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AUDIZIONE
25 Settembre Set 2013 1544 25 settembre 2013

Telecom, Bernabè: «Ho saputo dai comunicati»

Il presidente della compagnia: «Tenuti all'oscuro da Telco».

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Franco Bernabè, presidente Telecom.

Il giorno dopo la conclusione dell'affare che ha portato Telefonica al 66% di Telco, Franco Benabè, presidente di Telecom Italia, è intervenuto in audizione al Senato.
«Abbiamo avuto conoscenza ieri (24 settmbre, ndr) dalla lettura dei comunicati stampa della recente modifica dell'accordo parasociale tra gli azionisti di Telco», ha detto.
«CHIEDETE AGLI AZIONISTI». «Le domande sull'assetto azionario», ha osservato Bernabè parlando alle Commissioni riunite Lavori Pubblici e Industria, «vanno poste agli azionisti: come ho già detto, i cambiamenti avvenuti nell'asseto azionario li abbiamo appresi dalla lettura dei comunicati stampa, anche se era evidente da dichiarazioni, rese da alcuni azionisti ancora una volta alla stampa, che c'era l'intenzione di procedere a un cambiamento». A questo proposito, Bernabè ha citato «Mediobanca, che aveva annunciato l'intenzione di uscire e di risolvere il patto Telco».
POSSIBILE AUMENTO DI CAPITALE. Bernabè ha aggiunto che, per evitare il rischio downgrade, Telecom potrebbe procedere «a un aumento di capitale, aperto a soci attuali o nuovi».
Un eventuale aumento di capitale «richiede condizioni di mercato e ritengo ci siano, perché è un momento di straordinaria liquidità, ci sono tanti investitori pronti a investire».
Questa opzione, secondo il presidente, darebbe solidità finanziaria, valorizzando le potenzialità dei nuovi investimenti, contribuirebbe al rilancio dell'economia.
«UNA SITUAZIONE COMPLESSA». «Certo», ha proseguito Bernabè, «è evidente che ogni aumento di capitale deve rispondere a logiche economiche e finanziarie molto stringenti, deve cioè dimostrare il ritorno dell'investimento».
E qui, ha aggiunto, «la situazione è complessa», perché «i calcoli sulla redditività si sviluppano su quattro-sei anni», invece per quanto riguarda le reti di nuova generazione «il ritorno è più di lungo termine».

Contrario alla vendita delle partecipazioni in America latina

Gli uffici di Telecom.

Negativa sarebbe invece la vendita delle partecipazioni in America Latina di Telecom Italia, che «determinerebbe un forte ridimensionamento del profilo internazionale del gruppo e delle sue prospettive di crescita e comunque potrebbe non essere realizzabile in tempi brevi, compatibili con la necessità di evitare il rischio downgrade».
Bernabè ha quindi spiegato che per evitare il declassamento ci sono due opzioni: un aumento di capitale o la dismissione delle attività in America Latina, che con il controllo passato di fatto a Telefonica potrebbe essere imposta dalle autorità antitrust dei Paesi coinvolti.
«NO AL RIDIMENSIONAMENTO». Ma mentre la prima opzione «ridarebbe solidità», la seconda non avrebbe effetti positivi. «Si tratta di una operazione che ridefinisce in modo radicale la strategia del gruppo, portando Telecom Italia a diventare un operatore di dimensione esclusivamente nazionale».
Si tratta di una scelta che va però valutata alla luce del fatto che il mercato italiano negli ultimi anni ha subito «un elevato livello di erosione dei ricavi e dei margini»; inoltre «una vendita 'forzata' e 'accelerata' potrebbe non consentire al gruppo di massimizzarne il valore».
«DIFFICILE DA REALIZZARE IN TEMPI BREVI». Insomma, ha concluso, «questa opzione determinerebbe un forte ridimensionamento del profilo internazionale del gruppo e delle sue prospettive di crescita, e comunque potrebbe non essere realizzabile in tempi brevi, compatibili con la necessità di evitare il rischio di downgrade».
Bernabè si è lasciato andare anche a un commento sarcastico: «Questo straordinario interesse per Telecom non mi sembra il sentimento che ha ispirato finora il sistema Italia. Sarebbe stato necessario un consenso più unanime e organico sugli obiettivi di Telecom».
«BISOGNAVA PREOCCUPARSI PRIMA». E ancora: «Se il Paese fosse stato davvero preoccupato alcune decisioni avrebbero potuto essere prese considerando una serie di elementi più complessi. Per arrivare a scelte differenti avremmo dovuto tutti pensarci prima. Se il sistema Italia fosse stato così preoccupato come negli ultimi due giorni forse si sarebbe arrivati a un intervento più strutturale». A questo proposito, Bernabè ha citato tra l'altro le difficoltà nel rapporto con l'Agcom sullo scorporo e la recente multa dell'Antitrust.
Un'accusa che fa tornare alla memoria quanto avvenne nel 1999, all'epoca dell'Opa di Olivetti, fieramente osteggiata proprio da Bernabè: perse la battaglia e dovette alla fine lasciare la poltrona di amministratore delegato di Telecom, ma anche allora non lesinò dichiarazioni forti contro la politica dalla quale non si era sentito sostenuto.

Avanti sullo scorpore della rete

Telefonica è passata al 66% di Telco, ottenendo il controllo di Telecom Italia.

Telecom, inoltre, «conferma il proprio impegno a procedere nel confronto con l'Autorità e la Cdp» sullo scorporo della rete, «ma l'esito finale dell'operazione non è scontato e, in ogni caso, richiede tempi molto lunghi».
Sul processo di scorporo della rete, ha spiegato Bernabè «rimangono da superare le criticità legate» a due elementi: «La mancanza di certezza in merito al nuovo quadro degli obblighi regolamentari post-separazione; la complessità di determinazione del valore degli asset della rete di accesso da conferire alla nuova società».
«AZIONISTA DI RIFERIMENTO». Il riassetto azionario «porterà Telefonica ad avere il controllo di Telco e, quindi, a diventare l'azionista di riferimento di Telecom Italia, che resterà, tuttavia, una società quotata con circa l'85% del capitale sul mercato, incluse le azioni di risparmio. Pertanto le prospettive della società non riguardano solo Telefonica, ma l'intera platea degli azionisti».
In questi anni, il rapporto tra Telefonica e Telecom Italia «è stato leale e produttivo», ha spiegato Bernabè, aggiungendo tuttavia che «la modifica dell'assetto azionario di Telco e il nuovo ruolo di Telefonica non potranno non riflettersi» sul processo decisionale relativo alla «soluzione più vantaggiosa» per il futuro della stessa Telecom.
«MINORANZA DI BLOCCO». Per prendere qualunque decisione di grande rilievo, per esempio in tema di investimenti infrastrutturali, ha detto ancora Bernabè, «ci vuole un totale allineamento tra il management, il consiglio d'amministrazione e la struttura degli azionisti: questa struttura però è resa complicata dalla presenza di Telco, che ha una minoranza di blocco in assemblea».
Per queste decisioni, infatti, «serve una maggioranza dei due terzi e poiché in genere all'assemblea si presenta il 50% del capitale, ecco che le quote in possesso di Telco determinano una maggioranza di blocco rilevante, quindi se una proposta non è condivisa da Telco non passa».

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