Disoccupazione Germania 120301102637
ECONOMIA 1 Marzo Mar 2012 1015 01 marzo 2012

Berlino, disoccupati ma non troppo

Per l'agenzia Ba a febbraio 26 mila in più senza lavoro (+0,1%). Ma è la quota più bassa da 21 anni.

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da Berlino

Una bacheca della Bundesagentur für Arbeit (Ba), l'agenzia federale del lavoro che ha sede a Norimberga.

I dati sul mercato del lavoro tedesco per il mese di febbraio, forniti dalla Bundesagentur für Arbeit (Ba), l'agenzia federale del lavoro che ha sede a Norimberga, hanno fornito un quadro apparentemente contrastante. Rispetto al mese precedente, la quota dei disoccupati è aumentata di 26 mila unità, riportando il numero complessivo oltre la soglia dei 3 milioni (per la precisione: 3 milioni 110 mila), con una percentuale del 7,4% e un aumento pari al + 0,1%. Ma la comparazione con il febbraio dell'anno precedente ha testimoniato il buon andamento generale dell'economia tedesca, facendo registrare una diminuzione dei disoccupati di 203 mila unità.
UN DATO INFLUENZATO DAL FREDDO. «Il dato di questo febbraio ha risentito del freddo straordinario che ha colpito il Paese nelle prime tre settimane del mese», ha scritto l'Handelsblatt, «che ha costretto molte aziende a fermare i propri lavoratori, soprattutto in quei settori come l'edilizia in cui è obbligatorio lavorare all'aperto». Con un clima meno rigido, i risultati sarebbero stati migliori, anche rispetto a gennaio. Gli esperti, infatti, si attendevano una lieve ulteriore flessione di 7 mila unità. Ma i numeri destagionalizzati hanno confermato l'influenza del fattore meteorologico, testimoniando la sostanziale stabilità. Ecco perché gli esperti di Norimberga hanno tenuto a evidenziare maggiormente i dati comparativi con il febbraio di un anno fa, spargendo nuovo ottimismo in un Paese che non sembra per ora avvertire le conseguenze della crisi finanziaria europea.
CRESCIUTI I CONTRATTI 'PESANTI': + 718 MILA DAL 2011. «Il mercato del lavoro in Germania si mantiene robusto», ha detto il direttore dell'agenzia Frank-Jürgen Weise, «nonostante la contingente debolezza registrata nel mese appena concluso, e tale considerazione è confermata dal fatto che è ulteriormente aumentata la quota degli occupati e il numero di assunzioni che contemplano contributi per le assicurazioni sociali». Sono cresciuti, insomma, i contratti che pesano di più sui bilanci delle aziende e meno quelli precari e temporanei. Da gennaio, sempre secondo la Ba, le aziende hanno stipulato 718 mila contratti pesanti in più rispetto al 2011, portando la cifra nazionale a 28 milioni 750 mila, mentre in tutto il Paese il numero totale degli occupati è ora di oltre 41 milioni. Segno che l'economia reale tira.

Il febbrario con meno disoccupati da 21 anni

«Di fatto, anche il dato del mese scorso ha fatto segnare un nuovo record: quello della quota più bassa di disoccupati in un febbraio da 21 anni», ha proseguito l'Handelsblatt. Praticamente dalla riunificazione. La tendenza positiva si è spalmata in maniera omogenea su tutti i Länder tedeschi: le differenze tra Est e Ovest ovviamente permangono, così come quelle all'interno delle rispettive aree, ma esse sono ormai da attribuire più a motivi di natura storica che a una differente dinamica attuale delle economie locali.
IL MERCATO RICERCA ANCORA 473 MILA LAVORATORI. Sempre i dati di febbraio hanno confermato che in alcuni settori non è stata esaurita la capacità di assorbimento della forza lavoro: «Il mercato è ancora alla ricerca di 473 mila lavoratori», ha insistito il quotidiano economico, «56 mila in più che nell'anno precedente. Particolarmente bisognose appaiono le imprese impegnate nei settori dell'elettromeccanica, della costruzione di macchinari e veicoli da trasporto, nella metallurgia, nella logistica e nella sanità».

Imprenditoria in crisi: il caso Schlecker

Non dappertutto, però, le cose filano per il verso giusto. Nel settore commerciale, un nome storico dell'imprenditoria tedesca è da mesi alle prese con una crisi che può rivelarsi esiziale. Si tratta della catena di drogheria Schlecker, che ha raccontato un pezzo di storia economica tedesca e che possiede alcune filiali anche nel Nord Italia. L'azienda, passata nel frattempo dalla guida patriarcale di Anton Schlecker a quella sfortunata dei figli Anton, Lars e Meike, non è riuscita a invertire la tendenza negativa degli ultimi anni e ha dovuto affidarsi a una procedura di insolvenza. «La cura si presenta molto amara per i lavoratori», ha scritto il Financial Times Deutschland, «perché, nel tentativo di salvare il possibile, il liquidatore Arndt Geiwitz, di concerto con il management dell'azienda, ha deciso la chiusura di metà delle 6 mila filiali e la cancellazione di quasi 12 mila posti di lavoro». Un drastico piano di salvataggio che Geiwitz vuol mettere in pratica entro la fine di marzo, quando inizierà la procedura di insolvenza. Con il fallimento Schlecker si chiude in Germania (e in Europa) una storia imprenditoriale familiare lunga quattro decenni, non un settore di mercato che anzi continua ad attirare milioni di clienti. Un tramonto che ha poco a che fare con la crisi economica attuale e molto con la rigidità di una struttura imprenditoriale patriarcale.

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