Klaus Zimmermann Economista 140427225420
INTERVISTA 9 Maggio Mag 2014 0600 09 maggio 2014

Klaus F. Zimmermann: «Renzi rispetterà il fiscal compact»

Parla l'economista tedesco Zimmermann.

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Il premier rottamatore Matteo Renzi promosso sulla fiducia. O meglio, rimandato a settembre, al varco del 2015. L'anno a partire dal quale, secondo i suoi detrattori (o «gufi», mutuando la definizione del presidente del Consiglio), sarà costretto a tagli draconiani per abbattere il debito pubblico monster dello Stato, al 132% sul Pil (Prodotto interno lordo), e arrivare così al pareggio di bilancio, imposto ai Paesi dell'Unione europea dal Fiscal compact e in Italia obbligo costituzionale dal 2012.
Ma tagliare le gambe a Renzi dopo «meno di 100 giorni di governo», dice a Lettera43.it l'economista tedesco Klaus F. Zimmermann, «sarebbe prematuro», anche perché molti dei temi caldi da lui sollevati «sono giusti».
Direttore dell'Istituto indipendente per il futuro del Lavoro (Iza) di Bonn ed ex advisor della Commissione europea (Ue), Zimmermann è ascoltato dai dipartimenti di Bruxelles e della Banca mondiale e non è quasi mai tenero con le politiche dei governanti europei, Germania inclusa.
VERSO IL MODELLO SCHRÖDER. Per l'esperto di economie sociali e dell'occupazione il progetto di riforme di Palazzo Chigi è «molto ambizioso, mi ricorda l'Agenda 2010 dell'ex cancelliere Gerhard Schröder».
Di certo il programma di ristrutturazione dell'Italia non si preannuncia soft né per Renzi, che «si prefigge una tempistica stringente», né per l'Italia, che a prescindere dal governo in corso, visto lo stato dei suoi conti, «dovrà risparmiare in modo brutale nei prossimi anni, al pari di altri Paesi in crisi dell'Ue», per rispettare il patto di stabilità fiscale.
Renzi è quindi sotto la lente di Bruxelles. Ma in Europa, secondo l'economista, va appoggiato «con tutte le forze».

L'economista Klaus F. Zimmermann, direttore dell'istituto Iza di Bonn ed ex advisor della Commissione Ue (Getty Images).

DOMANDA. Abbattere la spesa pubblica, ma anche regalare 80 euro al mese in busta paga ai dipendenti. La ricetta funziona?
RISPOSTA.
Le lungaggini burocratiche sono un notevole freno alla crescita. E il peso fiscale è troppo alto in Italia, sia per gli imprenditori sia per i cittadini. La disoccupazione, poi, è sempre più preoccupante, con il record di quella giovanile, ora al 40%. Per non parlare della montagna gigante del debito, più di 2 miliardi di euro che tengono alla larga gli investitori. Su questi punti le analisi di Renzi sono esatte.
D. Eppure per molti il premier italiano è poco concreto e troppo frettoloso.
R. Con i ritmi incalzanti che ha, deve stare attento e conquistare il necessario consenso sociale per le trasformazioni politiche ed economiche che propone. Altrimenti tutti i suoi sforzi per ottenerle andranno perduti.
D. Serve più tempo?
R.
Lasciamolo lavorare, è lì dal 22 febbraio. Ci andrei piano con critiche così basilari. Le riforme del lavoro, dell'amministrazione pubblica, del fisco sono molto ambiziose, ma da attuare con solidità.
D. C'è chi dice che tagli come quello sugli stipendi dei manager di Stato siano un «buon esempio» per i contribuenti, ma che i soldi veri per risanare l'Italia si trovino altrove: sanità, pensioni e istruzione.
R. Accavallare ogni giorno nuove richieste non è d'aiuto. Il blocco delle riforme in Italia è così grosso che bisogna lasciar respirare un po' il Paese. Aspettiamo che Renzi traduca in realtà la sua fitta agenda, poi parliamo di altri passi, anch'essi certamente necessari.
D. Per i detrattori, la débâcle di Renzi arriverà nel 2015, con i tagli draconiani per il rispetto del fiscal compact. Possibile?
R.
I fatti ci dicono che, con un indebitamento record che ora è al 132% sul Pil, l'Italia, come gli altri Paesi europei in crisi, dovrà risparmiare in maniera brutale. Lavorare in modo più decisivo rispetto a quanto fatto finora, per invertire il trend di base delle politiche di bilancio. Non è solo un obbligo verso l'Ue, è nell'interesse elementare degli italiani.
D. Gli allarmisti sostengono che arrivare al pareggio di bilancio costerà 50 miliardi di euro l'anno. Ma c'è chi ridimensiona la stima a 5-7 miliardi di spending review annuale.
R.
L'Italia deve rialzarsi dalla sua più lunga recessione dai tempi del Dopoguerra e non serve certo utilizzare il piede di porco per farla ripartire. La stessa Germania ha impiegato molti anni per ritornare ad avere un bilancio equilibrato.
D. In generale, come valuta lo stato di salute dell'Europa?
R.
Un medico direbbe che la medicina amara degli ultimi anni sta funzionando, ma che l'Europa non ha ancora superato la malattia. Lo stato d'emergenza è passato, il paziente deve però restare per parecchi anni ancora sotto osservazione.
D. E l'Italia come sta?
R. Il regime di osservazione vale soprattutto per Francia, Grecia, Spagna, Portogallo e Italia. Il vostro Paese, oltretutto, dal 1 luglio 2014 sarà alla guida del semestre di presidenza europea. Roma sarà ancora più sotto esame, per questo Renzi vuole centrare i suoi importanti obiettivi prima di allora.
D. Siamo osservati speciali.
R.
Se l'Italia riesce a fare il giro di boa, è un successo per tutta l'Ue. Per questo gli attori europei dovrebbero appoggiare il nuovo governo di Roma con le loro migliori forze.
D. C'è chi vorrebbe rimandare il patto di stabilità fiscale. Gli “ottimisti” dicono che non entrerà in vigore fino a che l'economia nazionale non riprenderà a crescere: dunque non nel 2015. Se poi anche la Francia sfora...
R. A mio avviso il patto di stabilità, se ben utilizzato, è un buon strumento per legare una solida politica statale di bilancio agli investimenti e alla crescita. Guai a cedere alle sirene di Parigi o di altre capitali che vorrebbero alleggerirlo.
D. Davvero la Francia è in una situazione peggiore di quella italiana?
R.
Ogni Paese ha i suoi problemi, per quanto alcuni siano simili. È vero però che la Francia in questo momento ha preoccupazioni maggiori: non è chiaro in che direzione stia andando in Paese. Al contrario, le notizie da Roma sono chiare.
D. Il governo ha promesso di rispettare gli impegni con Bruxelles.
R. Lo scorso autunno Renzi definiva il patto europeo di stabilità come «patto di stupidità». Ora parla in tutt'altro modo. L'Italia ha il potenziale per restare sotto il tetto del 3% del rapporto deficit/Pil nel 2014. Raggiungere quest'obiettivo sarebbe un segnale importante.
D. Quali sono, invece, i punti deboli della Francia?
R. Con l'introduzione dell'euro, Francia e Germania avevano più o meno lo stesso tasso di disoccupazione, un reddito pro capite e un indebitamento simili: su ognuno di questi punti oggi i francesi sono peggiorati. Quest'anno Parigi stima un nuovo indebitamento del 3,8% e questo è inaccettabile.
D. Si è dibattuto su un possibile asse Roma-Parigi contro l'austerity. E se Renzi con Hollande facesse «cambiare verso» all'Europa oltre che all'Italia?
R.
La Francia soffre di un pesante deficit di competitività. Datori di lavoro e sindacati si guardano come nemici, anziché collaborare come parti sociali: l'ostilità tra loro rende rigide le politiche per il mercato del lavoro. Parigi non è un buon modello. Cercare un asse coi francesi sarebbe da stolti.
D. Il governo francese è socialista. Le politiche di Renzi possono definirsi di sinistra?
R.
Per l'Europa di oggi vale il vecchio motto: non esiste una politica economica di destra o di sinistra, solo una buona o una cattiva politica economica.
D. Quindi il premier italiano non è né di destra né di sinistra?
R.
Il grande programma di privatizzazioni dell'Italia - solo quest'anno, 12 miliardi di euro di entrate - è di destra o di sinistra? Lo stesso ci si può chiedere dei miliardi di alleggerimento sulle tasse. O del piano per dare più voce alle Regioni, attraverso la riforma dei sistemi bicamerali.
D. Lei come lo definirebbe?
R. In Germania si osserva che una politica economica di successo è sempre più un mix di idee. Provvedimenti anche molto diversi tra loro, classificabili come «azione concentrata» o «patto per il lavoro». Sindacati e imprenditori insieme per un programma comune. Ho l'impressione che anche Renzi, al momento, cerchi questo.

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