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IL CONFRONTO 28 Agosto Ago 2012 1329 28 agosto 2012

Finlandia, lezioni di ripresa

Covered bond: la ricetta utile al Prof.

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Biondissimi, altissimi e disoccupati. I finlandesi negli Anni '90 avevano molto in comune con gli italiani.
Tra il 1990 e il 1993, mentre l'Italia salutava gli ultimi esecutivi democristiani e socialisti per fare spazio al primo governo tecnico anti crisi di Carlo Azeglio Ciampi, il Prodotto interno lordo (Pil) della Finlandia calava nell'abisso: -13%. E la disoccupazione viaggiava sulle montagne russe, raggiungendo il picco del 18%.
Allora l'Italia privatizzò grandi imprese pubbliche, per qualcuno in maniera sciagurata, e ricominciò a crescere con un tasso attorno al 2% di media.
RESURREZIONE E CRESCITA AL 4,5%. La Finlandia resuscitò dalla crisi quasi di colpo e, tra il 1994 e il 2000, il suo Pil s'impennò al tasso medio del +4,5%.
Merito dei covered bond che ora sembrano la soluzione alla crisi del debito? Non proprio. O, almeno, non solo.
I covered bond, ovvero le garanzie immobiliari che lo Stato offrì per assicurare i prestiti alle banche, ebbero il grande merito di evitare a Helsinki il ricorso alle privatizzazioni. Ma non furono la panacea di tutti i mali: i dati macroeconomici non tornarono mai ai livelli pre crisi. E, soprattutto, la ricetta proposta dal premier Jyrki Katainen al vertice europeo di giugno è solo uno dei fattori che ha permesso di superare gli anni bui.
Gli altri ingredienti possono essere indicazioni altrettanto utili per la classe dirigente italiana, ormai rabdomante alla ricerca della formula magica per la crescita.

Il cocktail della ripresa finlandese: rigore fiscale e garanzie statali

Quella finlandese è stata una crisi prevedibile. Fatta di deregulation finanziaria, bolla immobiliare e indebitamento sia pubblico sia privato. I prestiti a lungo termine furono svincolati dal controllo della banca centrale e, in una decina d'anni, i prezzi delle case aumentarono dell'80%, il settore immobiliare scoppiò.
I consumi calarono del 12,8% e vennero cancellati 450 mila posti di lavoro: una cifra pesante come piombo su una popolazione di 5 milioni di abitanti. La disoccupazione non venne mai assorbita: si stabilizzò al 6% negli Anni 2000 e con la crisi del 2008 risalì al 10%.
Il rapporto deficit/Pil passò dal 14 al 58%. E non è mai più tornato ai livelli pre crisi: nel 2008 era ancora al 33%.
BANCHE NAZIONALIZZATE. Per uscire dal tunnel, Helsinki mise in campo iniziative su tutti i fronti: si procedette con ristrutturazioni e ricapitalizzazioni, alcune banche vennero nazionalizzate e in altri casi lo Stato garantì per loro mettendo sul piatto asset e immobili pubblici.
In cambio, però, aumentò le tasse con un programma fiscale rigoroso. Che tuttavia, come nel caso italiano, non impedì al deficit di lievitare, raggiungendo nel 1993 l'8,3% del Pil.
Insomma, nessuna bacchetta magica. A salvare i contribuenti finlandesi dall'effetto recessivo delle misure anti crisi fu la svalutazione della moneta e il cambiamento di paradigma.

Il fattore chiave: gli investimenti nella ricerca aumentati del 5,5%

Il premier Katanien in visita a Roma.

La moneta finlandese (markka) calò del 30% rispetto a dollaro e marco tedesco e la svalutazione, che per l'Italia dell'euro è impossibile, spinse le esportazioni. Ma, soprattutto, il rigore fu compensato dalla crescita.
La chiave della ripresa fu imparare dagli errori precedenti. Helsinki non tornò sui suoi passi.
Il settore immobiliare, fondamenta della bolla speculativa, venne fortemente ridimensionato: rappresentava il 17,2% del Pil e nel 1994 era crollato all'8,7%.
IL BOOM DELLA TECNOLOGIA. Al contrario, lo Stato potenziò gli investimenti in ricerca e sviluppo, con un aumento del 5,5% dei fondi tra il 1991 e il 1993. L'Information technology che nel 1991 contribuiva alla ricchezza nazionale solo per il 6,5%, si gonfiò fino a raggiungere nel 2000 la quota del 23%.
All'inizio degli Anni '90, Nokia era un'azienda di media grandezza e quasi sull'orlo della bancarotta. Dieci anni dopo, nel 2002, già rappresentava da sola il 20% dell'export e il 3% del Pil nazionale.
Il suo sviluppo si è fondato su un buon managament e un contesto favorevole: mercato delle telecomunicazioni in espansione e scelte pubbliche lungimiranti.
POLITICA LUNGIMIRANTE. A guardare bene le cifre, la politica finlandese a favore della ricerca è iniziata negli Anni '80 per poi accelerare vistosamente proprio nel periodo della crisi. Se ci muoviamo ora, forse per il 2022 possiamo farcela.

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