Europa Fiscal Compact 120303204538
GERMANIA 5 Marzo Mar 2012 1059 05 marzo 2012

Salva Stati, compromesso tedesco

Da Merkel e Schäuble apertura sull'aumento del tetto del fondo.

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da Berlino

I leader dell'Ue alla firma sul Fiscal compact.

Il governo tedesco starebbe contrattando un compromesso sul volume complessivo del fondo permanente salva Stati Ems, che prevederebbe uno sfondamento del tetto di 500 miliardi di euro preventivato nel mese di dicembre del 2011. Dopo tante e autorevoli dichiarazioni contrarie, che per lungo tempo hanno rappresentato una sorta di linea Maginot, Berlino avrebbe dunque deciso di cedere alle richieste della maggioranza dei partner europei e alle pressioni della Commissione di Bruxelles e del Fondo monetario internazionale. Verrebbero così confermate le caute aperture avanzate negli ultimi giorni da due esponenti della linea dura, la stessa Angela Merkel e il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble.
ESAMINARE I NUMERI DELLA CRISI. Quest'ultimo in particolare, a margine dei lavori del G20 a Città del Messico, aveva già ammorbidito la posizione tedesca, ricordando che la parola definitiva sarebbe stata detta a marzo, una volta esaminati i numeri più attuali della crisi. «Secondo informazioni raccolte negli ambienti del governo», ha riportato la Welt, «l'esecutivo di Berlino, non potendo più tenere testa alle pressioni internazionali, si farebbe promotore di una proposta più articolata, che prevederebbe di aggiungere ai 500 miliardi previsti dell'Ems anche i 200 miliardi inutilizzati del fondo temporaneo Efsf».
PER BERLINO 700 MLD DI EURO SONO SUFFICIENTI. Quest'ultimo, dotato originariamente di 440 miliardi di euro, non è stato infatti completamente esaurito. Dopo il secondo pacchetto di aiuti per Atene, dispone ancora di 200 miliardi. La somma complessiva da destinare al fondo permanente salirebbe così a 700 miliardi di euro, un volume che ora Berlino giudica sufficiente a realizzare quel vallo di sicurezza nei confronti dei Paesi dell'Eurozona colpiti dalla crisi del debito.

La scelta di Berlino di prendere tempo

Cancelliera tedesca Angela Merkel.

Questa ipotesi non è, in verità, farina del sacco del governo di Angela Merkel. Una proposta in tal senso era stata già avanzata da altri capi di governo e ministri delle Finanze dell'Eurozona, e anche dal premier Mario Monti, che ne aveva discusso personalmente con la cancelliera fin dal suo viaggio a Berlino nello scorso gennaio, senza ottenere alcuna disponibilità esplicita. I tedeschi hanno voluto prender tempo, continuando pubblicamente a considerare superfluo qualsiasi aumento della dotazione dell'Ems. Dietro le quinte invece già si lavorava al compromesso.
L'APPROVAZIONE DEL FISCAL COMPACT. Due elementi hanno convinto Berlino a rivedere la propria linea di fermezza. Il primo è stato l'approvazione, nell'ultimo vertice europeo, del Fiscal compact sottoscritto da 25 dei 27 Stati membri, con l'eccezione di Gran Bretagna e Repubblica Ceca: un accordo fortemente voluto dalla Germania e che dovrebbe costringere tutti i Paesi a una rigida politica di bilancio.
Il secondo è che «il modello di rafforzamento del fondo permanente attraverso l'aggiunta del residuo del fondo temporaneo può essere accettato da Berlino anche per evitare altre e peggiori alternative», ha riconosciuto il quotidiano conservatore, che in politica finanziaria europea ha spesso sponsorizzato le posizioni più intransigenti del mondo imprenditoriale e della Bundesbank.
RIVERSARE IL FONDO EFSF NELL'ESM. Un'alternativa sgradita sarebbe, ad esempio, quella di riversare l'intero fondo Efsf in quello Esm, per raggiungere la somma di 940 miliardi di euro. Un muro di difesa ancora più sostanzioso che porterebbe la somma di garanzia degli Stati europei al valore immenso di 1.500 miliardi di euro, di cui ben 400 garantiti dalla sola Germania, il Paese che più di tutti contribuisce a tali fondi.
LE ACCUSE: LA GERMANIA SI VUOLE DEFILARE. Merkel e Schäuble si trovano stretti fra due fuochi. Da un lato quello dei partner europei, che chiedono appunto un maggior impegno comune, accusando più o meno apertamente la Germania di volersi defilare dai propri obblighi di Paese leader dell'Unione.
Dall'altro quello politico interno, rappresentato soprattutto dai deputati della stessa coalizione di governo, che proprio qualche giorno fa hanno dato una dimostrazione plateale di quanto grande sia diventato il dissenso, facendo mancare la maggioranza assoluta nella votazione che ha licenziato il secondo pacchetto di aiuti finanziari alla Grecia. Solo l'appoggio delle opposizioni socialdemocratiche e verdi ha evitato che in Aula l'approvazione si trasformasse in un triller politico.
LO SPAURACCHIO DEL FONDO DA QUASI 1.000 MLD. Un fondo Ems di quasi 1.000 miliardi sarebbe per Merkel uno spauracchio: difficilmente riuscirebbe a convincere i parlamentari della propria maggioranza e dovrebbe ingaggiare una prova di forza interna che potrebbe significare la definitiva disgregazione della coalizione. Tanto più che si è diffuso nuovo nervosismo per una notizia riportata dallo Spiegel, secondo cui «la Troika che sta monitorando la crisi greca ha già accennato all'ipotesi che in breve tempo sarà necessario un terzo pacchetto di aiuti ad Atene per circa 50 miliardi di euro, dal momento che il Paese non sarebbe in grado di recuperare autonomamente i capitali sui mercati dal 2015, come invece era stato previsto».
L'ULTERIORE AIUTO ALLA GRECIA. Dal 2015 al 2020 la Grecia potrebbe avere ancora bisogno di un aiuto finanziario esterno di 50 miliardi. Un passaggio che la Troika aveva già scritto nero su bianco nell'ultimo rapporto, ma che poi sarebbe stato cancellato su richiesta diretta del governo di Berlino. Il ministero delle Finanze ha smentito l'indiscrezione giornalistica. Ma il nervosismo nel mondo politico non è evaporato.

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