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CRISI EURO 4 Giugno Giu 2013 1600 04 giugno 2013

La Germania che pecca di evasione

Soldi portati all'estero e spese gonfiate: i trucchi delle imprese.

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I fondi neri in Svizzera, Liechtenstein e nei paradisi fiscali extraeuropei ingrassano l'evasione.

Anche i tedeschi evadono. Non di poco e, per giunta, con i trucchi tipici degli italiani.
In media, in Germania oltre 90 miliardi di euro l'anno, dal 2000, sono stati sottratti al fisco dalle aziende, con una picco record di 120 miliardi di euro nel 2007.
Il calcolo è arrivato dall'Istituto tedesco per la ricerca economica Diw di Berlino, tra gli osservatori finanziari di punta del Paese, nelle settimane in cui, alla fine di maggio, i 27 leader dell'Unione europea (Ue) si sono riuniti a Bruxelles, per un summit sulla lotta all'evasione e alle frodi fiscali.
IL PIANO DELL'UE. I big europei hanno in animo di «recuperare le somme colossali» nascoste negli anni alle casse statali e, in una lettera d'intenti alla Commissione Ue, sono arrivati a concludere che «da soli i singoli governi non ce la possono fare», perché gli illeciti dei «privati e dei gruppi industriali sono favoriti dalla mancata coordinazione internazionale».
Serve dunque un piano comune. E questa primavera Berlino, capofila con Parigi del fronte europeo anti-evasione, ha formalizzato anche un accordo con gli Usa, per scambiare tra i due Stati, almeno fino al 2015, le «informazioni rilevanti» in materia.
MOLTI UTILI, POCHE TASSE. La Germania che chiede rigore ai Paesi lassisti dovrà però innanzitutto aumentare i controlli e diminuire le falle in casa propria. Per Stefan Bach, infatti, responsabile del Dipartimento di economia pubblica del Diw ed estensore del rapporto, almeno fino al 2008 mediamente «gli imprenditori tedeschi hanno pagato solo il 21% di tasse sugli utili. Molto meno di quanto previsto dal legislatore».

Il buco tra le aziende e il fisco: per gli economisti soldi dirottati all'estero

L'ambasciatore tedesco in Svizzera e Liechtenstein firma una bozza dell'accordo fiscale con Berna.

In Germania tra i guadagni effettivi delle aziende e gli utili dichiarati al fisco, dallo studio del Diw emerge una differenza «più che consistente».
I conti non tornano perché, a fronte degli introiti complessivi delle società di capitale cresciuti - dal 1990 al 2008 - di circa il 140%, i versamenti al fisco delle medesime società negli stessi anni, risulterebbero, al contrario, aumentati solo del 62%.
Gli economisti dell'istituto di Berlino non hanno individuato la causa certa di questo evidente «buco nella tassazione». Tuttavia, hanno azzardato che, tra le «cause possibili» all'origine di questa anomalia, potrebbero esserci diversi escamotage, impiegati dai commercialisti e dai fiscalisti tedeschi per aggirare «le complesse regole di tassazione per le imprese».
TRANSAZIONI ESTERE OPACHE. Tra la «gamma di possibilità», per Bach è possibile che, anche in Germania, «grazie all'internazionalizzazione crescente delle strutture aziendali», gli imprenditori abbiano sfruttato «diverse opzioni, per accumulare gli utili in luoghi stranieri, dove il livello di tassazione è inferiore».
Le transazioni opache sono possibili giocando «soprattutto sugli importi degli accrediti», sui «rapporti finanziari, sui leasing, sulle assegnazioni di licenze e sui trasferimenti di beni imprenditoriali classificati mobili», ipotizza la ricerca del Diw.
LA SANATORIA CON LA SVIZZERA. Meta privilegiata di questi flussi era, fino a qualche anno fa, la Svizzera: un paradiso fiscale fuori dell'Ue con il quale, d'altra parte, la Germania ha tentato di stringere una contestata sanatoria, affossata alla fine del 2012 nel Bundesrat, la Camera dei Land regionali tedesca, «per motivi di principio» dall'opposizione.
Socialdemocratici (Spd), Verdi e sinistra radicale della Linke hanno bloccato sul gong un accordo considerato un «regalo agli evasori», che, dal 2013, prevedeva un'imposta al ribasso tra il 21% e il 41% per i fondi custoditi nelle banche elvetiche, garantendo l'anonimato ai titolari dei conti.

Finte auto aziendali e viaggi per tutta la famiglia: anche in Germania si fa

Il principe del Liechtenstein Alois, durante una conferenza sulla lotta all'evasione.

Austria e Regno Unito avevano convenzioni analoghe con la Svizzera. E, in Germania, l'intesa avrebbe dovuto fruttare al fisco un gettito di circa 10 miliardi di euro immediati, più 700 milioni di euro annui per il futuro.
A Berlino se ne riparlerà, con tutta probabilità, dopo le elezioni del 22 settembre. Intanto a Bruxelles, dopo il pressing del cinque grandi firmatari della lettera - Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Spagna - proseguono gli incontri tra i premier e le discussioni in Commissione Ue, per far circolare, sull'esempio dell'intesa tra Germania e Usa, le informazioni sugli evasori tra i 27 Paesi della Comunità europea.
Perché questo avvenga, il Lussemburgo - Stato fondatore dell'Ue e seconda terra d'evasione per i tedeschi intestatari di finanziarie - si è detto pronto ad abolire il segreto bancario. Altrettanto dovrà fare, l'Austria, che con il vicino principato del Liechtenstein (non soggetto, come il Vaticano, alle norme comunitarie) resta l'ultima roccaforte dei conti schermati.
500 MLD EVASI DALL'UE. Per rintracciare i 500 miliardi di euro sfuggiti alle maglie del fisco delle diverse nazioni, secondo le stime dei tecnici di Bruxelles, l'Unione europea studia anche l'istituzione di un'autorità di controllo che vigili sugli scambi finanziari e rintracci i grandi flussi d'evasione verso i paradisi offshore.
Questo per i miliardari e, in generale, i grandi imprenditori. In Germania, però, per gli economisti del Diw è verosimile che parte dei soldi sottratti allo Stato sia anche frutto di un'evasione su scala locale, praticata «in modo sistematico dalle piccole e medie attività», scaricando le «spese personali» sui conti gonfiati delle ditte. Per esempio i «costi delle auto e dei viaggi, o le spese di famigliari e parenti sulla propria azienda».
LE FALLE NELL'ORGANICO. La Tobin Tax che si vuole introdurre in Europa può fare poco contro questi illeciti casalinghi. Gli agenti del fisco non riuscirebbero a sradicarli, perché l'organico del fisco è sottostimato.
Le cartelle di Equitalia, insomma, in Germania ancora non esistono. Le leggi fiscali poi sarebbero talmente farraginose che, per i contribuenti furbi, non ci sarebbe niente di più facile che attaccarsi ai cavilli per eluderle.
Tutto vero?
Il governo di Berlino tace. La Federazione degli industriali tedeschi ha bollato come «false» le tesi dell'istituto di ricerca. Se fossero giuste però, i vizi italici, oltre le Alpi, sarebbero stati spacciati per teutoniche virtù.

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