Amazon 130215091552
LO SCANDALO 15 Febbraio Feb 2013 0845 15 febbraio 2013

Germania, lo sfruttamento dei lavoratori stagionali

Un reportage mostra le condizioni degli addetti Amazon.

  • ...

da Berlino

Un lavoratore Amazon in Germania.

Lavoratori a cottimo attirati da mezza Europa con l'illusione di contratti con stipendi ragionevoli e poi fatti transitare attraverso agenzie interinali che impongono condizioni assai più sfavorevoli. Uomini e donne relegati in bungalow e motel in disarmo fino a sei per stanza, controllati a vista mattina e sera da uomini di una security, trasportati ogni giorno nella sede centrale con autobus privati super affollati come ai tempi neri del caporalato nel Mezzogiorno d'Italia, e costretti a turni notturni di otto ore consecutive, nutriti come disperati con la sbobba aziendale nelle cantine sotterranee.
AMAZON NELLA BUFERA. Non è la Cina del lavoro sfruttato, ma l'opulenta Germania europea. E l'azienda protagonista dello scandalo che ora sta indignando un intero Paese è un colosso del commercio online come Amazon, che in Germania fattura quasi 9 miliardi di dollari e controlla il 20% del commercio in rete e una percentuale simile del mercato dei libri.
Il luogo del misfatto è il centro logistico tedesco del gruppo, un capannone gigantesco grigio e squadrato che compare all'improvviso sulla collina di Bad-Hersfeld, una cittadina dell'Assia, quando si percorre l'autostrada che da Erfurt conduce a Francoforte.
I LAVORATORI STRANIERI «IN AFFITTO». Qui, nel periodo pre-natalizio, quando gli ordini per i regali intasano da ogni angolo della Bundesrepublik i data base dell'azienda, i dirigenti rafforzano gli organici insufficienti con 5 mila lavoratori in affitto pescati da ogni parte d'Europa. Le loro condizioni sono state raccontate da un reportage d'inchiesta realizzato da due giornalisti tedeschi, Diana Löbl e Peter Onneken, e trasmesso dalla prima rete televisiva pubblica Ard nella serata del 13 febbraio, ancora visibile nella sezione d'archivio del sito online.

Il bluff delle agenzie interinali

Pacchi in partenza dalla sede di Amazon in Germania.

L'eco è stata talmente forte che, a due giorni di distanza, i racconti e i commenti hanno affollato le prime pagine di gran parte dei quotidiani del Paese. «Il reportage ha chiaramente documentato come questi lavoratori stranieri, una volta arrivati in Germania, siano immediatamente dirottati ad agenzie interinali delle quali Amazon si serve per aggirare la proposta iniziale», ha scritto la Bild.
NIENTE CONTRIBUTI. I nuovi contratti che vengono fatti sottoscrivere «non riconoscono il versamento di contributi sociali e, soprattutto, prevedono una decurtazione del salario del 12% rispetto a quanto promesso in origine. In quasi tutti i casi i lavoratori, ancora a digiuno di tedesco, non capiscono neppure quel che firmano, visto tutte le carte sono compilate in lingua locale».
I casi citati nel reportage riguardavano lavoratori provenienti dalla Spagna, Paese colpito dalla crisi economica e da una spaventosa disoccupazione.
Il gruppo intervistato dai due giornalisti era partito dalla Penisola iberica addirittura sotto le luci della televisione spagnola, che aveva realizzato un programma sul miracolo del lavoro presso Amazon. Ma il racconto si era fermato ai fazzoletti agitati alla partenza. La realtà che questi nuovi pendolari della miseria hanno trovato a Bad-Hersfeld era ben diversa.
VIAGGI STIPATI IN AUTOBUS. «Prima dell'inizio dei turni e alla fine i lavoratori sono costretti ad attendere per ore l'arrivo degli autobus sovraffollati per raggiungere il centro di Amazon o gli alloggi cui sono stati destinati», ha continuato la Bild, «si tratta però di collegamenti non regolari che spesso non consentono di arrivare puntuali all'inizio dell'orario di lavoro. In questo caso, il tempo perso viene conteggiato e lo stipendio ulteriormente tagliato».
Quanto agli alloggi, le telecamere di Ard si sono spostate fino a Kirchheim, piccolo centro a 16 chilometri da Bad-Hersfeld, in un motel abbandonato che vive le sue settimane di gloria durante la breve estate tedesca.
«I POLACCHI NON DANNO PROBLEMI». Diana Löbl ha testato la disponibilità della reception, simulando per telefono la richiesta di ospitalità per una cinquantina di lavoratori in prestito di Amazon provenienti dalla Polonia. «Nessun problema», ha risposto la manager del complesso, «i polacchi sono ben graditi, bevono poco, non sono sporchi, se la cavano con le stufe a legno e si accontentano di dormire anche in sette in una stanza senza lamentarsi. Loro risparmiano e noi pure». Gli spagnoli sono invece sistemati nei bungalow di un resort turistico, sei per stanza, controllati a vista dagli uomini di un'agenzia privata di sicurezza. Chi si lamenta, viene messo alla porta.
LE VICINANZE CON L'ESTREMA DESTRA. I due reporter hanno avanzato il sospetto, basato su successive ricerche, che l'agenzia abbia contatti con ambienti dell'estrema destra nei quali recluta i suoi gorilla. «Alcuni di loro indossavano pullover Thor Steinar, una marca proibita in molti stadi di calcio e nel palazzo del Bundestag, nei parlamenti del Meklenburgo e della Sassonia e all'università di Greifswald proprio perché è stata in passato un simbolo dell'estetica neo-nazista».
Tra le altre storie raccontate, quella di Silvina, un'artista spagnola attirata dall'illusione Amazon e poi licenziata in tronco due settimane dopo perché gli ordinativi natalizi non erano nella misura preventivata.

Le responsabilità della politica

Il quartier generale Amazon Germania a Bad-Hersfeld, nell'Assia.

L'inchiesta dei reporter di Ard ha spinto la Frankfurter Allgemeine Zeitung a porre una serie di domande anche al mondo politico. «Che accade quando in un sistema tutti ricevono svantaggi e solo uno ne approfitta? Bisogna lasciar perdere o è meglio provare a cambiarlo?», si è chiesto il quotidiano.
Il caso portato alla luce da Löbl e Onneken ha dimostrato che questi lavoratori stagionali non sono più i classici lavoratori descritti nei libri teorici dell'economia sociale di mercato, titolari di doveri e diritti.
«AFFARI BASATI SULL'INTIMIDAZIONE». «Qui siamo di fronte a un modello di affari basato sull'intimidazione», ha commentato la Faz.
Ci sono tuttavia responsabilità che vanno oltre quelle dell'azienda: «Non è Amazon che ha creato questa macchina», ha concluso il quotidiano conservatore, «ma la politica tedesca. Essa ha permesso che in Germania si affermasse il modello del lavoro stagionale cinese. E può anche fare in modo di trovare i meccanismi per cambiarlo di nuovo, a partire da oggi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati