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CAMPANELLO D'ALLARME 26 Ottobre Ott 2011 1917 26 ottobre 2011

Draghi: «Riforme per la crescita sono inattuate»

L'ex Bankitalia: «Ok la lettera, ma ora occorre agire rapidi e concreti».

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Il premier Silvio Berlusconi con il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi.

La sveglia di Mario Draghi al governo: «Un rilancio duraturo della crescita sostenibile passa soprattutto per le riforme strutturali da tempo invocate, in larga parte condivise, ma tuttora inattuate», ha ricordato il prossimo presidente della Banca centrale europea, che ha citato tra l'altro la concorrenza nei mercati e l'innalzamento della partecipazione al mercato del lavoro, alla giornata mondiale del risparmio.
«OK LA LETTERA ALL'UE, ORA RIFORME». La lettera di intenti del governo italiano all'Ue «è un passo importante, contiene un piano di riforme organico per lo sviluppo, ora però si tratta di farle, con rapidità e concretezza. Sono misure coraggiose e per questo è necessario tutelare le fasce più deboli», ha detto Draghi.
«ESTENDERE TUTELE LAVORO, SBILANCIATE SU ANZIANI». Nei giorni in cui si discute tanto di pensioni, Draghi è andato quasi controcorrente: «Bisogna ridurre la segmentazione oggi esistente nel mercato del lavoro e rendere più universali, oltre che più efficaci e rigorose, le tutele. Riequilibrerebbe le opportunità occupazionali e le prospettive di reddito, oggi fortemente sbilanciate a favore delle generazioni più anziane».
«RISPARMI PRESTO INTACCATI SENZA NUOVA RICCHEZZA». E ancora: «La ricchezza accumulata riflette i risparmi del passato; se non è alimentata da nuovi flussi viene intaccata in tempi brevi», ha afferma l'ex governatore di Bankitalia parlando del risparmio: «Dall'inizio dello scorso decennio la propensione è scesa di circa quattro punti percentuali, attestandosi nel 2010 al 12% del reddito, due punti meno dell'area euro».

Di nuovo al fianco dei giovani: «Vanno favoriti»

Draghi è poi tornato su un tema tanto caro, la vicinanza con i giovani, più volte ribadita con dichiarazioni pro-indignati e con pensieri alle nuove generazioni: «Bisogna rimuovere gli ostacoli all'attività economica, abbattere i costi di apertura e gestione delle nuove imprese accresce la partecipazione economica delle nuove generazioni».
«SENZA EQUA REDISTRIBUZIONE GIOVANI PENALIZZATI». Quindi «in assenza di una redistribuzione più equa fra le diverse generazioni, rispetto al passato i giovani devono contribuire in misura maggiore alle finanze pubbliche».
Draghi ha ricordato che per un 35enne di oggi l'incidenza sul reddito delle imposte e dei contributi sociali, calcolata sull'arco della vita e al netto del valore delle prestazioni supera il 25% contro il 20% del 1990.

«Italia, il tuo primo punto di forza è Napolitano»

Giorgio Napolitano e Mario Draghi.

Sulla difficile situazione del nostro Paese, Draghi ha invitato l'Italia «a non dimenticare i propri punti di forza, il primo di questi è il capo dello Stato Giorgio Napolitano che ringrazio personalmente». Parole cui ha fatto eco un lungo applauso della platea della giornata mondiale del risparmio.
L'Italia che «non aveva nulla da rimproverarsi» sulle ragioni della crisi «è stata travolta per le sue debolezze strutturali al punto da trovarsi essa stessa ragione della crisi generale».
«VULNERABILITÀ, RADICI NAZIONALI». Anche se un'ammissione è stata fatta: «L'aggravarsi della crisi ha una dimensione mondiale ed europea, ma la particolare vulnerabilità dell'Italia ha radici nazionali. L'alto debito pubblico, i dubbi sulle prospettive di crescita della nostra economia, le incertezze e i ritardi con cui si provvede alla correzione degli squilibri», ha spiegato Mario Draghi.
«Il rendimento lordo dei Btp decennali, dopo essersi ridotto in agosto, è tornato su livelli molto elevati (il 25 ottobre superava il 5,9%)».

Sacconi: «Draghi ha ragione sui giovani»

Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi.

Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, in una nota ha sostenuto le posizioni di Draghi. «Draghi ha ragione quando sottolinea la necessità di includere quanto piu» i giovani nei processi economici. «È peraltro doveroso ribadire la priorità di percorsi educativi integrati con esperienze lavorative e di riforme del lavoro, come ci siamo impegnati a fare con Bruxelles, che superino il dualismo regolatorio a danno dei più giovani»
«EVITIAMO LA TRAPPOLA DEL SALARIO GARANTITO». Nei giorni scorsi, ha proseguito Sacconi, «sono entrati in vigore i nuovi contratti di apprendistato quali contratti a tempi indeterminato e a 'tutela progressiva' nel senso che nei primi tre anni questa è data dall'apprendimento e successivamente dalle norme ordinarie sui licenziamenti». «La protezione del reddito», ha chiarito ancora Sacconi, «è stata costruita in Italia nei decenni su base assicurativa per cui possono fruire del sussidio coloro che versano i relativi contributi. È una impostazione che anche le esperienze di altri Paesi confermano e che dovremo pertanto generalizzare anche a quei settori che ancora non vi partecipano. Va rifiutata invece l'idea del salario garantito a prescindere perché darebbe luogo a una 'trappola della povertà, frutto del binomio assistenzialismo-deresponsabilizzazione».

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