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ANTEAMERICANO 21 Febbraio Feb 2012 1322 21 febbraio 2012

Usa, chi teme una finanza addomesticata

Dalle grandi banche agli Stati europei, perché la Volker rule fa tremare le piazze.

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Paul Volcker.

In Italia nessuno mette in dubbio quello che racconta Barack Obama, soprattutto dopo che è stato così gentile con il presidente del Consiglio Mario Monti. E poiché Obama ha detto, parlando alla nazione a fine gennaio e a Camere riunite, che grazie alla sua riforma sulle regole bancarie i contribuenti non dovranno più essere costretti al salvataggio di una grande banca («This is a strecht», ha commentato l’Economist, questa è un po’ troppo grossa), possiamo stare tranquilli.
LA DISPUTA SULLE REGOLE DI SALVATAGGIO. Nulla di più sbagliato. Lo dimostra chiaramente la disputa in corso negli Stati Uniti sulla cosiddetta “Volcker rule”, o “regola Volcker” promossa dall’ex presidente della Federal Reserve, Paul Volcker. La normativa fa parte della legge di riforma bancaria e finanziaria Dodd-Frank, approvata nel luglio 2010, alla quale si riferiva Obama.
Volcker rule e regole sui derivati sono i due punti cruciali di questa poderosa fatica legislativa, 2.319 pagine solo il prologo, una storia infinita che per ora non può garantire niente perché in gran parte deve ancora essere scritta.
I NUOVI PALETTI AL TRADING. La Volcker rule invece è pronta, nella sua fase preliminare di oltre 300 pagine, e la disputa è dura. La normativa limita notevolmente lo spazio di trading in proprio o proprietary trading di una banca, la possibilità cioè di acquistare e vendere titoli non su richiesta di un cliente, ma come propria ricerca di utile. E questo in base al principio che una banca deve essere protetta dalla mano pubblica in quanto depositaria dei risparmi, non in quanto azzardato investitore.
A RISCHIO IL 70% DEGLI UTILI. Per le grandi banche è in gioco una bella fetta di redditività, visto che da anni circa il 70% degli utili è generato dal proprietary trading, risorsa alla quale gli istituti attingono per i bonus di top management e personale. Bonus che in genere hanno avviato, dopo 20 anni, la parabola discendente.
WALL STREET AGGIRA L'OSTACOLO. Il tentativo di Wall Street è di aggirare l’ostacolo sui due pilastri della Dodd-Frank, cioè il divieto di proprietary trading e l’obbligo di contrattazioni registrate (clearing) dei derivati.
Si cerca cioè di far passare il proprietary trading attraverso la porta del market making, cioè il ruolo della banca come piattaforma d’incontro fra venditore e acquirente di un titolo, e di ritagliarsi la libertà di gestire i derivati attraverso l’esenzione del clearing (in pratica, la registrazione da parte di un ente autonomo) per i cosiddetti end users, le grosse società che li usano come assicurazione. Oppure, meglio ancora, il tentativo è far slittare il tutto, all’infinito, sperando in un colpo di spugna repubblicano.

La legge Dodd-Frank e i regolamenti applicativi ancora da scrivere

Wall Street.

La legge Dodd-Frank, per quanto verbosissima, è nata come un'architettura di massima: una serie di principi, definizioni, procedure che andavano poi implementati con oltre 200 regolamenti applicativi quasi tutti da scrivere. I tempi per la loro presentazione sono ormai tutti scaduti, mentre i testi già pronti - si legge nell’inventario costantemente aggiornato tenuto dallo studio legale Davis Polk con i suoi Dodd-Frank Progress Reports - sono 61, il 27,1%. Il resto è ancora da fare.
ARRIVATE 17 MILA OSSERVAZIONI. Il dibattito delle ultime due settimane sulla Volcker rule è stato così acceso perché il 14 febbraio scadeva il termine entro il quale chiunque avrebbe potuto inviare osservazioni agli enti di sorveglianza, autori del testo presentato. Sono arrivate 17 mila lettere. Si tratta di questioni tecnicissime che però riassumono l’essenza politica (e morale) della grande contrazione, di questi anni difficili che l’America e l’Europa stanno vivendo.
Senza soffermarsi un attimo su questo, risulta difficile capire il clima della presidenza Obama. A meno di non sostenere, e c’è chi lo fa, che le banche con questa débâcle della finanza e dell’economia non c’entrano nulla.
I DISTINGUO DELLE ATTIVITÀ BANCARIE. Per questo, ripercorrere la genesi della Volcker rule può essere d'aiuto. Volcker, che è stato nei primi due anni di presidenza un (poco ascoltato, anzi boicottato dallo staff) consulente part-time di Obama, ha sempre sostenuto che le attività di trading in proprio delle banche commerciali, protette quindi dal sistema federale in caso di gravi crisi, non potevano essere equiparate alla raccolta e gestione del risparmio. Altrimenti si legittimava il cosiddetto moral hazard, l’impunità.
NIENTE HEDGE FUND NÉ PRIVATE EQUITY. Quindi, secondo Volcker, le grandi banche che facevano in proprietary trading (è tipico dei grossi istituti di Wall Street, non del più ampio mondo bancario americano) non avrebbero potuto più farlo né direttamente né attraverso il controllo o la sponsorizzazione di hedge fund e di fondi di private equity, che invece anche questo sono deputate.
Improvvisamente il 21 gennaio 2010 Obama annunciava dalla Casa Bianca che nella riforma bancaria sarebbero state inserite le norme chieste dall’anziano ex presidente Fed, battezzate dal presidente Volcker rule.
LA SCONFITTA NEL FEUDO DEI KENNEDY. Solo il giorno prima, il 20 gennaio, un repubblicano aveva strappato dopo mezzo secolo il seggio senatoriale del Massachusetts che era stato dei fratelli Kennedy. Una delle cause della inaspettata sconfitta, spiegarono gli analisti, era stata l’insoddisfazione del pubblico per una gestione della crisi finanziaria che non identificava i responsabili. Obama, sempre rapido, era così balzato sulla Volcker rule. Pochi giorni dopo cinque ex ministri del Tesoro dichiaravano pubblicamente il loro sostegno.
LA DISTINZIONE GLASS-STEAGALL. In pratica la Volcker rule reintroduceva in parte la separazione esistente con la legge Glass-Steagall degli Anni 30, fra banca commerciale e banca d’affari.
Il ministro del Tesoro in carica, Timothy Geithner, sempre sensibile a Wall Street, per mesi aveva frenato. Poi la complessa macchina legislativa della riforma finanziaria era andata avanti. Va però sottolineato come i due co-sponsor, i presidenti delle Commissioni finanza delle due Camere, siano stati a lungo in perfetta sintonia con i desiderata della grande finanza, ricevendone - soprattutto Christopher Dodd - amplissimi contributi elettorali.
L'AFFONDO DELLE BANCHE. Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan e leader di fatto del mondo della grandi banche, ha cavalcato la scarsa simpatia e l'insofferenza di Volcker per il mondo dei derivati per sferrare all’anziano banchiere centrale un colpo basso, accusandolo di incompetenza. «Paul Volcker per sua stessa ammissione ha detto di non capire il mercato dei capitali. E ai miei occhi lo ha dimostrato», ha detto in tivù.
Dimenticando, però, che Volcker capisce così poco il mercato dei capitali da avere, con discrezione e successo, organizzato all’inizio degli Anni 80, quando era alla Fed e le grandi banche si erano incautamente svenate coi prestiti all’America Latina, il salvataggio del sistema, e alla fine anche di JPMorgan.
LA PREOCCUPAZIONE ALL'ESTERO. A temere la Volcker rule, oltre alle randi banche, sono anche il governatore della Banca del Canada e il commissario Ue agli Affari finanziari, Michel Barnier. Entrambi sono preoccupati che la stretta possa impedire alle banche americane la sottoscrizione di titoli del Tesoro canadesi ed europei.
SÌ AGLI ACQUISTI, NO ALLA SPECULAZIONE. Volcker ha risposto sul Financial Times ricordando che le grandi banche americane potranno continuare a sottoscrivere le emissioni sovereign straniere, ma non potranno più effettuare acquisti speculativi. Naturalmente definire che cosa sia speculativo e cosa no è complicato.
IL CASO INGLESE. In Europa, Gran Bretagna e Svizzera, i due Paesi dove la riforma è stata elaborata in modo chiaro e deciso in attesa che anche la Ue completi le sue mosse, una sorta di Volcker rule è già in arrivo. La Commissione Vickers, sul cui rapporto il Parlamento di Londra dovrà legiferare entro il 2015, prevede la netta separazione fra domestic retail e global investments con una “separazione strutturale” fra le due attività in modo che il contribuente non sia più chiamato a costosi salvataggi.
L'APPELLO DELLA CAMERA DI COMMERCIO USA. Intanto 30 società di vari settori, coordinate da quel baluardo del libero mercato che è la American Chamber of Commerce, hanno sottolineato che la Volcker rule, se applicata, porterà a una rarefazione dei capitali e chiedendo un rinvio della data di applicazione prevista per il prossimo luglio.
Il rinvio, dicono gli addetti ai lavori, probabilmente ci sarà. Se poi a novembre i repubblicani otterranno come possibile il controllo anche del Senato, l’intera Dodd Frank che procede con studiata lentezza finirà in archivio. I candidati repubblicani alla presidenza hanno già detto di volerla cancellare.
Ora, se da un lato sono giuste le lamentele per l’eccessivo peso burocratico della normativa, come si fa dopo quello che è successo a volere ancora di fatto un mercato senza regole? E come si fa a dire agli americani possono stare tranquilli, perché ci cono la Dodd Frank e la Volcker rule?

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