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L'ANALISI 12 Dicembre Dic 2012 1207 12 dicembre 2012

Ripresa, l'Italia ingranerà a metà 2013

Schivardi: «Si cresce con le riforme».

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Fabiano Schivardi.

La sfera di cristallo non la possiede nessuno. E proprio per questo non è salutare ridurre un tema complesso come l’atteso ritorno della crescita economica a una ridda di profezie, proclami mediatici e previsioni tranchant.
LE PREVISIONI DI MERKEL. Il premier Mario Monti già da un po’ dice di vedere la luce in fondo al tunnel, mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel spiega che bisognerà aspettare almeno fino al 2017 per percepire la ripresa.
GRILLI OTTIMISTA, SQUINZI MENO. Il ministro del Tesoro, Vittorio Grilli, dal canto suo, giura a sua volta che no, la svolta è vicina e si vedrà già a fine 2013. Ma nel frattempo le imprese italiane, Giorgio Squinzi e Confindustria in testa, si fanno rapire dal pessimismo e rinviano le aspettative di un sollievo allo striminzito +0,6% del Pil previsto per il 2014 (leggi l'approfondimento di Economiaweb.it sul bilancio del lavoro del governo Monti).
Chi ha ragione nel balletto delle date? Forse tutti e forse nessuno. Visto che prima d’ogni cosa bisognerebbe intendersi sulla parola «ripresa». Semplice inversione di tendenza che blocca la caduta o avanzamento robusto del Pil?
L'INCOGNITA POLITICA. «Capisco il pessimismo degli industriali italiani, ma se la situazione politica non si deteriora dovremmo vedere qualche segnale positivo già nella seconda metà dell’anno prossimo», spiega a Lettera43.it Fabiano Schivardi, professore di Economia politica a Cagliari e collaboratore de Lavoce.info.

DOMANDA. Dunque Merkel fa catastrofismo e mette le mani avanti?
RISPOSTA. No. Penso abbia in mente un ritorno a condizioni davvero nomali, a prima del 2007.
D. Ne deve passare ancora di acqua sotto i ponti.
R. Ci sono molti squilibri da riassorbire. Per esempio le banche devono rimettere i bilanci a posto.
D. La politica conta?
R. Nel 2013 si vota in Italia e in Germania. La risposta dei cittadini sarà cruciale.
D. Ci vorranno governi forti.
R. Se vincerà chi fa la campagna sul risanamento, i mercati saranno rassicurati, lo spread potrà rientrare e i benefici saranno evidenti.
D. Servono più investimenti di stampo neo-keynesiano o riforme di sistema e riduzione della spesa?
R. In una fase ciclica così negativa avremmo bisogno di un po’ di politiche keynesiane per ridurre la contrazione del Pil. Ma...
D. Ma?
R. Ma ci siamo mangiati le scorte e non abbiamo questo agio. Non possiamo indebitarci a tassi ragionevoli.
D. Dunque?
R. Il nostro deficit di crescita è precedente alla crisi. Con il sostegno alla domanda si contrasta la recessione. Poi però servono liberalizzazioni ed efficientamento dello Stato.
D. Le agognate riforme, insomma.
R. Bisogna risolvere i problemi strutturali.
D. Aiuta inserire il pareggio di bilancio in Costituzione?
R. È una misura simbolica, l’ostentazione di un impegno che surroga una scarsa credibilità del Paese.
D. Eccesso di zelo per smentire una certa immagine dell’Italia?
R. Di per sé non è utile. Bisognerebbe invece poter usare il bilancio per far fronte ai cicli: intervenire con la domanda pubblica quando c’è crisi e poi ridurre il deficit nelle fasi di espansione.
D. Invece ci siamo legati le mani ex ante.
R. Verso la fine delle legislature si tende sempre ad allargare la spesa in senso elettoralistico. Non è solo un problema italiano.
D. Monti si è dimesso in anticipo. Sarebbe servito averlo con pieni poteri per altri due mesi?
R. Il suo prestigio ci avrebbe aiutato in sede Ue.
D. Sono in corso negoziati importanti su unione bancaria, budget comunitario e si discute di scorporare gli investimenti dal patto di stabilità.
R. In tal senso siamo adesso in stand by e l’Italia rischia di perdere peso. Senza dimenticare l’ombra che la sfiducia anzitempo ha gettato sulla nostra credibilità.

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