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EQUILIBRI
25 Settembre Set 2013 0730 25 settembre 2013

L'affare Telefonica scuote il governo

Su Telecom scoppia il caso politico.

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Il premier Enrico Letta.

Una questione societaria, certo. Ma anche politica e non solo. Perché il controllo di Telefonica su Telecom agita il mercato delle tlc italiane così come i partiti. La paura – come nel caso del passaggio totale già paventato di Alitalia ai francesi – è che l’Italia perda la sua “indipendenza” imprenditoriale e “l’italianità” di due società chiave per il sistema-Paese.
Una paura che ha spinto subito i partiti, sia quelli di maggioranza sia quelli di opposizione, a chiedere al governo di riferire in Aula. Nell’attesa di sentire la voce delle istituzioni, il 25 settembre è stato anche lo stesso presidente di Telecom Italia Franco Bernabè a varcare la soglia del Senato dove ha tenuto un’audizione.
L’ALLARME DEI SINDACATI. Per Confindustria l’operazione «è uno snodo importante e le bandiere non contano», ma i sindacati non la vedono così. Anzi, puntano l’accento sul rischio occupazionale e chiedono garanzie. A rischio, secondo le stime di Michele Azzola della Slc Cgil, ci sono fino a 16 mila posti. Il rischio è, secondo le sigle di settore, che Telefonica adotti per Telecom lo stesso modello di esternalizzazione del Call center e dell’Information Technology che ha usato in casa propria.
COPASIR: «SICUREZZA NAZIONALE A RISCHIO». Un altro allarme è stato lanciato dal Copasir, secondo cui «la sicurezza nazionale è a rischio» dopo l'operazione Telecom-Telefonica, visto che la rete Telecom «è la struttura più delicata del Paese, attraverso cui passano tutte le comunicazioni dei cittadini italiani e anche quelle più riservate».
LO SCORPORO DELLA RETE. Il vero nodo resta la rete. Da una parte lo scorporo di cui si parla ormai da tempo. Dall'altra la paura che vengano bloccati tutti gli investimenti cruciali per il potenziamento del sistema tlc italiano. E in questa direzione il Tesoro non esclude interventi. Magari facendo riferimento al 'golden power', il cui regolamento attuativo è stato deciso per difesa e sicurezza nazionale, non ancora per le comunicazioni.
UN REGOLAMENTO ATTUATIVO CHIAVE. Come ha evidenziato il Sole 24ore, però, a Palazzo Chigi sarebbe depositato un altro regolamento attuativo di un decreto legge Monti che potrebbe cambiare le sorti, o comunque permettere alla politica di entrare a gamba tesa nell’affare Telecom Italia-Telefonica. Si tratta del decreto legge 21 del 15 marzo 2012, che tra l'altro colma una lacuna italiana in seno all'Europa. Serve infatti a uniformare la nostra normativa a quella europea in fatto di golden share, che dà al governo potere di intervento per tutelare gli interessi legittimi, essenziali e strategici del Paese.
REAZIONI AMARE BIPARTISAN. Ma finora tutto sembra tacere nonostante le reazioni amare della politica. Qualcuno ha definito l’affaire Telefonica un «disastro» (Fabrizio Cicchitto, Gennaro Migliore), qualcuno «preoccupante» (Roberto Speranza, Renato Schifani), altri un «allarme» (Altero Matteoli).
In ogni caso i capigruppo di Pd, Pdl e Sel, Speranza, Renato Brunetta e Migliore hanno chiesto un chiarimento parlamentare allo stesso premier Enrico Letta. Che di è detto pronto a intervenire alla Camera martedì 1 ottobre, ma ha subito voluto precisare: «Guardiamo, valutiamo, vigileremo sul fronte occupazionale, ma bisogna ricordare che Telecom è una società privata e siamo in un mercato europeo».

Catricalà: «Impossibile non scorporare la rete»

Antonio Catricalà

L'avanzata di Telefonica in Telco certo preoccupa, ma ora l'esecutivo devono guardare al futuro. Il mercato segue la sua strada, il governo deve gestirne gli effetti in modo utile. «Perciò chiederemo garanzie sulla rete, l'occupazione, la qualità del servizio. Le stesse richieste che avremmo avanzato se fossimo stati avvisati in anticipo».
TRE OBIETTIVI DA RAGGIUNGERE. Le parole sono quelle del viceministro allo Sviluppo economio Antonio Catricalà in un'intervista al Messaggero. Per Catricalà «è impensabile non scorporare la rete», soprattutto alla luce del fatto che ora ci sono tre obiettivi prioritari da raggiungere. «Innanzitutto, garantire gli investimenti di Telecom Italia sulla fibra per la diffusione della banda larga», un obiettivo che, spiega Catricalà, «comprende in sé la necessità che Telecom Italia mantenga la disponibilità a scorporare la rete in una società che veda l'ingresso significativo della Cassa depositi e prestiti anche per garantire quella parità di accesso che completi il processo di liberalizzazione».
ASSICURARE I LIVELLI OCCUPAZIONALI. Il secondo obiettivo, per Catricalà, è «assicurare i livelli occupazionali in Telecom e nelle aziende dell'indotto», mentre il terzo è «mantenere la qualità del servizio, che è stata molto alta finora e ha caratterizzato le nostre telecomunicazioni per essere tra le prime al mondo».

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