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ECONOMIA 19 Aprile Apr 2012 0930 19 aprile 2012

Crisi, Berlino l'ottimista

La Germania rivede al rialzo la crescita del Paese e attacca la politica della Bce.

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da Berlino

Angela Merkel, cancelliera tedesca.

In controtendenza rispetto all'Italia e alla maggioranza dei Paesi europei, il governo tedesco si appresta a rivedere in positivo i numeri della propria economia per il 2012. Ad alimentare la nuova ventata di ottimismo sono i dati elaborati dai più grandi istituti di ricerca economica della Germania, che forniscono puntualmente al governo il materiale per correggere le politiche economiche in corso e programmare quelle future. La presentazione del rapporto è stata programmata per la mattinata del 19 aprile in una conferenza a Berlino, ma i quotidiani hanno già riportato le prime indiscrezioni raccolte dietro le quinte.
CRITICHE ALLA GESTIONE DELLA CRISI. I grandi saggi non si sarebbero però limitati semplicemente a snocciolare le variazioni di crescita rispetto alle previsioni di inizio anno. Secondo quanto riferito dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, «le analisi conterrebbero anche chiare critiche alla gestione politica della crisi in Europa», affrontando anche un altro capitolo caldo che nei mesi scorsi ha diviso la Germania dalla maggioranza dei governi del continente: l'operato della Banca centrale europea.
«Sono ormai in gioco l'indipendenza e la credibilità della Bce», è il giudizio contenuto nel rapporto, «perché, dall'inizio della crisi, l'istituto centrale è intervenuto sostenendo indirettamente le finanze degli Stati membri.
UN ATTACCO ALLE SCELTE DI DRAGHI. Un'azione che non può essere difesa a lungo: c'è il pericolo che la politica monetaria non riesca più a disincagliarsi dalla situazione difficile nella quale si è infilata». Un attacco diretto alle scelte del presidente della Bce Mario Draghi, nel solco dell'opposizione apertamente espressa dal governatore della Bundesbank Jens Weidmann e da alcuni settori del mondo industriale e politico tedesco.

Corrette al rialzo le stime di inizio anno

Il presidente della Bce, Mario Draghi.

Per quel che riguarda più specificatamente l'economia tedesca, il consorzio di think-tank (di cui fanno parte l'Ifo Institut di Monaco, l'Ifw di Kiel, il renano Rwi e l'Institut für Wirtschaftsforschung di Halle) ha corretto leggermente al rialzo le stime di inizio anno e le stesse indicazioni espresse dal Fondo monetario internazionale.
«Il Prodotto interno lordo crescerà nel 2012 dello 0,9%, tre decimali in più rispetto allo 0,6% previsto dal Fmi», ha scritto la Frankfurter in un secondo articolo, «e per il 2013 si annuncia una crescita del Pil del 2%, contro l'1,5 preventivato dallo stesso organismo internazionale».
LA RIPRESA DELLE ESPORTAZIONI NEL 2013. Il risultato sarà conseguenza della ripresa delle esportazioni, dopo il rallentamento dovuto alla crisi dei mesi passati: per l'anno in corso si stima un aumento del 3,1%, per il 2013 del 5,1%. Rimangono forti preoccupazioni per la situazione in Europa e per le difficoltà di alcuni Paesi come Italia e Spagna, tradizionalmente grandi partner commerciali della Germania.
Le politiche di risparmio e l'aumentata pressione fiscale introdotte dai governi Monti e Rajoy faranno sentire ancora a lungo il loro peso sulle economie italiane e spagnole: «Per questo motivo sarà impossibile ottenere una crescita ancora maggiore delle esportazioni del made in Germany».
I DISOCCUPATI IN CALO A 2,6 MILIONI. Sul piano dell'occupazione, le stime degli esperti sono più caute. In Germania il mercato del lavoro continuerà a muoversi, ma a velocità ridotta rispetto ai balzi in avanti degli anni passati. Il numero dei disoccupati dovrebbe comunque scendere nel 2012 a 2,6 milioni di unità mentre si registrerà una contrazione della capacità imprenditoriale di creare nuovo lavoro. Quanto alla crisi, i grandi saggi tedeschi hanno valutato che continuerà a far sentire i suoi effetti anche nei prossimi mesi ma hanno fornito anche qualche speranza sul fatto che non dovrebbe aggravarsi: il peggio è passato anche se i miglioramenti tarderanno ad arrivare.
LE CRITICHE DEGLI ECONOMISTI. Se il governo di Angela Merkel potrà tirare un respiro di sollievo dalle nuove previsioni economiche per il proprio Paese, non mancherà di storcere il naso per un appunto che gli economisti hanno mosso alla sua azione sul bilancio: «Gli istituti di ricerca hanno criticato il fatto che la Germania non abbia approfittato del buon andamento economico per aggredire in maniera sufficiente il deficit strutturale», ha concluso il quotidiano di Francoforte, «per di più proprio in un momento in cui si atteggia a maestra della materia verso gli altri Paesi europei». Grazie alla congiuntura favorevole, il governo tedesco ha fissato allo 0,2% la riduzione del deficit statale per il 2013: «Una misura insufficiente perché, secondo la politica di freno del debito, lo Stato non deve soltanto evitare nuovi debiti ma anche realizzare eccedenze».

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