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FISCO 30 Giugno Giu 2014 1330 30 giugno 2014

Guida al Pos obbligatorio: 5 cose da sapere

Come funziona il bancomat obbligatorio sopra i 30 euro.

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È scattata l'ora del Pos (acronimo di Point of sale, punto di pagamento). Tre semplici lettere che, però, hanno scatenato le polemiche.
A partire da lunedì 30 giugno imprese, commercianti e professionisti italiani sono obbligati ad accettare, per importi superiori a 30 euro, metodi di pagamento tracciabili a fini fiscali. E le macchinette che consentono di pagare tramite bancomat e carta di credito sono diventate il simbolo della rivolta delle categorie interessate. Perché, ai loro occhi, le nuove misure si configurano come l'ennesimo balzello imposto dallo Stato, un costo aggiuntivo ingiustificato. Ma è davvero così? La norma, in realtà, non prevede sanzioni, restando di fatto «monca». Ecco una guida in cinque punti, per capire meglio cosa cambia con l'introduzione del Pos 'obbligatorio'.

1. Norma voluta da Monti. L'obbligatorietà scatta oltre i 30 euro

Dal 30 giugno è entrata in vigore la norma che introduce l'obbligatorietà dei pagamenti elettronici (©Ansa).

A fissare i paletti per l'uso del Pos è stato il ministero dello Sviluppo economico. La norma, però, è stata voluta dal governo di Mario Monti, che ha deciso anche la soglia minima oltre la quale scatta l'obbligatorietà del pagamento elettronico (30 euro). L'entrata in vigore del decreto (Dl 90/2014) è slittata di sei mesi: avrebbe dovuto debuttare già a gennaio 2014.
Il punto fondamentale da chiarire, tuttavia, è che l'obbligo da parte di imprese e professionisti è quello di accettare pagamenti «tracciabili» a fini fiscali. Il testo della legge fa, infatti, esplicito riferimento al concetto di «tracciabilità» fiscale, e il Pos è solo uno dei metodi che consentono il raggiungimento di questo obiettivo.
USO DI ASSEGNI E BONIFICI. Il cliente, quindi, è destinato ad avere il diritto di corrispondere quanto dovuto anche con un assegno o con un bonifico bancario, fatta salva la possibilità di continuare a utilizzare il contante fino a 1.000 euro.
L'obbligo di accettare pagamenti tracciabili era già in vigore per gli esercizi con fatturato superiore ai 200 mila euro. Dal 30 giugno le nuove regole valgono per tutti.

2. Le transazioni elettroniche favoriscono la trasparenza nei pagamenti

Un pagamento con bancomat e carte di credito (©ImagoEconomica).

La ratio della norma è combattere l'evasione fiscale.
La diffusione degli strumenti di pagamento elettronici, secondo numerosi studi tra cui quelli condotti dalla Banca d'Italia, implica, inoltre, importanti risparmi in termini di costi per l'intera società.
Nei Paesi industrializzati il costo sociale legato alla produzione e all’utilizzo del contante rappresenta ancora la parte più consistente del costo complessivo dei servizi di pagamento al dettaglio: secondo un'indagine del Consiglio nazionale dell'Economia e del lavoro si tratta dell'1% del Prodotto interno lordo per i Paesi dell'Unione europea.
Sostituire al contante le transazioni elettroniche favorisce la trasparenza negli scambi e riduce le aree dell'economia sommersa, che in Italia nel 2013 ha avuto un giro d'affari di 333 miliardi di euro (dati Economist).
CONTANTE TROPPO DIFFUSO. Nei Paesi europei circa il 70% dei pagamenti al dettaglio nel 2013 veniva ancora effettuato in contanti.
In Italia, in particolare, l’uso di strumenti elettronici di pagamento è molto contenuto, a fronte di una diffusione del contante che copre il 90% delle transazioni. Nel nostro Paese l'ammontare delle operazioni fatte tramite Pos vale complessivamente circa 79 miliardi: un importo medio di 64 euro per ogni operazione.
Il ricorso a strumenti di pagamento elettronici, secondo i dati della Banca d'Italia, è tre volte superiore nelle regioni settentrionali rispetto a quelle meridionali (59 pagamenti pro capite contro 21), ma resta comunque inferiore alla media europea (164 operazioni pro capite).

3. I costi netti variano da 1.183 a 1.240 euro all'anno

Il costo dei Pos può arrivare fino a 1.240 euro all'anno (©Ansa).

Dotarsi di un Pos, però, non è gratuito.
Secondo le stime della Cgia di Mestre, il costo varia da 289 euro a 419 euro, solo per l'affitto dell'apparecchio (ci sono, oltre a quelli 'classici', anche i modelli Cordless e Gsm). È stato anche calcolato che su 100 mila euro di fatturato annuali, la commissione a favore delle banche è pari a 2.189 euro. Ciò significa che ogni anno la spesa può essere di 2.478, 2.535 o 2.608 euro. Parte di queste spese è tuttavia deducibile fiscalmente: il costo netto annuale si ridurrebbe così a 1.183, 1.208 o 1.240 euro.
Federconsumatori ha stimato invece che il costo totale di un Pos, ipotizzando 300 transazioni mensili da 40 euro ciascuna, si aggiri in media sui 525,25 euro, escluso il costo di attivazione e quello della linea telefonica.
CONFESERCENTI: SPESA DA 5 MLD. Per Confesercenti la misura rappresenta «un intervento pesante, che si trasformerà in un costo aggiuntivo di circa 5 miliardi l'anno per le imprese». Per un'azienda che faccia ogni anno 50 mila euro di transazioni, il costo aggiuntivo sarà di «1.700 euro, calcolando canoni, commissioni, costi di installazione e di utilizzo» dei Pos.
Questi costi, secondo l'associazione di categoria, sono destinati ad avere un'incidenza maggiore per gli esercizi caratterizzati da pagamenti di piccola entità e da piccoli margini, come benzinai, tabaccai, edicolanti e bar.

4. Legge senza sanzioni che rischia di restare inapplicata

La norma che rende obbligatorio il Pos non prevede una sanzione (©Ansa).

Il provvedimento nasconde anche altre ombre. Come quella della mancata multa per chi non rispetta la norma.
Alcuni consulenti del lavoro hanno spiegato che la mancata installazione del terminale «non produce un inadempimento sanzionabile». Di conseguenza, «non c'è nessun obbligo di installazione del Pos a carico dei professionisti».
Concetto ribadito dallo stesso ministero dell'Economia. Da Via XX Settembre, in risposta a un'interrogazione parlamentare, è stato infatti sostenuto che i professionisti dovrebbero strutturarsi con il Pos; ma, non essendo previste sanzioni, la norma introduce non «un obbligo», bensì «un onere».
NORMA «MONCA». E così, potrebbe ancora accadere di andare in un negozio, non provvisto di Pos, ed essere impossibilitati a pagare con bancomat o carta di credito. «Può succedere», ha detto il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti, in un'intervista con La Stampa. «La colpa è di questa normativa monca». Perché allora tanta fretta? «Credo abbia prevalso l'intenzione di ribadire che l'abbandono dell'uso del contante a favore della moneta elettronica sia ormai una deriva irreversibile».
Non sono mancati i commenti da parte dei partiti: contrari al Pos alcuni esponenti politici, come il vicepresidente della Camera del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio e il segretario della Lega Nord Matteo Salvini.

5. Per il Codacons è una «buffonata»

Le associazioni di categoria hanno contestato le nuove regole (©Ansa).

Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha espresso un giudizio pesante: l'obbligo per commercianti e artigiani di dotarsi di Pos per permettere ai clienti di poter pagare con bancomat e carta di credito sarebbe «una vera e propria buffonata». Perché il decreto «non prevede alcun tipo di sanzione per chi non si adeguerà alla norma. Ciò significa che, nonostante vi sia un obbligo, lo Stato non è in grado di farlo rispettare, e i commercianti che non si doteranno di Pos non rischieranno nulla, e potranno comportarsi come meglio credono».
L'INVITO A 'BOICOTTARE' GLI INADEMPIENTI. Per questo lunedì 30 giugno il Codacons ha invitato a non pagare in contanti i commercianti che decidono di non dotarsi delle macchinette. Un'iniziativa ritenuta necessaria dal momento che, nei confronti dei trasgressori, non c'è alcuna possibilità di agire. «Perché il decreto che introduce il provvedimento ha 'dimenticato' di introdurre sanzioni per chi non si adegua», ha spiegato il Codacons.
SI SCARICA SUI CLIENTI. Il rischio che la legge sia inefficace, però, è comunque alto. Perché, come ha sottolineato Mauro Pagani, responsabile delle Politiche industriali della Confederazione nazionale dell'artigianato e della Piccola e media impresa, una norma «nata per esigenze di tracciabilità e di lotta all'evasione» in questo modo non farebbe altro che scaricare «sul rapporto cliente privato-impresa o professionista il conflitto d'interesse per innescare un processo virtuoso: mi conviene avere il Pos, pena la perdita del cliente».
SODDISFATTI I CONSUMATORI. Parzialmente diversa la valutazione di Federconsumatori, favorevole ad aumentare i servizi a beneficio dei clienti con i pagamenti elettronici, ma dubbiosa sull'efficacia della novità, che, a suo giudizio, favorirebbe soprattutto le banche. «Per i consumatori è un'opportunità, non un obbligo», ha spiegato il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti. Chiedendo però, allo stesso tempo, di vigilare sull'attuazione della legge, per evitare il pericolo che i costi aggiuntivi del Pos finiscano per ricadere, in ultima analisi, sui clienti stessi.

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