dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico che prevede almeno cinque miliardi di proventi all'anno nel prossimo triennio. Previo accordo con la Conferenza Stato-Regioni, gli enti territoriali dovranno definire con la massima urgenza un programma di privatizzazione delle aziende da essi controllate. I proventi verranno utilizzati per ridurre il debito o realizzare progetti di investimento locali.
MUTUI GARANTITI DAGLI IMMOBILI. Da ultimo, lo Stato sta predisponendo una garanzia “reale” per i mutui delle giovani coppie, prive di contratto di lavoro a tempo indeterminato, da garantire attraverso propri beni immobili.
Un'altra criticità è rappresentata dalle misure per la crescita. Anche in questo caso, il Cavaliere si presenta a Bruxelles a mani vuote: il decreto sviluppo (consulta la bozza), contrariamente a quanto richiesto dall'Ue, non è ancora stato approvato.
APPRENDISTATO E FONDI UE. Gli altri interventi menzionati nella lettera riguardano: contributo all’apprendistato (con la riduzione della quota di contribuzione a carico del datore di lavoro), liberalizzazione dei servizi pubblici locali, uso più oculato dei fondi strutturali Ue, credito d’imposta per chi assume nel Mezzogiorno, incentivi per l’assunzione delle lavoratrici e una commissione per l'abbattimento del debito pubblico.
L'OPPOSIZIONE DEI SINDACATI. Ma le misure contenute nella lettera che ha permesso all'Italia di ottenere la promozione dall'Europa, non sono piaciute ai sindacati che hanno promesso battaglia sui licenziamenti facili.
Il segretario della Cgil Susanna Camusso ha infatti proposto una «mobilitazione unitaria» a cui si sono affiancati anche gli altri sindacati: dalla Uil che ha annunciato una «reazione ferma» alla Ugl per la quale «la misura è colma ora siamo liberi di agire».

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