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DATI 20 Aprile Apr 2012 0945 20 aprile 2012

Motori in profondo rosso

Crollano le vendite in Italia e i marchi storici come Ducati scappano.

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da Berlino

Un operaio al lavoro su una Ducati.

L'acquisto di Ducati da parte di Audi (e quindi del gruppo Volkswagen) è ormai storia nota. Ma l'ennesimo addio a un pezzo di storia della motorizzazione italiana ha fornito lo spunto al Financial Times Deutschland per avviare una discussione sullo stato del settore della produzione di veicoli nel nostro Paese.
Quello che ne vien fuori è un quadro a tinte fosche: «Con la vendita di Ducati, l'industria del trasporto italiana vede diminuire la propria importanza nel confronto internazionale», ha esordito il quotidiano finanziario, «visto che solo poche aziende di fama mondiale continuano ormai a mantenere una proprietà nazionale. E la recessione economica in cui è piombata l'Italia non fa che peggiorare la situazione».
SECONDO MARCHIO ITALIANO IN GERMANIA. Dopo Lamborghini, la casa motociclistica di Bologna è il secondo marchio tricolore a entrare a far parte del gruppo di Ingolstadt, città industriale della Franconia bavarese. Qui, la casa automobilistica tedesca spostò in tutta fretta stabilimenti e direzione da Zwickau nei mesi successivi all'occupazione sovietica della città sassone, ricominciando nella Germania Ovest un'avventura iniziata nel 1909 da August Horch, e che l'avrebbe portata nel 1958 tra le braccia della Daimler-Benz e dal 1964 in quelle della Volkswagen.
OTTIMISMO DA PARTE DELLA FIOM. Da azienda acquisita, l'Audi è stata trasformata da Ferdinand Piëch in una casa di nuovo vincente, con una particolare attrazione verso i marchi sportivi italiani. Pare con buona soddisfazione di tutti. Tanto che, oltre alle più scontate dichiarazioni di fiducia espresse dal presidente di Investindustrial Andrea Bonomi il maggiore ottimismo è venuto dal responsabile della Fiom Salvatore Carotenuto: «Sarei stato davvero preoccupato se ci avesse acquisito Sergio Marchionne», ha riportato il Ft, sottolineando come il commento rappresenti uno schiaffo verso il campione dell'industria automobilistica nazionale, «e se la Volkswagen indirizzerà verso Ducati la stessa attenzione che ha dedicato al rilancio di Lamborghini, non potremo che essere contenti».
PRESERVATO LO STABILIMENTO IN ITALIA. Due i segreti, secondo Carotenuto: maggiori investimenti e mantenimento della produzione in Italia. Sui primi si discuterà nel momento in cui l'Antitrust darà il via libera definitivo all'accordo di acquisizione. Per quanto riguarda la produzione, da Ingolstadt hanno fatto già sapere che lo stabilimento di Bologna verrà preservato.

Cessioni iniziate nel passato, da Italdesign a Husqvarna

Ferdinand Piech, presidente del consiglio di controllo di Volkswagen.

Ma gli esempi del salasso italiano sono numerosi. Nel 2010, ancora la Volkswagen acquisì l'Italdesign di Giorgetto Giugiaro, che aveva tra le altre cose fatto la fortuna del primo modello di Golf.
E nel 2007, un altro marchio bavarese, la Bmw, fece spese in Italia comprando la casa motociclistica Husqvarna, un tempo di proprietà svedese.
RINVIATI I PROGETTI SU ALFA ROMEO. Intanto se le mire di Piëch sull'Alfa Romeo sembrano almeno per il momento accantonate, data la resistenza di Marchionne a privarsene, ancora in dubbio è il destino delle sofferenti carrozzerie Pininfarina: «Si tratta di nomi che godono di una grande reputazione a livello mondiale», ha detto Karl-Heinz Kalbfell, ex capo di Maserati e Alfa Romeo, «anche se sono imprese di medio livello che hanno mancato l'aggancio ai nuovi mercati emergenti. È solo da qualche anno che si tenta di agire a livello globale».
MERCATO ROVINATO DALL'ISOLAMENTO. Gli errori vengono da lontano: «Per anni in Italia sono stati in vigore meccanismi protezionistici», ha spiegato il Financial Times Deutschland, «come il contingentamento alle importazioni di vetture giapponesi o sovvenzioni statali alle imprese italiane». E Kalbfell ha aggiunto: «Un tale isolamento dai mercati rende pigri. Perché mai ci si dovrebbe affannare senza gli stimoli di una forte competizione?».
ANCORA IN CALO LE VENDITE. Ora è arrivato il tempo dei rendiconti. Dopo i dati negativi di marzo (27% di immatricolazioni in meno rispetto all'anno precedente) le aziende guardano con preoccupazione ai mesi futuri.
L'associazione di categoria Anfia prevede una vendita di meno di 1,5 milioni di veicoli per il 2012, che significherebbe un calo del 14% rispetto ai già poco brillanti numeri del 2011.
PRODUZIONE VERSO L'ESTERO. Il pericolo più grande è che, con profitti così bassi, la produzione sia costretta a emigrare all'estero: «L'ingresso della Fiat in Chrysler è stata la prima conseguente evasione dall'Italia».
Se il mercato interno non tira più, l'unica possibilità è quella di recuperare il tempo perduto sulle piazze più dinamiche, come quelle dell'Asia e degli Stati Uniti. Alcune aziende hanno iniziato a farlo, seppure con ritardo. «I più intelligenti e i più innovativi sopravviveranno», ha concluso con un po' di ottimismo il manager di Ducati Gabriele del Torchio. Magari con l'aiuto di Piëch.

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