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SPERIMENTAZIONE 6 Giugno Giu 2012 1850 06 giugno 2012

Trieste, no alla vivisezione

Raccolta firme per lo stabulario d'ateneo.

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Una raccolta di firme e una mozione comunale per dire no alla ristrutturazione dello stabulario di Trieste. È sempre più alta l'attenzione sul laboratorio dell'ateneo giuliano che utilizza per scopi scientifici conigli, ratti, topi, uccelli, opossum e rospi africani.
Per convincere la Regione e il rettore Francesco Peroni a non stanziare quasi 460 mila euro per la 'riqualificazione' dello stabulario (ma anche per una proposta sull’abolizione della vivisezione da presentare al Parlamento europeo), mercoledì 6 giugno, il Comitato di liberi cittadini per la difesa degli animali ha dato vita a un presidio in piazza Unità.
DAL COMUNE NO ALLA VIVISEZIONE. Sul fronte istituzionale, in Consiglio regionale il capogruppo di Italia dei valori (Idv), Alessandro Corazza, ha chiesto la chiusura del laboratorio, suggerendo di dirottare il finanziamento regionale su metodi di ricerca alternativi alla vivisezione.
E anche il Comune di Trieste ha votato, a maggioranza, una mozione in cui esprime la propria contrarietà alla ristrutturazione della struttura dove, secondo gli animalisti, vengono praticate sperimentazioni anche su animali 'd'affezione' come conigli, cani e gatti.
MOZIONE VOTATA A MAGGIORANZA. Approvato con 29 voti favorevoli, quattro astenuti e un contrario, il provvedimento esprime la «contrarietà all’utilizzo della vivisezione come metodologia di sperimentazione scientifica e didattica» e sollecita la Regione a finanziare esclusivamente strutture e progetti che prevedano metodi alternativi.
Per Roberto Decarli, l’unico consigliere che ha votato contro, «se non si fosse utilizzata la sperimentazione sugli animali, molti benefici per le persone in termini di cura e soluzioni di tante malattie non ci sarebbero state». Opinione sostenuta anche da Loredana Lepore, una dei quattro astenuti assieme a Roberto Cosolini, Carlo Grilli e Mario Ravalico: «Spero veramente che un giorno si possa fare a meno della sperimentazione sugli animali, ma questo non è ancora possibile e chi lo afferma è male informato».

Il diritto all'obiezione e l'efficacia dei metodi di sperimentazione alternativa

Di opinione diversa è la Fondazione Hans Ruesch, che da anni si batte per una medicina senza vivisezione e che già il 28 gennaio 2012 aveva ammonito l’ateneo triestino per la mancata e corretta pubblicazione, sui propri siti, dell’informativa sul diritto di obiezione di coscienza che consente, a chi sceglie di usufruirne, di utilizzare tipologie di sperimentazione alternative, come garantito dalla legge 413/93.
MANCATA INFORMAZIONE. «La mancata attivazione di metodologie di studio sostitutive sugli animali», spiega Alessandra Chierici, segretaria della Fondazione, «espone lo studente obiettore al rischio di essere esonerato dalle esercitazioni: quindi è automaticamente discriminato».
Roberto Della Loggia, preside della facoltà di Farmacia, risponde di essersi attivato affinché la disposizione sull’obiezione di coscienza venisse pubblicata sul sito della facoltà, «ma in nessuno dei corsi di insegnamento di Farmacia, a Trieste, si praticano esercitazioni con sperimentazione animale».
Secondo Della Loggia, «gli unici laboratori didattici attivati sono quelli di Chimica analitica farmaceutica, Analisi dei medicinali e Tecnologia farmaceutica, laboratori di tipo chimico, che nulla hanno a che vedere con la sperimentazione animale».
ATTIVITÀ NON DIDATTICHE. Posizione ribadita anche dal rettore Peroni, il quale conferma che «nell’Università di Trieste nessuna attività di sperimentazione è fatta oggetto di didattica: ciò significa che nessuno dei nostri studenti potrebbe trovarsi coinvolto in attività di sperimentazione animale».
Risposte che non sono sufficienti, secondo la fondazione, visto che «la dichiarazione di non procedere a vivisezione per gli insegnamenti in facoltà non solleva presidi e rettori dal dovere di pubblicizzare al massimo il diritto all’obiezione di coscienza».
Una situazione complessa, insomma. Per questo, un gruppo di studenti ha inviato al rettore una richiesta affinché organizzasse una conferenza sulla legge inerente l’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale e i metodi sostitutivi previsti. Una richiesta che, assicura il rettore, «sarà valutata alla luce delle normali regole che l'ateneo applica a questa materia».
GIRALDI: «UN PASSO NECESSARIO». Difende lo stabulario anche il professor Tullio Giraldi, presidente del Comitato etico dell’ateneo giuliano, che aggiunge: «Lo stabulario ha ormai 40 anni e il suo adeguamento rappresenta un investimento. La sperimentazione animale non è fatta né da sadici né da perditempo, ma serve per reperire nuove conoscenze che migliorino le cure per l’uomo. È un passo necessario per i medicinali».
Opinione che trova concorde anche il direttore scientifico dello stabulario, Piero Paolo Battaglini, ovviamente favorevole alla ristrutturazione. Secondo Battaglini, per il momento la sperimentazione animale non può essere abolita in quanto non esistono protocolli alternativi adeguati, ma solo alcuni metodi complementari. Anche se, aggiunge, «deve essere regolamentata e vincolata al minimo necessario».

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