Polonia 120403131513
REPORTAGE 3 Aprile Apr 2012 1355 03 aprile 2012

Polonia, un calcio all'Urss

Viaggio nel Paese che con l'Europeo dimentica il passato.

  • ...

da Varsavia e Poznan

Lo stadio di Varsavia che a giugno ospita l'Europeo di calcio 2012.

Cantieri, gru, scavatrici. In questi mesi il panorama della Polonia è dominato dagli attrezzi meccanici. Una corsa per completare in tempo le opere del primo campionato europeo di calcio a Est, ospitati con l'Ucraina. Data d'inizio, l'8 giugno.
Gli stadi sono ormai pronti. Alcuni, come quello di Varsavia, si sono conquistati di prepotenza lo skyline cittadino. Adagiato sulla sponda destra della Vistola, illumina di notte sogni di gloria e prestigio.
Molto invece resta da fare nel campo delle infrastrutture, il vero tallone d'Achille di un Paese cresciuto in fretta.
LAVORI NON ANCORA FINITI. Il tempo stringe, i lavori sono tanti ed è probabile che non tutto sia finito in tempo.
«Poco grave», dice a Lettera43.it Jan Mazurczak, direttore dell'organizzazione turistica di Poznan, la città che deve ospitare due partite dell'Italia, «l'essenziale sarà pronto, il resto lo completeremo dopo, perché comunque si è investito in opere strategiche».
RITARDI, MACCHIA DEL PAESE. Vero. Ma i ritardi, di cui forse i tifosi neppure si accorgeranno, macchiano un po' l'immagine di efficienza che il Paese vuol dare all'estero.
Dall'ingresso nell'Unione europea, i finanziamenti giunti in Polonia per l'ammodernamento del sistema di trasporto sono stati ingenti e l'occasione dell'Europeo ha accelerato il flusso di denaro.
AUTOSTRADA NON COMPLETA. C'era tantissimo da fare: ristrutturare gli aeroporti, velocizzare le linee ferroviarie, rifare le stazioni, costruire le autostrade.
Sul principale asse Ovest Est, dal confine con la Germania a quelli con Bielorussia, Ucraina e Paesi Baltici, si congestiona da anni l'immenso traffico diretto a Oriente.
La nuova autostrada, da Francoforte sull'Oder a Varsavia e da qui a Danzica verso Nord, è l'arteria principale del nuovo sistema stradale. Per ora si viaggia a singhiozzo e i tecnici già ammettono che non può essere completata per giugno.
VARSAVIA IN ETERNO DIVENIRE. A Varsavia, meglio arrivarci in treno. Risaliti i tunnel sotterranei sempre un po' maleodoranti della stazione centrale, ma ora imbiancati di calce fresca per dare al visitatore un'accoglienza meno tetra, si sbuca nel cuore della città moderna.
È qui che la capitale si sente un po' come la Berlino degli Anni 90: un progetto in divenire, che non sa ancora bene dove voglia andare a parare, ma che ha ben chiaro da dove voglia fuggire.
LA CITTÀ DIMENTICA IL PASSATO. Attorno al maestoso Palazzo della cultura e della scienza, regalato da Joseph Stalin negli Anni 50 e per questo odiatissimo, sono spuntate come funghi torri di vetro e acciaio che sfidano il cielo con le loro forme ardite, suggerite dagli architetti-star più in voga del momento.
Questo spicchio di città, un po' Manhattan e un po' Shanghai, non ricorda nulla della vecchia e aristocratica Polonia mitteleuropea, ma dice molto della caotica ambizione di afferrare il futuro e tenerselo stretto, una volta per tutte.

Economia solida: previsto un aumento del Pil del 2,5%

Alcune delle nuove costruzioni di Versavia.

L'orgoglio di oggi è l'economia. Anche per il 2012 la Polonia si è aggiudicata la maglia rosa nelle previsioni di crescita fra i Paesi dell'Ue: il Prodotto interno lordo, secondo le istituzioni europee, è destinato ad aumentare del 2,5%, un risultato niente male in un Continente ancora infetto dalla crisi dei debiti sovrani.
La Germania è ferma allo 0,6%, la Francia allo 0,4% e per l'Italia è previsto un -1,3%.
Sono anni che Varsavia non segna numeri in rosso. Neppure nel biennio nero della crisi finanziaria globale, fra il 2008 e il 2009, quando perfino la Germania fu costretta ad annaspare.
Negli ultimi due anni si è tornati sopra il 3%. Il motore è ancora piccolo, ma qui si sentono un po' tutti una sorta di locomotiva.
VECCHI SIMBOLI DEL COMUNISMO. Lo spirito del nuovo capitalismo polacco si è impossessato dei vecchi simboli dell'era comunista.
Per 10 anni, fino al 2000, la Borsa di Varsavia ha macinato acquisti e vendite di azioni nel casermone sulla Nowi Swiat che per 40 anni era stato sede del Partito unito dei lavoratori, prima di spostare monitor e telefoni in un palazzetto a fianco, più spazioso e funzionale. Con le facciate a specchio.
I responsabili politici dell'economia, invece, continuano a tessere le loro fila in un edificio buio e grigio sulla Al Ujazdowskie, il quartiere edificato nel secondo Dopoguerra seguendo le direttive urbanistiche e architettoniche del realismo socialista.
AMBIENTE FAVOREVOLE AL BOOM. In queste stanze scure e stagionate, il viceministro dell'Economia Ilona Antoniszyn-Klik, 36 anni e una laurea in Scienze economiche all'Università europea Viadrina di Francoforte sull'Oder, racconta a Lettera43.it la sua versione del boom polacco: «Abbiamo un solido mercato interno, composto da 40 milioni di consumatori che hanno voglia di spendere e comprare. Una manodopera qualificata e ben istruita, sia nei settori meccanici tradizionali sia in quelli tecnologici innovativi. Un ambiente favorevole alle imprese e agli investimenti dall'estero. E una posizione strategica nel mezzo dell'Europa, a cavallo fra le economie affermate di Francia e Germania e quelle emergenti della Russia e dell'Asia».
AZIENDE SVILUPPATE NEL MONDO. Così dal sottobosco imprenditoriale sono spuntati i primi campioni nazionali, aziende che da qualche tempo hanno messo con successo il naso nei mercati esteri.
Da Poznan, la Solaris piazza i suoi autobus in tutta la Germania, rubando quote alla Mercedes. Da Cracovia, la Comarch smercia software di qualità in tutto il mondo. Da Breslavia, il gruppo chimico Selena realizza investimenti fino in Cina. Da Plock, la compagnia petrolifera Orlec sparge stazioni di rifornimento in mezza Europa centro-settentrionale. Da Lublino, l'azienda mineraria Kghm Polska ha lanciato i suoi tentacoli fino in India e Brasile.

Disoccupazione al 12% e i giovani cercano lavoro all'estero

Ilona Antoniszyn-Klik, viceministro all'Economia.

Le riforme varate nel ventennio post-comunista hanno modellato il Paese sui parametri dell'economia di mercato. Non sono stati passaggi indolori.
A metà degli Anni 90, la mancanza di prospettive ha spinto all'estero milioni di giovani disperati. Una fuga di braccia e cervelli che la Polonia non ha riassorbito. Perché la buona istruzione può essere anche un'arma a doppio taglio e, se i salari sono migliori altrove, un laureato ancora oggi prende la valigia. Se il tasso di disoccupazione ufficiale è al 12%, quello giovanile schizza al 22% ed è una vera emergenza nazionale.
PROTESTE DAVANTI AL GOVERNO. La ristrutturazione industriale si è mangiata un pezzo di storia: i cantieri navali di Danzica, la culla di Solidarnosc, l'epicentro del sisma che in 10 anni arrugginì le fondamenta del regime di Jaruzelski.
Oggi a essere corrosi sono i vecchi impianti. La rivoluzione ha divorato i suoi figli e la Solidarnosc attuale piazza le sue tende di fronte alla sede di un governo che si dice erede di quella stagione sindacale.
DISPARITÀ TRA CITTÀ E CAMPAGNA. Il malumore è enorme. Se la politica ha l'inevitabile passo lento delle mediazioni e dei compromessi, la società corre, anche se a doppia velocità.
Le campagne restano indietro rispetto alle città, le regioni orientali arrancano nel confronto con quelle occidentali. E gli investimenti premiano le aree più fortunate, con il rischio di allargare la forbice della crescita e di accentuare gli squilibri.
ORGOGLIO E PAURA PER IL FUTURO. Il congedo dalla stazione di Poznan racchiude bene questo particolare momento della Polonia. Ci si immette sui binari percorrendo i corridoi bui della vecchia struttura, mentre a poca distanza gli operai sono arrampicati sulle impalcature da cui spunta la sagoma, in vetro e acciaio, della stazione nuova.
Il ronzio delle gru e delle scavatrici copre la voce che arriva dall'altoparlante, il vento solleva polvere che finisce negli occhi.
Negli sguardi dei passeggeri in attesa si legge l'orgoglio per il nuovo che avanza e l'ansia di non riuscire a farcela in tempo. Una corsa verso il futuro, con il cuore in gola e un po' di fiatone.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati