Sanita Piemonte 121214123659
LA PROPOSTA 17 Dicembre Dic 2012 0623 17 dicembre 2012

Piemonte, sanità in vendita

Regione: ai privati parte degli immobili.

  • ...

La Regione Piemonte pensa di cedere parte del patrimonio di Asl e reti ospedaliere a investitori privati.

Una voragine da 6,4 miliardi. A tanto ammonta il buco nelle casse piemontesi secondo la Corte dei conti. E la cifra sembra anche sottostimata: il debito complessivo potrebbe infatti sfiorare 10 miliardi di euro.
Un rosso difficile da risanare con la spending review. E così la giunta guidata da Roberto Cota ha pensato a un’altra soluzione: impegnare il patrimonio immobiliare regionale.
E per farlo si è rivolta a un ex manager Fiat. La pianificazione è stata infatti affidata a Ferruccio Luppi, ex dirigente di Casa Agnelli. Per lui niente deleghe, ma una consulenza di 100 mila euro per portare a termine il lavoro.
OSPEDALI AI PRIVATI. La cura è stata individuata nella creazione di due fondi immobiliari, attraverso i quali la Regione intende valorizzare il patrimonio e risanare parte del debito: asticella fissata a 400 milioni per il primo anno. Nello specifico, si tratta di creare due fondi.
Il primo riguarderebbe il patrimonio immobiliare del Piemonte, nel quale rientra lo stesso palazzo della Regione in costruzione. Agli investitori privati andrebbe il 66%, mentre il 33% rimarrebbe a gestione pubblica.
Nel secondo, invece, entrerebbero i beni immobili della rete sanitaria. Si tratterebbe quindi di cedere parte del patrimonio di Asl e reti ospedaliere a investitori privati: in questo caso il 33%. In poche parole, gli ospedali saranno usati per fare cassa.

I sindacati: «Si rischia di perdere professionalità e posti di lavoro»

Roberto Cota davanti alla sede delle Regione Piemonte.

La medicina per curare le casse malate, dunque, ha il sapore di un'operazione finanziaria. I fondi immobiliari verrebbero affidati a una società esterna di gestione del risparmio (Sgr) che ha il compito di massimizzare il valore delle proprietà attraverso speculazioni finanziarie, suddividendo l’eventuale reddito tra gli investitori, Regione compresa.
C’è di più: la società potrà anticipare alla Regione la cifra investita per la partecipazione. Si tratterebbe di una sorta di prestito. In sostanza, il Piemonte si indebita per coprire i debiti.
SVENDITA DI IMMOBILI. Uno degli scenari possibili è la svendita degli immobili appartenenti agli ospedali, un'eventualità che preoccupa gli addetti ai lavori. Il patrimonio comprende nosocomi, poliambulatori e uffici ma anche le macchine per la diagnosi e la cura. Il rischio quindi, in buona sostanza, è la privatizzazione di fatto del sistema sanitario regionale.
A lanciare l’allarme sono stati i sindacati confederali, che in un documento unitario hanno denunciato i rischi potenziali di questa scelta. «Appare evidente che, per soddisfare le aspettative degli investitori privati, si intende procedere alla esternalizzazione di pezzi pregiati del sistema sanitario, senza curarsi dell’importanza strategica che le strutture diagnostiche rappresentano per le attività di degenza e cura. Si rischia di perdere professionalità e posti di lavoro e di avere un servizio di minor qualità e con costi maggiori».
MENO ASSISTENZA PUBBLICA. Secondo i sindacati, inoltre, «la creazione del Fondo immobiliare sanitario comporterà la perdita di titolarità nella gestione degli immobili da parte delle Aziende sanitarie, con evidenti complicazioni riguardanti i costi di manutenzione e ristrutturazione e sarà inevitabile la cessione di servizi fondamentali per i processi di cura dei pazienti».
Il servizio pubblico rischia dunque di sfiorire. I gestori privati della sanità potrebbero non avere interesse a investire nel settore, né tanto meno spendere per opere di manutenzione e ricerca, visto che l'obiettivo primario è guadagnare. Si tratta di una speculazione sugli immobili, quindi, e non di un investimento sul sistema sanitario.

Manacorda: «I fondi immobiliari sono pensati per creare reddito e non per coprirlo»

Qualità del servizio e privatizzazione, dunque, sono le maggiori preoccupazioni che gravitano intorno all'ipotesi.
Carlo Manacorda, economista dell’Università di Torino, non esita a bollare le scelte della giunta regionale come «finanza creativa». Il timore più grande è l’allargamento del debito e la creazione di una nuova voragine nelle casse della Regione.
«Sono un liberista convinto e non sono contrario ai fondi immobiliari in assoluto», ha detto il professore «il problema di fondo è l’uso che se ne fa. Questi strumenti sono pensati per creare reddito e non per coprirlo».
Nelle parole di Manacorda si percepisce la forte preoccupazione sulla gestione del debito. Paure che i fondi immobiliari non affievoliscono. Anzi, il rischio di un ulteriore indebitamento è concreto.
IL NODO DELLA QUOTA ANTICIPATA. «C’è da pensare che la Regione si troverà a dover pagare un affitto alla società di gestione. E poi c’è la questione della quota anticipata, che dovrà prima o poi essere restituita».
Senza contare, infine, il contesto economico in cui vive il mercato immobiliare. «Il meccanismo del fondo immobiliare è strettamente collegato al mercato. In periodi floridi questo si traduce nella suddivisione dei guadagni tra i partecipanti, ma in momenti di crisi non bisogna sottovalutare il rischio di eventuali perdite».

Correlati

Potresti esserti perso