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PRIMARIE PD
22 Settembre Set 2012 1347 22 settembre 2012

Renzi, esercito di sponsor

Chi finanzia il rottamatore del Pd.

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Matteo Renzi durante il suo intervento a Verona per il lancio della campagna elettorale per le primarie.

Una cascata di soldi. Anzi un fiume, visto che si parte dalla città dell’Arno. Per fare politica, e soprattutto per candidarsi alla presidenza del Consiglio, ce ne vogliono molti.
Ne sa qualcosa Matteo Renzi, sindaco di Firenze, signore assoluto delle primarie (almeno quelle disputate nella sua città ormai più di tre anni fa) che del Pd non ne vuole sapere (ha bandito persino il simbolo dalla sua gadgettistica elettorale), ma vuole diventare il candidato premier del centrosinistra in una coalizione della quale proprio i democratici saranno azionisti di maggioranza.
LE CIFRE DELLE PRIMARIE DEL 2009. L’altra volta, alle primarie per diventare sindaco, quando dovette vedersela con vecchie volpi come il parlamentare del Pd Lapo Pistelli e come l’altro onorevole Michele Ventura, ex segretario della federazione del Pci nonché braccio destro di Massimo D’Alema e vicecapogruppo del Pd alla Camera, le cifre ufficiali raccontavano che Matteo Renzi e il suo apparato avessero speso 45 mila euro, ossia la cifra stabilita dal regolamento delle primarie.
LA MACCHINA DEL FUND RAISING. Non ci ha mai creduto nessuno nel Pd, vista la potenza mediatica e organizzativa messa in campo. All’epoca - forse esagerando - si parlò di oltre 1 milione di euro, con tanto di succulenti dettagli fatti di fatture pagate da gruppi industriali, da immobiliaristi fiorentini, e da banchieri con il portafoglio aperto. La verità è che nessuno è mai riuscito a produrre uno straccio di prova, un biglietto, una ricevuta.
Segno evidente che Renzi e i renziani o sono troppo bravi a tenere i segreti, oppure sono davvero riusciti a fare le nozze - e che nozze - con i fichi secchi.
LA CAMPAGNA CONTRO GALLI: 209 MILA EURO. Renzi spese un po’ di più (sempre stando alle cifre ufficiali) per la campagna elettorale con la quale venne eletto sindaco, contro l’ex portiere della nazionale Giovanni Galli. Un avversario-materasso come da tempo accade nel centrodestra alle elezioni fiorentine.
Comunque, secondo i dati del Comune, Renzi spese 209 mila euro e qualche spicciolo, scomposti in donazioni di persone fisiche e associazioni e in un mutuo da 70 mila euro acceso dalla Fondazione Festina Lente, una delle tante che pullulano nell’universo renziano.
PER ADESSO! LE VOCI PARLANO DI 4 MILIONI. Ma stavolta dare l’assalto a Palazzo Chigi richiederà uno sforzo finanziario assai più consistente. E infatti negli ambienti bersaniani del Pd fiorentino si parla già a mezza bocca di cifre iperboliche: dalla partenza dei suoi due camper al varco del portone di Palazzo Chigi, il sindaco avrebbe messo a budget circa 4 milioni di euro.
«Tutte balle», dicono subito i suoi collaboratori. «Ci siamo dati un obiettivo di 250 mila euro per le primarie. Lo raggiungeremo senz’altro, ma grazie a uno sforzo sovrumano di amici e simpatizzanti di Matteo».

In squadra le punte Marco Carrai e Alberto Bianchi

Già, amici e simpatizzanti. La struttura finanziaria di Matteo Renzi si basa su due associazioni fondamentali: Festina Lente (che riprende il vecchio motto mediceo «avanti con giudizio») presieduta da Marco Carrai, coetaneo e amico da sempre di Matteo, cattolicissimo al punto da farsi il segno della croce tutte le volte che va a tavola, ex consigliere comunale e amministratore delegato di Firenze Parcheggi, nominato dal Monte dei Paschi.
I RAPPORTI CON GLI STATES. Le banche e gli amici americani sono il pallino e la forza di Carrai. Originario della provincia fiorentina, fa ancora base a Greve in Chianti dove c’è l’azienda edile di famiglia. Ma le sue attività spaziano in tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti dove ha trovato terreno fertile grazie all’amicizia con Paolo Fresco, ex presidente della Fiat con solidissimi legami oltre Atlantico non fosse altro che per la sua prolungata presenza nel board della General Electric.
I LEGAMI CON CORRADO PASSERA. Carrai ha buoni rapporti anche con Corrado Passera, costruiti al tempo in cui l’attuale ministro guidava Intesa. Dalla primavera scorsa, il fund raiser di Renzi siede anche nel consiglio della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze che di Intesa è azionista con il 3%.
È stato proprio Carrai l’inventore delle cene di auto-finanziamento da 1.000 euro a commensale iniziate a Firenze e poi esportate in tutta Italia: in Versilia, in Veneto, a Milano.
BIANCHI, L'UOMO DEL BIG BANG. L’altro uomo dei soldi è Alberto Bianchi, avvocato, legale di Renzi nelle cause civili, prezzemolino dei salotti che contano dove ha le amicizie giuste, ovviamente un passato vicino all’establishment.
Anche i suoi avversari gli riconoscono la capacità di mettersi sempre al vento giusto. Bianchi guida l’associazione Big bang ed è salito sul carro di Renzi dopo la vittoria delle primarie a Firenze. Prima era uno degli uomini di punta di Lapo Pistelli, il principale avversario di Matteo nella corrida fiorentina, grande animatore di serate e organizzatore di cene ed eventi.
Anche se, dicono i suoi detrattori, «a quel tempo Bianchi teneva già i piedi in due scarpe: una botta a Matteo e una a Lapo. Poi Lapo ha perso…».
CONTRIBUTI DA 100 MILA EURO. In questi giorni Bianchi è una trottola: gira l’Italia e batte Firenze palmo a palmo. Contatta gli imprenditori con cui va giù diretto. «Ti chiediamo un contributo da 100 mila euro. Sai, in questo modo aiuti Matteo che diventerà sicuramente presidente del Consiglio», ha detto papale papale la settimana scorsa al rappresentante toscano di un immobiliarista romano molto liquido. In quel caso però, Bianchi si è sentito dire di no.
Certo, se si viaggia a richieste da 100 mila euro a botta è difficile credere che il budget si fermi davvero a 250 mila. Bah, staremo a vedere. Comunque qualcuno, anzi molti, hanno già scucito il denaro.

I finanziatori storici del sindaco e la rete dei salotti bene

Uno dei finanziatori storici di Matteo è Andrea Bacci, originario di Rignano sull’Arno proprio come Renzi e amico di famiglia. Fa l’imprenditore edile e ha un’industria avviata di pelletteria. Per alcuni anni è stato anche presidente di Florence Multimedia, la società della Provincia, creata da Renzi per occuparsi di comunicazione e di sponsorizzazioni, su cui la Corte dei conti ha chiesto di vedere chiaro.
DALLE COOP AL COMMERCIO. Poi ci sono Fabrizio Bartaloni del movimento cooperativo, manager del Consorzio Etruria, una delle aziende impegnate nei grandi lavori fiorentini e in particolare nella realizzazione della tramvia, e Riccardo Maestrelli, commerciante di frutta e verdura, con l’azienda più importante alla Mercafir di Firenze, il mercato all’ingrosso.
MANAGER, EDITORI, E REGINE DEL BON TON. Non vanno dimenticati Niccolò Cangioli, manager della Elen spa e parente della potentissima famiglia pratese dei Pecci; Matteo Casanovi, commercialista, molto vicino all’assessore al Traffico Massimo Mattei e consigliere del sindaco per le questioni fiscali; Roberto Cociancich, avvocato milanese compagno di Matteo ai tempi degli scout; Giovanna Cornano Folonari e Bona Frescobaldi, signore del bon ton e della moda che hanno aiutato tantissimo Renzi a muovere i primi passi nella nobilità fiorentina; Giorgio Moretti, presidente di Quadrifoglio, la società dei rifiuti fiorentina; Mario Curia, editore, molto vicino alla curia arcivescovile e nella giunta di Confindustria per la comunicazione; Stefano Ricci, stilista; Leonardo e Marco Bassilichi, manager e azionisti della Bassilichi spa, azienda che produce bancomat per il Monte dei Paschi.
Insomma, altro che donazioni per mettere la benzina nei camper che pare siano stati presi in affitto. Anche perché la lista dei possibili finanziatori è talmente vasta e comprende nomi così importanti da sconfinare quasi nella leggenda.
LA TRUPPA DEI «SI DICE». In alcuni casi, però, bisogna registrare anche i «si dice».
Per esempio, si dice che tra i finanziatori ci sia Oscar Farinelli ideatore di Eataly (ma lui ha smentito) e che anche Diego Della Valle non sia indifferente alle lusinghe del sindaco, primo tifoso della Fiorentina.
Si dice invece che i petrolieri Moratti e Garrone, interpellati per cercare di fare loro scucire qualche euro, abbiano cortesemente declinato.
Ma nel Pdl c’è un gran fermento perché si vocifera che una mano a Renzi la potrebbero dare...

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