IL CASO 24 Agosto Ago 2012 0800 24 agosto 2012

Napoli sfratta la Cultura

I libri dell'Istituto per gli studi filosofici finiscono in deposito.

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Gerardo Marotta nel suo studio di Napoli. L'avvocato è direttore e fondatore dell'Istituto studi filosofici di Napoli.

La delibera della Regione Campania si è smarrita «nei corridoi dell’inerzia». Il governo Monti ha azzerato i fondi. Il Comune di Napoli non ha un euro in cassa. Insomma non c’è più chi paga l’affitto e per questo è stato deciso lo 'sfratto' immediato per i 300 mila volumi della biblioteca dell’Istituto italiano per gli studi filosofici fondato nel 1975 dall’avvocato Gerardo Marotta (guarda la photogallery) e conosciuto nelle università e nei circoli culturali di mezzo mondo per la qualità di ricerca che ha saputo divulgare.
UNA PAGINA NERA PER NAPOLI. Per Napoli, sussurrano in molti, si tratta di una pagina nera. Anzi, è l’ennesimo segno di un declino culturale (e civile) di più ampie dimensioni che inizia da lontano e appare inesorabile.
«È un insulto alla cultura, venga Monti a vedere questo scempio», ha detto a Lettera43.it Gerardo Marotta, 83 anni, che ha dedicato la vita ai preziosi volumi che l’Unesco ha inserito ai primi posti fra i beni per l’umanità da tutelare. L'avvocato ha poi definito Napoli «una città ostile, che ha paura di realtà culturali politicamente non catalogabili come l'Istituto per gli studi filosofici».
MAROTTA: «MI SENTO TRADITO». Al governatore Stefano Caldoro, al sindaco Luigi De Magistris, come ai predecessori Rosa Russo Iervolino e Antonio Bassolino, Marotta non ha riservato parole di stima. «Mi sento un intellettuale tradito, la vera cultura non è l’ossessione per il grande evento», ha tuonato. «Purtroppo, anche chi va al potere come rivoluzionario finisce per accordarsi subito con le altre forze politiche subendo richieste di ogni tipo».

Montesquieu e Aristotele finiscono in un deposito di Casoria

Gerardo Marotta.

Da qualche giorno Marotta - che di De Magistris è stato un convinto elettore - sta impacchettando con cura i preziosi testi antichi di Giambattista Vico, Benedetto Croce, Giordano Bruno, Aristotele, Platone, Cicerone, Tommaso d’Aquino, Bacone, Newton, Montesquieu, Voltaire, Beccaria e Galiani per trasferirli in un deposito a Casoria, nella periferia a nord di Napoli.
ISTITUZIONI NEL MIRINO. Per le istituzioni, lo sfratto non solo «una gran brutta figura». Ma anche il segno di una «distrazione» imbarazzante verso le sorti di una realtà d’eccellenza della cultura internazionale.
Del resto trasferire i preziosi volumi è inevitabile, visto l’alto costo (200 mila euro) dell’affitto dei locali della biblioteca, il venir meno dei finanziamenti pubblici e le tasche ormai vuote dell’avvocato Marotta.
STUDIOSI DELUSI. «Quelle opere», hanno però fatto notare dall'Istituto, «finché resteranno relegate nel deposito di Casoria non saranno consultabili dalle centinaia di intellettuali e studiosi che da tutta Europa visitano ogni giorno palazzo Serra di Cassano».
L'ultima speranza dell’avvocato - che alla Sorbona ricordano con simpatia come «il filosofo minuto dallo sguardo di fanciullo» e che i tedeschi hanno insignito col prestigioso premio Goethe - è riposta ora nel presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che da sempre apprezza la sua opera ma che, finora, è rimasto in silenzio.

La denuncia dell'etno-musicologo De Simone: «Sono stufo, me ne vado»

L'etno-musicologo napoletano Roberto De Simone.

«Lo sfratto dei libri di Marotta», si dice in città, «è spia di un declino più complessivo di Napoli». E fa da amaro controcanto all’anatema lanciato dall’etno-musicologo Roberto De Simone, papà della Nuova compagnia di canto popolare e autore dell’opera La gatta Cenerentola, che lo scorso luglio, stanco delle promesse e delle attese, ha accettato di aprire nella splendida Villa Savonarola a Portici, e non più a Napoli, il Museo di arti e tradizioni popolari campane e la sua Scuola di Musica.
IN ATTESA DI UNA RISPOSTA DEL SINDACO. «Bassolino mi ha deluso. L’ex sindaco Rosa Russo Iervolino ha preferito destinare il Conservatorio di sant’Onofrio a Capuana a una caserma di polizia invece che ala mia scuola di musica», ha spiegato De Simone. «Da settembre 2011 aspetto invano che il sindaco De Magistris mi convochi per discutere del suo progetto di trasferire il Museo nel complesso di San Domenico Maggiore». Poi ha aggiunto: «Ora, basta. Sono stufo: abbandono Napoli, troppe delusioni. Per favore: quando muoio, seppellitemi altrove».

Marco Rossi Doria: «Servono fatti concreti»

L'etno-musicologo napoletano Roberto De Simone.

Napoli, quindi, avviata verso il declino? «Bisogna passare dal sogno alla realizzazione dei fatti concreti», ha spiegato Marco Rossi Doria, napoletano, ex maestro di strada e sottosegretario del governo Monti.
Ma, a proposito di fatti, all’inizio di settembre, a Napoli si procederà all’esecuzione di 3 mila sfratti e si darà il via al mega-condono che dovrebbe sanare i grandi abusi edilizi.
Sono fatti anzi, bocconi amari, che in molti - all'interno e nei pressi della giunta arancione - faranno fatica a digerire.
LA POLEMICA SU ROMEO. Segni di «vecchie abitudini e decadenza», come molti hanno bollato la scelta di affidare al discusso imprenditore Alfredo Romeo la riqualificazione urbanistica di una nevralgica fetta del centro storico cittadino.
E tracce di incombente declino si riscontrano anche dalle parti del Museo di arte contemporanea, il Madre, oggetto da mesi di una feroce diatriba fra il direttore uscente, il bassoliniano Eduardo Cycelin, e Caterina Miraglia, l’assessore alla Cultura della giunta regionale di centrodestra.
Spoil system, antipatie personali, spigolosità: l’assessore ha dimissionato Cicelyn, che però - rivendicando i risultati conseguiti - ha annunciato di voler ripresentarsi al concorso internazionale indetto per la sua successione.
IL MADRE E LA DIASPORA DEGLI ARTISTI. Nel frattempo, molti fra gli artisti più quotati a livello internazionale come Ernesto Tatafiore e Mimmo Palladino, hanno ritirato per protesta le loro opere dal museo che si è ritrovato con le sale svuotate.
E un ulteriore sintomo di declino traspare anche dalla leggerezza con cui il sindaco De Magistris è riuscito a glissare sulle contestazioni avanzate da Stefano Gizzi, il sovrintendente per i Beni architettonici di Napoli, in merito alla rimozione delle scogliere artificiali realizzate nelle acque antistanti via Caracciolo per gli allenamenti di coppa America di vela.
SPRECHI PER L'ESTATE 2012. Senza risposta sono rimaste anche le critiche relative alle decine di migliaia di euro spesi quest'estate «per manifestazioni da 20 spettatori a sera» nonché quelle sull’assenza di un progetto per il Lungomare pedonalizzato e sul divieto di concedere la piazza del Plebiscito per i concerti delle pop star.
LO SCANDALO DEI GIROLAMINI. Senza contare storiacce come quella della biblioteca dei Girolamini, dove il 24 maggio scorso, il direttore Massimo de Caro e altre cinque persone sono stati arrestati con l’accusa di aver trafugato 1.500 volumi antichi.
O vicende come quella dell’Unesco che minaccia di depennare il centro antico di Napoli dalla World Heritage List, l’elenco dei centri storici da tutelare, per il «degrado, la sporcizia, l’abbandono».
A Napoli, forse non a caso, sta facendo riflettere un romanzo scritto dal giovane Angelo Petrella che si intitola Le api randage. Racconta di una famiglia rampante di Posillipo in piena decadenza di valori, in cui ciascuno sopravvive per i fatti suoi e perciò sa, come un’ape che abbandona il suo sciame, che gli toccherà morire molto presto.

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