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BASSA MAREA 6 Maggio Mag 2014 0600 06 maggio 2014

La cecità dei nostri ayatollah anti-euro

Considerando la moneta unica l'apocalisse, non si analizzano i suoi reali limiti. E non si offrono rimedi efficaci.

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Beppe Grillo, leader del Movimento 5 stelle.

Nel novembre del 1964 il già allora venerando mensile americano Harper’s Magazine pubblicava un articolo, tutto dedito alla politica e storia politica americane, capace di offrire però oggi più di uno spunto per capire l’attuale dibattito sull’euro in Europa e in particolare in Italia.
L’articolo era di uno dei più influenti storici del secondo 900, Richard Hofstadter, e si intitolava The Paranoid Style in American Politics, giudicato oggi uno dei saggi più influenti mai pubblicati negli oltre 150 anni di vita della rivista.
IL MECCANISMO APOCALISSE-CATARSI. Sosteneva, per spiegare l’ascesa del radical-conservatore Barry Goldwater fra i repubblicani, l’esistenza nella storia americana di un forte filone paranoico basato tutto sui due concetti di apocalisse e catarsi. L’apocalisse era l’immane disastro che gli avversari, spregevoli, stavano per provocare. La catarsi era la salvezza che sarebbe venuta, rapidamente e automaticamente, con le giuste scelte radicali, semplici totali definitive, alla ricerca della purezza perduta, che i «buoni» sapevano come ristabilire.
Una scorciatoia verso il paradiso perduto. L’apocalisse erano allora i democratici da Franklin Roosevelt a Truman, Kennedy e Johnson. La catarsi i radical-repubblicani, tutti libero mercato, segregazionisti e nostalgici di una vecchia America idealizzata.
LE SIRENE DELLA LIRA. Nell'odierno dibattito pre-elettorale, l’apocalisse per alcuni è l’euro, in Italia e non solo. La catarsi il ritorno alla lira e comunque alle vecchie monete nazionali.
Anche i difensori dell’euro possono cadere nel cono d’ombra di Hofstadter, quando sono troppo semplicisti e sembrano volere l’euro essenzialmente e solo perché tutela meglio apparentemente i loro risparmi, dimenticando il resto.
GLI AYATOLLAH ANTI-EURO. Ciascuno ha i suoi ayatollah. Ma sono i nemici dell’euro i più parossistici. Basta ascoltare qualche intervento anti-euro di Matteo Salvini, segretario della Lega, o di Beppe Grillo. Anche Silvio Berlusconi ogni tanto non scherza. Sono tutti personaggi che abbassano il dibattito al livello dei meno informati dei loro (sperano) elettori.
Il professor Alberto Bagnai, in Italia il più articolato anti-euro, non è su questo piano. Ma nemmeno lui aiuta.
L’euro ci strozza e la lira, restituendo la sovranità nazionale e spingendo le esportazioni e quindi alimentando l’economia e di seguito la domanda interna, ci salva. Questo l’argomento del fronte anti-euro.
ANALISI ANNEBBIATA. La visione apocalittica - l’euro è di gran lunga la prima causa dei nostri problemi - non aiuta l’analisi di chi vorrebbe abolirlo perché non consente un giudizio chiaro sugli errori che accompagnarono la nascita della moneta unica.
Vengono riassunti dagli anti-euro in uno: tante economie diverse non possono avere la stessa moneta. Ma quanto diverse? Nessuno lo dice. E gli anti euro non si soffermano troppo sugli errori italiani nell’adesione e nel dopo adesione. Ne fanno essenzialmente una questione di perduta sovranità. La ritrovata sovranità - la lira - ci salverebbe.
Invece, come argomenta per esempio anche nel suo Europa o no il professor Luigi Zingales, l’Europa e l’Italia in particolare commisero alcuni gravi errori.
UN ECCESSIVO OTTIMISMO. Collettivo fu l’errore di considerare l’euro privo di rischi e quindi senza rischi anche il debito pubblico espresso in euro lasciando che le banche ne sottoscrivessero in eccesso ben al di là dei rapporti minimi di capitale.
L’Italia poi non approfittò degli anni di tregua portati dall’euro, dalla fine dei 90 alla metà dei 2000, per mettere su linee virtuose, in calo cioè, sia il debito pubblico in senso stretto sia quello pensionistico. Quando la crisi finanziaria del 2007-2008 frenò drammaticamente l’esuberanza finanziaria, tutti i nodi anche in Europa vennero al pettine.
L'ABBAGLIO DEL VECCHIO CONIO. Torniamo alla lira e risolveremo i nostri problemi. Come? Perché? Perché esporteremmo di più. Ma il nostro export non sta andando affatto male, nonostante un euro ipervalutato e che dovrebbe perdere un 15% del suo valore di cambio sulle principali valute, dollaro soprattutto, per aiutare davvero l’Europa.
Come ci aiuterebbe la lira? Rilanciando l’attività. Faremmo concorrenza ai tedeschi. Il quadro di un ritorno alla lira non va molto più a fondo di questo, nei comizi di Salvini e nelle invettive di Grillo. Ma già adesso facciamo concorrenza, nella meccanica e macchine utensili, che stanno esportando bene. La nostra manifattura vera non è un insieme squinternato di produttori improvvisati che senza la moneta debole soffocano. È qualcosa di assai diverso.
E i risparmiatori, cioè la gran parte degli italiani, che correrebbero in banca a svuotare tutto nella speranza di salvare gli euro pima di un passaggio forzoso alla lira e di una svalutazione rapida del 25 o 30%?
ORA SERVE RIADDRIZZARE LA CHINA. L’euro poteva essere fatto meglio ma non è impossibile correre ai ripari. Purtroppo non esistono facili catarsi e all’Italia non resta che mettere in cantiere adesso in condizioni più difficili quel serio lavoro di adeguamento della propria spesa, pubblica e privata, alle realtà di una moneta che non si svaluta facilmente, lavoro che andava fatto 15 e 12 anni fa.
La Germania deve decidere dove sta il suo vero interesse nazionale: se con l’euro, e quindi occorre consolidare il sistema Bce, o fuori dall’euro, sia pure uscendone «dall’alto».
Il tutto, per i tedeschi e per noi, ricordando bene che l’euro non è un accordo di cambio, ma la sintesi di una politica semisecolare di avvicinamento degli Stati nazionali europei. È stato un progresso sul passato, pur con luci e ombre, o un’apocalisse?
Per molti è stato un progresso, e quindi nel molto che resta da fare non c’è spazio per una palingenesi o catarsi che sia. E fatta con quale strumento, la nuova lira?

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