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MUSICA & AFFARI 4 Settembre Set 2013 1631 04 settembre 2013

Il business della canzone Happy Birthday

Il motivetto frutta 2 milioni di dollari l'anno a Warner.

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Fu composta nel lontano 1893 dalle sorelle Mildred e Patty Hill. All'epoca, due maestre d'asilo di Louisville, nel Kentucky.
La loro Good Morning to All era pensata per i bambini, doveva essere una sorta di saluto collettivo all'ingresso degli alunni in aula.
Poi con gli anni si trasformò, cambiando versi, titolo e senso, fino a diventare il motivetto più cantato nel mondo occidentale: Happy Birthday to you, o più semplicemente Happy Birthday. Una melodia innocente, che ognuno di noi ha intonato almeno una volta nella vita, dietro alla quale, però, gravitano insospettabili interessi milionari.

Da Summy a Warner: Happy Birthday passa di mano

Il Time Warner Center, a New York.

Il primo a fiutare l'affare fu Clayton F. Summy, l'imprenditore che nel 1935 aveva originariamente pubblicato la canzone delle due sorelle americane e che ne registrò i diritti accreditando come autori il pianista Preston Ware Orem, suo dipendente, e la signora R. R. Forman.
La società creata da Summy detenne il copyright per più di sei decenni fino a quando, nel 1990, fu inglobata da Time Warner e dal suo braccio musicale, Warner Chappell Music. L'operazione si concluse per 15 milioni di dollari (circa 27 milioni di dollari al cambio attuale).
ROYALTY DA 2 MILIONI L'ANNO. Da allora, Happy Birthday frutta a Warner Chappell in media 2 milioni di dollari l'anno in royalty e diritti di licenza.
Ogni qual volta che in un film, in una serie tivù o in un'esecuzione pubblica vengono riprodotti i versi della canzone di buon compleanno più famosa al mondo, nelle casse del colosso discografico entrano fino a 25 mila dollari.
Un'ingiustizia, secondo la musicista Rupa Marya e i registi Robert Siegel e Jennifer Nelson, che lo scorso giugno, dopo essere stati costretti a pagare Warner Chappell per aver 'sfruttato' Happy Birthday nelle loro opere, hanno deciso di sfidarla in tribunale.
TUTTI CONTRO IL DIRITTO D'AUTORE. I tre artisti chiedono che la compagnia restituisca fino all'ultimo centesimo le royalties incassate in questi anni e, di conseguenza, rinunci al copyright sulla canzone.
Secondo Robert Brauneis, professore di Legge alla George Washington University, che per due anni ha effettuato ricerche sul caso, la loro è una richiesta fondata: il testo di Happy Birthday, ha spiegato l'accademico, ha subìto modifiche nel corso del tempo e, per questo, la canzone dovrebbe essere di pubblico dominio.

La melodia più redditizia nella storia della musica

La musicista Rupa Marya.

Warner Chappell, da parte sua, rivendica la legittimità del copyright. E punta a tenersi stretta i diritti su quella che, numeri alla mano, è la canzone più redditizia – in termini di royalties – nella storia della musica.
Da quando è stata scritta, infatti, Happy Birthday ha generato guadagni pari a circa 50 milioni di dollari.
Davanti, e non di poco, a White Christmas di Irving Berlin (36 milioni di dollari) e You've Lost That Lovin' Feelin di Barry Mann, Cynthia Weil and Phil Specter (32 milioni).
COPYRIGHT VALIDO FINO AL 2030. In un documento datato 30 agosto, pubblicato il 3 settembre dall'Hollywood Reporter (consulta il pdf), la difesa di Warner Chappell ha chiesto al giudice George H. King di archiviare la causa, definendo le accuse di condotta fraudolenta prive di ogni fondamento.
WARNER COL FIATO SOSPESO. Il copyright su Happy Birthday scade nel 2030 negli Stati Uniti e nel 2016 nei Paesi dell'Unione Europea. Questo significa che, se il giudice della Corte distrettuale della California dovesse dare ragione a Marya, Siegel e Nelson, Warner Chappell rischierebbe di perdere, oltre alle royalties incassate finora, anche quelle dei prossimi 27 anni.
Un gruzzolo da oltre 100 milioni di dollari a cui, nei piani alti del Time Warner Center, nessuno sembra avere intenzione di rinunciare.

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