Monte Paschi Siena 130206075204
SCANDALI & FINANZA 6 Febbraio Feb 2013 0700 06 febbraio 2013

Mps, l'ombra della massoneria

La denuncia: Siena controllata dalle logge.

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Una filiale del Monte dei Paschi di Siena.

Soldi e potere. Politico e finanziario. Certo, ma anche religioso. Ora su Mps travolta dallo scandalo derivati si ammassa una nuova ombra. Ancora più inquietante del buco miliardario lasciato dalla cricca di Giuseppe Mussari. Più inquietante perché apre nuovi scenari e legami che finora non erano stati contemplati.
L'INIZIAZIONE A 'LIBERO MURATORE'. La denuncia è arrivata - attraverso le pagine del Fatto Quotidiano - da Gioele Magaldi, massone dichiarato e fondatore del Grande Oriente democratico (in netta contrapposizione a quello del gran maestro Gustafo Raffi). Sul suo sito Magaldi ricorda la partecipazione di Mussari a un convegno del Grande Oriente e la sua iniziazione a 'libero muratore' diverso tempo fa, agli inizi della sua scalata al potere.
«Quando c’è in ballo il potere: economico-finanziario, bancario, politico, diplomatico, ecclesiastico, c’'è sempre di mezzo la massoneria. Non c’è da stupirsene: il mondo moderno e contemporaneo di matrice euroatlantica è nato grazie all’azione di avanguardia svolta dai liberi muratori contro l’Ancien Regime. È naturale che i creatori delle società moderne ne abbiano mantenuto il controllo», ha spiegato Magaldi. Insomma, per il massone i circuiti finanziari e bancari sono saldamente in mano alle logge.
CONTRATTI SU ANTONVENETA MODIFICATI. Ora, poi, su Mps emerge un altro dato inquietante: i contratti per il finanziamento necessario all’acquisto di Antonveneta sono stati modificati dopo le comunicazioni al mercato e agli organi di vigilanza. Un rivelazione spaventosa che emerge dalle carte processuali dei magistrati di Siena che stanno indagando sugli ex vertici del Monte dei Paschi. Gli indagati, secondo l’accusa, sarebbero stati tutti d’accordo nel prospettare una situazione diversa da quella reale nonostante la consapevolezza del rischio enorme che queste false dichiarazioni avrebbero comportato.
I fatti, rivelati dal Corriere delle Sera, emergono dalle mail scambiate tra i manager e i verbali di interrogatorio ora in mano alla guardia di finanza.

L'interrogatorio per Antonio Vigni

Giuseppe Mussari.

Il 6 febbraio è il giorno della verità per Antonio Vigni, ex direttore generale di Mps e finito ora travolto dallo tsunami delle inchieste che hanno investito l’istituto di credito senese. Lui se n’era andato dalla banca nel 2011 con tutti gli onori e con una buonuscita da 5 milioni di euro. Ora al centro di soldi ce ne sono molti di più. Non suoi, certo, ma di cui lui potrebbe sapere molto. Tanto, visto che risulta indagato insieme con l’ex presidente Mussari e altri vertici della banca. Per questo i pm senesi hanno in programma di interrogarlo mercoledi 6 febbraio. L'ex direttore generale è arrivato al Palazzo di Giustizia poco dopo le 10.
MUSSARI NON HA ANCORA PARLATO. Sarà il primo dei vertici a essere interrogato visto che Giuseppe Mussari si è già avvalso della facoltà di non rispondere e dovrebbe essere interrogato nuovamente nei prossimi giorni. Vigni, invece, non si avvarrà della facoltà di non rispondere. Ha già reso nota la sua intenzione di collaborare e di raccontare la sua verità sul contratto segreto sui derivati e, soprattutto, sull’operazione del passaggio di mano di Antonveneta da Santander a Mps.
IL RUOLO DI GIANLUCA BALDASSARRI. Vigni, anticipando la sua linea difensiva, ha lasciato intendere che gli scottanti fascicoli “Santorini” e “Alexandria” li aveva ereditati dai suoi predecessori. Certo, possibile. Ma c’è un altro elemento che pesa sulle sue spalle. O meglio un’altra persona: Gianluca Baldassarri che, negli anni di “gestione” Vigni, era il capo dell’area finanziaria che da Londra era al centro del vortice derivati.

Le indagini della procura di Forlì e la pista San Marino

La sede di Monte Paschi Siena.

Il 5 febbraio, nella girandola di procure implicate nel caso Mps si è aggiunta anche quella di Forlì che nel 2009 si occupò di un’inchiesta riguardante un presunto giro di denaro sporco tra Italia e San Marino dove risultavano coinvolte una filiale locale del Montepaschi e la filiale Mps della Repubblica del Titano.
In questo caso la procura di Forlì ha lanciato l’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e all’ostacolo all’autorità di vigilanza, mente Mps è accusata di illecito amministrativo. E, all’epoca, dei fatti, Giuseppe Mussari, era “legale rappresentante” dell’istituto senese, e per questo coinvolto anche in questa incihesta.
GLI OCCHI PUNTATI SULLO IOR. Il caso Antonveneta è comunque un’occasione per ridare slancio alle indagine delle procura di Roma su alcuni casi di riciclaggio in cui è coinvolto lo Ior. Soprattutto dopo le rivelazioni “scottanti” (ancora tutte da confermare) di un possibile coinvolgimento dell’istituto per le Opere religiose e il suo ruolo di “copertura”. Secondo una fonte interna al Vaticano infatti - come riportato lunedì 4 febbraio sul Corriere delle Sera – avrebbe confermato l’esistenza di quattro conti correnti legati in qualche modo a cinque persone che avrebbero avuto un ruolo chiave nell’acquisizione di Antonveneta.
In particolare, il testimone avrebbe fornito anche numeri e depositi di due dei conti correnti: uno da 100 mila euro e uno da 1,2 milioni di euro.

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