Economia 1 Luglio Lug 2014 1049 01 luglio 2014

Caos Bond Argentini, 4 cose da sapere

Al via le trattative per portare avanti i negoziati con i creditori ed evitare il default. Ma l'affare resta complesso.

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La scadenza fissata per il 30 giugno per pagare le cedole del debito ristrutturato è passata e il conto alla rovescia per Buenos Aires è cominciato: l’Argentina ha ora tempo 30 giorni, fino al 30 luglio (in inglese è definito “grace period”, periodo di grazia) per trovare un accordo con i creditori ed evitare il default, il secondo in 13 anni. Il Governo ha fatto sapere che invierà il 7 luglio una delegazione per incontrare Daniel Pollack, il legale designato dal giudice del tribunale distrettuale di New York Thomas Griesa per portare avanti i negoziati con i creditori ed evitare il default. Il ministero dell’Economia argentina ha spiegato che «intende negoziare in condizioni eque, giuste e legali in modo da tenere conto degli interessi del 100% dei creditori», ma il problema sarà trovare un punto di incontro con il gruppo di obbligazionisti che non hanno accettato i termini della ristrutturazione del 2001 e chiedono di essere rimborsati a cifra piena. La matassa è ingarbugliata, ecco quattro cose da sapere per fare chiarezza. 1. PERCHÈ L’ARGENTINA NON PAGA E BASTA Il Governo di Buenos Aires ritiene che pagare tutti gli obbligazionisti, in questo caso specifico calcolato in circa 1,5 miliardi di dollari, aprirebbe la strada a una valanga di richieste analoghe, per un ammontare stimato attorno ai 120 miliardi di dollari secondo le previsioni dell’amministrazione (gli analisti ritengono che la cifra sarebbe molto più bassa). L’Argentina ha più volte detto di volersi mettere al riparo dagli avvoltoi e dai tentativi di estorsione, spiegando che i creditori hanno portato a casa bond argentini a prezzi stracciati e ora domandano di essere rimborsati a prezzo pieno. Il Governo aveva infatti cercato di pagare solo gli obbligazionisti che avevano accettato la ristrutturazione e per questo aveva depositato 539 milioni di dollari presso la banca americana Bank of New York Mellon, che doveva fare da intermediario, ma il tribunale ha annullato il pagamento definendo «illegale» il tentativo di onorare gli impegni solo con i creditori che sottoscrissero all’epoca il concambio. 2. C'È RECESSIONE MA L’ECONOMIA PER ORA TIENE  L’Argentina, nonostante il rischio default, cerca di tenersi a galla da un punto di vista economico, ma gli analisti non prevedono una rapida ripresa: secondo i dati diffusi dal Governo il 30 giugno, l’attività economica è aumentata in aprile dello 0,6% rispetto al mese precedente, ma si è contratta dello 0,5% da aprile 2013. L’indice Emae include la maggior parte delle componenti utilizzate per il calcolo del prodotto interno lordo trimestrale, dunque è un’ottima cartina al tornasole sull’andamento dell’economia, tecnicamente in recessione, la terza in sei anni, dato che il Pil si è contratto per due trimestri di fila. Secondo gli analisti della società di consulenza Orlando J Ferreres & Asociados sarà così tutto l’anno: per il 2014 è prevista una contrazione dell’1,5%. 3. LE NEGOZIAZIONI AL VIA PER EVITARE IL DEFAULT Per il momento occorre aspettare per vedere se l’Argentina riuscirà a trovare entro il 30 luglio un accordo con i debitori. Il tribunale distrettuale americano incaricato ha designato un legale per condurre i negoziati, ma uno dei creditori, il fondo Nml Capital, divisione di Elliott Management Corp e parte del piccolo gruppo di hedge fund che aveva rifiutato le offerte di ristrutturazione dopo il default del 2001 e chiede ora pieno rimborso, ha fatto sapere in una nota diffusa nella serata del 30 giugno che non sono state aperte trattative e che l’Argentina si rifiuta di sedere al tavolo delle discussioni. Tuttavia, per evitare un nuovo default, Buenos Aires è obbligata a negoziare: «Il Governo argentino ha deciso di portare il Paese sull’orlo del default. Speriamo vivamente che riconsideri la cosa e abbandoni la via senza uscita che ha imboccato», ha detto Jay Newman, gestore di portafoglio di Elliott Management. 4. LA SCURE DEI DOWNGRADE POSSIBILI E IL RISCHIO PER I CREDITORI In attesa di sviluppi il mercato si interroga se, nel caso di default tecnico, scatteranno le bocciature da parte delle agenzie di rating. Lo scorso 17 giugno la scure di Standard & Poor’s si era abbattuta sull’Argentina: l’agenzia aveva abbassato il rating a “Ccc+” a “Ccc-” e potrebbe ulteriormente tagliarla a “selective default” fino alla fine del periodo di 30 giorni previsto per pagare o finire in default. Per Fitch, che il cui rating è “Cc”, un’altra bocciatura potrà arrivare, ma dipenderà da quello che l’Argentina deciderà di fare e dai termini di un’eventuale intesa con i cosiddetti creditori “holdout”. Moody’s ha fatto sapere che un’eventuale sforbiciata della valutazione, attualmente pari a “Caa2” non sarebbe automatica in caso di default tecnico. Attualmente il rating implica una previsione di perdite fino al 20% per i creditori che accettarono il concambio.

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