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L'ANALISI
1 Settembre Set 2013 1904 01 settembre 2013

Visco: «Ritorno crescita per più libertà bilancio»

Bankitalia: «Austerity non perenne».

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Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco.

Dolorosa, ma fondamentale.
La prudenza nella gestione dei conti pubblici «ha avuto riflessi negativi sull'attività economica nel breve periodo», ma ha pure «contribuito a evitare scenari peggiori, a contenere prima e a ridurre poi gli spread e a scongiurare nuove crisi di liquidità».
Parola del governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, che ha difeso la politica di tagli al bilancio di questi anni, ostacolati in parte proprio dalla recessione.
Ora chiede però di rilanciare il processo di Unione politica per un'Europa che non si fermi solo all'unione di bilancio o bancaria. Un'Europa che non ci condanna, ha spiegato, tramite la regola del fiscal compact a una perenne politica di austerità.
Visco è intervenuto al seminario 'Il federalismo in Europa e nel mondo', a Ventotene, spiegando che per poter cambiare direzione occorre tornare stabilmente sul sentiero della crescita e adeguarsi ai cambi geopolitici, tecnologici e demografici.
AUMENTO DEBITO ANCHE PER SOSTEGNO AD ALTRI PAESI. Se, poi, in piena crisi il rapporto tra il debito e Pil è cresciuto di oltre 6 punti, al 127%, riflettendo soprattutto la brusca decelerazione del prodotto, è anche perché «2 punti sono dovuti al sostegno finanziario che l'Italia ha fornito agli altri paesi dell'Unione Europea». Che in futuro dovrà progredire, oltre che con l'unione bancaria «con quella di bilancio e, infine, politica».
NECESSARIE UNIONE BANCARIA E POLITICA. La creazione di un supervisore unico, imperniato nella Bce e nelle autorità nazionali, servirà a spezzare la spirale tra debito sovrano e condizioni del credito. Ma «è il primo passo; va completato da uno schema comune di risoluzione delle crisi bancarie e da un'assicurazione comune dei depositi».
PREZIOSA L'OPERA DELLA BCE. Visco ha sottolineato il ruolo già avuto dalla Banca centrale europea come fattore di stabilizzazione, col solo annuncio del potenziale acquisto straordinario di titoli di Stato, mai attivato, ma che «ha evitato un collasso finanziario con conseguenze potenzialmente devastanti per l'economia europea: ne hanno tratto beneficio tutti i paesi, non solo quelli al centro della crisi dei debiti sovrani».

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