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DIFESA 27 Giugno Giu 2013 1021 27 giugno 2013

F35, aumentano i costi dei cacciabombardieri

Per i primi tre velivoli il prezzo è salito da 63 milioni a 90.

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Il programma in corso sugli F35 è salvo. Di fatto, è stato preservato dal sì della Camera che il 26 giugno ha approvato la mozione della maggioranza che impegna il governo a «non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che il parlamento si sia espresso nel merito». E il punto sta proprio in quella parola: «Ulteriore». L'acquisto degli F35 già deliberato non viene messo in discussione
Rimangono validi, quindi, i dettagli dell’accordo con il produttore Lockheed Martin (con una piccola quota di partnership di Finmeccanica) secondo il quale «i 90 velivoli verranno consegnati entro il 2027. Al 2020 saremo a 34 velivoli».
UN PROGRAMMA DI 29 ANNI. Un acquisto per cui l’Italia ha scelto la innovativa formula del «paga subito, ritira nel 2027». Dai documenti ufficiali di Montecitorio, quindi, risulta che la durata del Programma Joint Strike Fighter F-35 è di 29 anni. Lo ha spiegato il segretario della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, generale di squadra aerea Claudio Debertolis, nel corso della sua audizione del 5 dicembre 2012 presso la IV Commissione difesa della Camera.
La firma venne apposta dal governo di Massimo D’Alema nel 1999, contestualmente al primo pagamento di un importo pari a 10 milioni di euro attuali, mentre il prezzo complessivo dell’acquisto è passato dai 13 miliardi di euro previsti per 131 caccia agli oltre 17 miliardi necessari ora per comprare appena 90 apparecchi, in seguito alla riduzione decisa dall’esecutivo di Mario Monti. Questo perché vari difetti della produzione, ritardi e inconvenienti hanno fatto esplodere i costi negli anni. Da 63 milioni a 90.
I PREZZI DECOLLANO. Finora l’F35 non decolla, mentre i prezzi sì. È sempre il segretario della Difesa, Debertolis, a spiegare alla Camera che «il costo dei primi tre velivoli, in effetti, è aumentato: rispetto ai 63 milioni di euro previsti, ci costeranno 90 milioni».
Ma non solo i primi tre velivoli costeranno il 50% in più del previsto: anche gli altri saranno carissimi e, visti anche gli ultimi problemi nella produzione, è possibile che il prezzo da qui al 2027 (anno di consegna degli aerei in parte già pagati) salga ancora e di molto.
Nel programma di acquisto, così come consegnato alla Camera dal governo, si legge infatti che «i costi per l’amministrazione Usa sono cresciuti dai 231 miliardi di dollari del 2001 (34,4 per la fase di sviluppo e 196,6 per la fase di acquisizione) fino ai 276,5 del 2007, raggiungendo nel budget 2011 un costo complessivo di 322,6 miliardi di dollari».
Nessun posto di lavoro in Italia.

Erano state previste 10 mila assunzioni: per ora sono 80

È sempre il segretario generale della Difesa a spiegare che le presunte ricadute sull’occupazione in Italia (il governo aveva previsto circa 10 mila posti di lavoro), sono in realtà nulle. Si è trattato solo un artificio propagandistico, ha rivelato il generale Debertolis in audizione alla Camera: in pratica, visto che la produzione di Eurofighter sarà fermata, gli operai che in Italia avrebbero dovuto lavorare al progetto saranno sostituiti da quelli calcolati per il Joint Strike Fighter.
Finora, tuttavia, nello stabilimento di Cameri (Novara) dove dovrebbe avvenire l’assemblaggio delle ali dell’apparecchio, i livelli occupazionali indicati nel programma sono solo teorici e soltanto poche settimane fa Alenia ha annunciato la selezione per l’assunzione di 55 operai e 25 tecnici, per un totale di 80 persone e non certo le 10 mila sbandierate dalla propaganda governativa, priva di riscontri concreti.
MILARDI SPESI PER NULLA. La partecipazione italiana è cominciata col pagamento di 10 milioni di dollari, versato ai produttori nel 1999 dal governo di D’Alema per sedere al tavolo dell’affare dell’aereo che per ora non funziona. Poi, nel giugno del 2002, l’Italia ha dato via libera al pagamento di 1 miliardo e 28 milioni di dollari, seguiti da un altro pagamento di 904 milioni di dollari nel 2007. Da allora, ogni anno, l’Italia ha versato tranche di circa mezzo miliardo di euro all’anno, mentre i costi previsti - stabiliti e innalzati unilateralmente dai costruttori - sono già passati da 13 miliardi a 17 miliardi di euro (questo è il calcolo italiano, a fronte degli impegni presi in dollari). Ma di recente il Sole24Ore ha stimato che il prezzo finale possa aggirarsi tra i 21 e i 25 miliardi di euro.
NESSUNA PENALE. E, in caso di rinuncia al programma, l’Italia non dovrebbe pagare nessuna penale alla Lockheed Martin. Il costruttore americano infatti è già in ritardo di tre o quattro anni sui tempi previsti nei contratti, secondo le fasi di lavorazione e progettazione. E la consegna non si sa quando potrà avvenire in quanto, per ammissione del Pentagono degli Stati Uniti, al momento l’F35 non è in grado di combattere, perché sarebbe facile preda e bersaglio di caccia assai più vecchi ma molto più efficienti, come quelli in uso all’aviazione russa.
Ed è facile capire che un aereo già obsoleto prima ancora dei suoi collaudi finali, nel 2027, quando l’Italia finalmente riceverà gli F35 cominciati a pagare 28 anni prima, sarà soltanto un costosissimo pezzo da museo, conservato per mostrare il fallimento di un ambizioso programma precipitato prima ancora del decollo.

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