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COUNTDOWN 30 Giugno Giu 2014 2130 30 giugno 2014

Argentina, un mese per evitare il default

Termine scaduto: concessi 30 giorni.

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La presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner.

Il termine per ripagare il suo debito è scaduto. Era stato fissato per il 30 giugno. Ma l'Argentina ha in realtà ancora 30 giorni per evitare il default. Per evitare di ripetere, 13 anni dopo, il fallimento record da 100 miliardi di dollari che la mise in ginocchio, devastando la sua economia. Ancora un mese di tempo, dunque.
Un mese nel corso del quale Buenos Aires deve trovare un accordo con tutti i suoi creditori: non solo quelli che hanno accettato il concambio proposto nel piano di ristrutturazione del debito, ma anche con gli hedge fund americani che lo hanno rifiutato. L'auspicio di tutti è che parta immediatamente un negoziato vero. Ma la strada per evitare la bancarotta resta in salita. Con gli Usa è infatti in corso un vero e proprio braccio di ferro dagli esiti incerti.
CLIMA ROVENTE. Il clima è rovente, soprattutto dopo che la Corte Suprema americana ha confermato la sentenza di un giudice della Grande Mela, Thomas Griesa, che ha intimato alla Bank of New York Mellon di bloccare i fondi depositati - circa 539 milioni di dollari - per il pagamento, disposto da Buenos Aires, dei creditori che avevano aderito al concambio.
Si trattava di un'azione con cui il governo argentino voleva dimostrare la propria volontà a chiudere il caso, ma che il giudice ha definito «illegale», proprio perché non tiene conto delle richieste degli hedge fund. Fatto sta che dopo questi sviluppi la situazione appare sempre più critica, con lo spread tra i titoli argentini e i Treasury bond statunitensi che sale di 21 punti a quota 1.060, e i Tango bond con scadenza 2033 sono in calo dell'1,3%.
DIALOGO DIFFICILE. E mentre la campagna lanciata dal governo argentino sui quotidiani internazionali arriva anche in Italia - con un avviso pubblicato su Repubblica in cui si ribadisce l'impegno a onorare i propri debiti nei confronti del 100% dei creditori in modo «equo, giusto e legale» - alcuni dei possessori dei bond argentini che hanno aderito al concambio hanno chiesto al giudice di New York di rivedere il blocco dei pagamenti.
In particolare si chiede una misura di emergenza per poter incassare la cedola in scadenza con data 30 giugno, temendo di non vedere più un dollaro se la situazione dovesse degenerare. Difficile che la richiesta venga accolta. Come difficile è trovare la via del dialogo. L'hedge fund Elliot fondato da Paul Singer attacca ancora una volta il governo argentino, accusandolo di «rifiutare ogni negoziato» per scongiurare il default del Paese: «Noi siamo pronti a parlare», ma per ora «non ci sono trattative».

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