Economia 30 Giugno Giu 2014 1103 30 giugno 2014

Tassazione capitali, 3 danni e 3 alternative

Obiettivo fiscale non raggiunto, risparmiatori nel mirino e... L'Aprimef evidenzia i punti deboli della tassazione sul risparmio.

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È ormai alle porte e scatterà dal 1 luglio l’aumento dell’aliquota fiscale sulle rendite finanziarie dal 20 al 26%, che colpirà tutti gli strumenti finanziari a eccezione dei titoli di Stato ed equiparabili. Una misura pensata dal governo per finanziare il taglio dell’Irap e il famoso bonus di 80 euro annui nella busta paga dei lavoratori dipendenti, ma che, aggiungendosi alla Tobin Tax e alle altre gabelle che gravano il risparmio degli italiani, rischia di non raggiungere gli obiettivi che si è prefissata. Saverio Berlinzani, presidente di Aprimef (associazione nata da pochi mesi a tutela dei piccoli risparmiatori) spiega quali sono gli errori del nostro sistema fiscale. 1- I RISPARMIATORI PAGANO AL POSTO DEGLI SPECULATORI I piccoli risparmiatori e i piccoli investitori, secondo Berlinzani, non sono da confondere con i grandi speculatori, anche se ciò non è così ovvio per l’opinione pubblica. «La Tobin Tax, per esempio  colpisce gli ultimi anelli della catena, ma non gli speculatori. Tassando le operazioni di chi opera di rado, ma lasciando intatte le operazioni aperte e chiuse nell’arco dello stesso giorno, da un lato non impediscono le operazioni speculative, dall’altro fanno uscire dal mercato i più piccoli, rendendolo manipolabile da pochi grandi. Ovvero da coloro che possono permettersi di spostare la sede fiscale altrove, eludendo le tasse, mentre ad esempio i fondi pensione, che fanno poche operazioni all’anno, si trovano in svantaggio», commenta il presidente di Aprimef. 2- L’OBIETTIVO FISCALE NON È RAGGIUNTO «La Tobin Tax» prosegue Berlinzani « è stata un fallimento. Avendo provocato una riduzione del 30% nei volumi di scambio sui mercati interessati, il gettito fiscale generato è stato di 280 milioni – esclusi gli effetti negativi legati a licenziamenti avvenuti in società danneggiate, e al conseguente calo del gettito Irpef, segnalati anche dalla Corte dei Conti - a fronte del miliardo atteso. L’aumento dell’aliquota al 26% sulle rendite finanziarie rischia la stessa fine: i volumi di investimento diminuiranno, e i 2,6 miliardi di raccolra fiscale prevista non saranno raggiunti. Senza contare che la svalutazione dei risparmi si tradurrà in calo dei consumi, con effetti negativi sul Pil». 3- GRAVE DISTORSIONE SUI MERCATI FINANZIARI La tassazione al 26% delle rendite finanziarie non colpisce i titoli di Stato, il che presumibilmente porterà un investitore a scegliere, a parità di rendimento, lo strumento meno tassato. Tra un bond societario e uno di Stato (anche estero) tassato ancora al 12,5%, probabilmente si sceglierà il secondo, creando un grave calo nei volumi di scambio degli altri mercati. «Inoltre non c’è nulla di più mobile del denaro: chi potrà permetterselo porterà all’estero i suoi investimenti, mentre i piccoli, non potendo farlo, come al solito subiranno il colpo» aggiunge Berlinzani. LE PROPOSTE ALTERNATIVE Alla luce di queste considerazioni, Aprimef da mesi porta avanti con il governo un dialogo volto a cercare delle alternative a queste misure fiscali. Ecco le principali proposte sostenute dall’Associazione: 1- IMPEDIRE LA CONCENTRAZIONE DELLA LIQUIDITÁ NELLE MANI DI POCHI Aprimef propone di ridurre progressivamente la leva finanziaria per impedire l’eccessivo indebitamento presso grandi operatori accentratori, e favorire un aumento della liquidità sul mercato con l’apertura a più operatori. Si propone inoltre il reato di insider trading – come accade già negli Usa - per quei soggetti che hanno accesso alle informazioni sui prezzi prima degli altri, e che in questo modo possono manipolare il mercato. In questo senso va anche la proposta di separare il ruolo delle banche commerciali da quello delle banche di investimento. 2- NO ALL’AUMENTO DELLE TASSE, SI’ ALLA VALORIZZAZIONE DI ARTE E RAI La proposta di Aprimef è di abolire, o almeno mitigare, Tobin Tax e aliquota al 26% finanziando tale mossa con la creazione di un fondo sovrano per la gestione degli introiti del patrimonio archeologico e artistico italiano. Il fondo per il 40% sarebbe gestito da privati per migliorare l’efficienza delle risorse impiegate ed evitare gli sprechi. «Se si pensa che il solo Louvre guadagna 120 milioni l’anno, mentre attualmente tutti i musei italiani arrivano appena a 100 milioni» commenta Berlinzani «con una gestione più efficiente le entrate potrebbero raggiungere qualche miliardo». Un’altra misura suggerita da Aprimef è la quotazione in Borsa del 30% di una rete Rai, che consentirebbe di raccogliere i fondi necessari a sostituire l’aumento delle tasse sulle rendite finanziarie. 3- GLI ENTI LOCALI SI POSSONO AUTOFINANZIARE La terza proposta portata avanti da Aprimef consiste nel far sì che gli ento locali utilizzino massicciamente strumenti di autofinanziamento già esistenti, come minibond o Boc (Buoni obbligazionari comunali). «Al momento gli enti locali preferiscono farsi finanziare dai fondi pubblici, o chiedere in prestito denaro dalle banche a tassi di interesse altissimi. Emettendo bond, invece, il finanziamento non graverebbe sui conti dello Stato, e sarebbe il mercato a garantire la trasparenza delle operazioni, evitando gli sprechi».

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