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PATRIMONIO 3 Agosto Ago 2012 0800 03 agosto 2012

Crisi, anche il Cav piange

L'impero di Berlusconi vacilla.

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L'ex premier Silvio Berlusconi.

In passato qualsiasi cosa in mano a Silvio Berlusconi si trasformava in oro. Adesso non è più così. E il Cavaliere deve pure fare i conti con la crisi economica.
Ultimamente all'ex premier le cose non stanno girando nel verso giusto. Dalla politica alle aziende, la situazione del suo impero non è buona. Tanto che anche le sue finanze hanno registrato un netto ridimensionamento. Così mentre il segretario del Popolo della liberà Angelino Alfano insiste perché «si candidi per dare il via a una nuova premiership», Berlusconi riflette e fai i conti. Che registrano solo segni negativi.
MEDIASET UTILI IN CALO DEL 73,5%. Nel primo semestre del 2012 Mediaset ha registrato un calo degli utili del 73,5% fermandosi a 43,1 milioni di euro, contro i 162,8 milioni dello stesso periodo del 2011. E anche sul fronte dei ricavi le cose non sono andate meglio: dai 2,253 miliardi di euro dell'anno passato, si è arrivati a 1,999 miliardi.
I dati sono stati allarmanti anche per la raccolta pubblicitaria di Publitalia 80 e Digitalia 08: se nel primo semestre del 2011 si era toccata quota 1.459,7 milioni di euro, nel 2012 si è arrivati a 1.286,3 milioni. E tutti i dati hanno provocato il crollo del titolo in Borsa (giù del 10,83% mercoledì 1 agosto quando sono stati pubblicati i numeri e -4,34% giovedì 2).
LE CASSE DEL PDL SONO VUOTE. Il primo a risentire in modo evidente della mancanza di fondi è il Pdl.
Con il taglio ai finanziamenti pubblici, molti partiti sono costretti a ridimensionare le loro strutture. Per farlo lo schieramento del Cav potrebbe rinunciare alla sede di via dell'Umiltà. Il palazzo di 5 mila metri quadrati a pochi passi da Montecitorio è una delle voci in capitolo da sacrificare in nome del risparmio.
Qualcuno ha ipotizzato che gli uffici potrebbero essere spostati nella sede dell’Eur, dove anni fa era stato collocato il quartier generale per la campagna elettorale. Di sicuro non c’è abbastanza spazio per accogliere i dipendenti e i maggiorenti berlusconiani nel più centrale Palazzo Grazioli, la residenza romana di Berlusconi.
L’IPOTESI DI TAGLIARE I DIPENDENTI. Il dimezzamento delle risorse dei partiti in favore dei terremotati emiliani si abbatterà anche sugli impiegati del Pdl.
«Devo mandare a casa entro la fine dell'anno la metà di quelli che ho assunto», ha commentato tesoriere del partito, Maurizio Bianconi. E poi la doccia fredda: «Ora il partito non ha debiti, ma fra due mesi saremo senza soldi».
Non è un mistero che la perdita di liquidità dipenda in parte dal Cavaliere, che non sarebbe più disposto a investire nella creatura politica che ha intenzione di rottamare. Sono lontani i tempi in cui le fideiussioni berlusconiane tenevano in piedi Forza Italia, adesso la crisi ha cambiato prospettive.

Pesa la sentenza della Cir e il pagamento di 560 mln di euro

Il Cavaliere è alla guida del Milan dal 1986. Nella foto è con Massimo Ambrosini.

Oltre alla crisi economica, quello che ha compromesso i fondi del Cavaliere sono state le spese. Innanzitutto ciò che lui ritiene un vero e proprio «furto». Ovvero la sentenza sul lodo Mondadori che ha condannato Fininvest a risarcire Cir per 560 milioni di euro.
Poi si devono considerare gli investimenti per le sue donne. Tra i capitoli di spesa più pesanti ci sono infatti le olgettine che secondo i calcoli del quotidiano Libero gli sono costate nel 2011 ben 250 milioni di euro. Una bella cifra, destinata a intaccare ancora di più l’impero malmesso. Senza considerare il giallo di Sabina Began apparsa con qualche curva di troppo che ha fatto ipotizzare l'attesa di un figlio. E le dichiarazioni dell'Ape regina «vorrei fare un figlio con Berlusconi» hanno infitto il mistero.
Non si può sperare neppure nell’incasso dalla vendita delle due ville di Antigua, valutate intorno ai 60 milioni di euro, ma rimaste tuttora senza acquirenti.
L'AUSTERITY È ARRIVATA ANCHE AL MILAN. Nessun tassello dell’universo berlusconiano resta escluso dalla congiuntura sfavorevole. Anche il Milan, squadra di famiglia dal 1986, ha risentito del clima di austerity.
Il club controllato da Fininvest è stato protagonista della doppia cessione al Paris Saint-Germain dei calciatori Thiago Silva e Zlatan Ibrahimovic che ha permesso di incassare 64 milioni di euro. Ma non ha portato arrivi eccellenti in rossonero.
L’INVESTIMENTO DI 50 MILIONI ANNUI. «Si è trattato di una scelta imposta dalle esigenze di bilancio», ha spiegato Berlusconi, «abbiamo versato ogni anno 50 milioni di euro nel calcio». Ovvero «redditi che non ci sono più», ha aggiunto il Cav.
Il passaggio successivo per diminuire le spese prevede «porte aperte a chi volesse dare una mano». In pratica l'ex premier è alla ricerca di investitori stranieri.
POTREBBE IMITARE L’INTER. Negli ultimi anni sono circolate diverse indiscrezione sui potenziali acquirenti, dai russi di Gazprom agli arabi di Fly Emirates, ma non si è mai concretizzato nulla.
Adesso che l’Inter ha accolto in società il colosso cinese delle ferrovie niente è impossibile. Il patron dei nerazzurri Massimo Moratti ha infatti ceduto il 15% del club alla China railway construction corporation. E ora anche l'ex premier potrebbe seguire la stessa strada.
Se Alfano e gli altri contano «sul senso di responsabilità e amore per l'Italia» di Berlusconi forse devono fare i conti con un patriottismo ridimensionato, come il capitale economico. I tempi dell’abbondanza sembrano solo un ricordo anche dalle parti di Arcore.

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