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EDILIZIA 13 Marzo Mar 2012 1140 13 marzo 2012

Svizzera, freno alle case vacanza

Col 50,6% dei sì al referendum limitata la costruzione di seconde abitazioni.

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Svizzeri alle urne lo scorso 11 marzo per il referendum sulle ferie e la costruzione di seconde case.

Tra i vari referendum votati dagli svizzeri domenica 11 marzo, quello che ha approvato la limitazione della costruzione di seconde case rischia di gettare sul lastrico l'intera industria edilizia del Paese alpino e di ripercuotersi drammaticamente soprattutto sui lavoratori pendolari italiani del settore. Passata con il voto favorevole del 50,6% degli aventi diritto, l'iniziativa denominata «Basta con la costruzione sfrenata di case secondarie» prevede che la quota di questo tipo di residenze non possa superare il 20% del totale o il 20% della superficie abitativa di un comune.
Promosso con l'obiettivo di non svendere le montagne e di salvaguardare la vivibilità dei centri a maggiore attrazione turistica, il referendum ha riguardato le abitazioni utilizzate saltuariamente per le vacanze da privati ed è previsto che risparmi almeno quelle sfruttate commercialmente e i domicili secondari per scopi di studio o di lavoro.
Ma i costruttori fanno già i conti con il futuro crollo delle commesse.
SOSPENSIONE DEI LAVORI. La Neue Zürcher Zeitung ha spedito i suoi giornalisti in Engadina, la valle di montagna nel canton Grigioni al di là del confine italiano con la Lombardia, per carpire le reazioni degli addetti ai lavori sull'esito del voto referendario. «Non posso ancora credere che fra pochi giorni sarò costretto a dare il benservito ai miei lavoratori italiani e portoghesi», ha detto un imprenditore edile di Pontresina che ha voluto mantenere l'anonimato. La sua ditta ha finora costruito metà del proprio fatturato sull'edificazione di seconde case e, poiché la quota di queste abitazioni ha ormai abbondantemente superato il 20% in Engadina, l'esito della consultazione popolare sarà quello di uno stop immediato dei lavori. «Le conseguenze saranno drammatiche», ha confermato Markus Testa, presidente della Camera di commercio di St. Moritz, «non abbiamo più alcuna prospettiva».
TAGLI AI DIPENDENTI EDILI. Secondo il quotidiano di Zurigo, il volume degli affari proveniente dalla costruzione di seconde abitazioni non potrà essere sostituito da quello per le case dei residenti, per nuovi hotel o per le ristrutturazioni. Solide imprese familiari come Hartmann e Christoffel sono destinate a licenziare già in primavera almeno la metà dei loro 300 addetti e si teme che nel giro di un anno i tagli possano essere ancora di più. «Si tratta di lavoratori di lungo corso o di giovani padri di famiglia cui ora sono costretto a togliere le basi economiche della loro esistenza», ha concluso Testa.
GLI ITALIANI PIÙ COLPITI. I più colpiti saranno gli italiani. «Sui cantieri dell'Engadina si sente oggi parlare quasi esclusivamente italiano», ha confermato la Neue Zürcher Zeitung: «Italiani e portoghesi rappresentano i due terzi della forza lavoro, seguiti da una minoranza di svizzeri tedeschi e rumeni. I licenziamenti coinvolgeranno soprattutto i lavoratori meno qualificati, che sono appunto i portoghesi, ben integrati nell'Alta Engadina e gli italiani, provenienti dalla vicina Valtellina». Si tratta in maggioranza di pendolari che passano il confine ogni giorno e i cui guadagni oltre frontiera hanno contribuito negli ultimi decenni alla crescita economica della provincia di Sondrio.

Progetti in sospeso in attesa della traduzione in legge

Un cantiere nella regione dell'Engadina.

«Sebbene oggi molti sostengano che si sarebbe dovuto fare i conti per tempo con le conseguenze di un referendum dall'esito scontato», ha proseguito il quotidiano svizzero, «lo choc prodotto dalla vittoria dei sì si tocca con mano. Al momento regna l'incertezza per i tempi e i modi in cui l'iniziativa popolare verrà tradotta in legge e ci si chiede cosa ne sarà dei progetti per cui sono stati già richiesti ma non ancora accordati i permessi».
A guardare la mappa dei lavori programmati per i prossimi mesi nella regione, ci sarebbe ancora molto da fare per un lungo periodo, ma i dubbi riguardano sia le modalità con cui il legislatore è intenzionato a dare concretezza alle ragioni dei referendari sia la sorte dei progetti sospesi: avranno ancora la possibilità di essere approvati entro la fine dell'anno? L'ultimo boom edilizio in Engadina dipenderà da questa decisione.
PROGETTI IN PERDITA. Nell'incertezza vivono anche i proprietari della ditta Maloth di St. Moritz, che attendono il via definitivo per un progetto misto di negozi, prime e seconde abitazioni. Il direttore Markus Kirchgeorg è stato categorico: «Negozi e prime abitazioni rappresentano per noi un affare in perdita e solo con la vendita delle seconde abitazioni si riesce ad andare in attivo. Se dovessero proibirle, l'intero progetto cui abbiamo lavorato è destinato al fallimento».
PERICOLO DI UN EFFETTO BOOMERANG IN ENGLADINA. Il presidente della Camera di commercio Testa non è stato tenero con i referendari. Se l'è presa soprattutto con quel 44,4% di abitanti dell'Engladina che esprimendosi in favore del quesito, ha messo in difficoltà un pilastro dell'economia regionale: «La nostra comunità andrà incontro a tempi difficili, quando verranno a mancare gli introiti fiscali provenienti dalle seconde abitazioni. Chi ha votato a favore vedrà nel tempo cosa ha contribuito a preparare». Per ora, però, le conseguenze immediate le sopporteranno i lavoratori pendolari italiani.

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