Economia 1 Luglio Lug 2014 1054 01 luglio 2014

Nel 2013 due scioperi al giorno

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Nel 2013 nei settori dei servizi pubblici le proclamazioni di sciopero sono 2.339. ''Un numero certamente elevato'', che si è tradotto ''in 666 giornate di sciopero''. Sono i dati presentati dal presidente della Commissione sul diritto di sciopero Roberto Alesse nella sua relazione. Si tratta di quasi due scioperi al giorno. Il dato è stabile rispetto all'anno precedente testimoniando tuttavia una fase di alta conflittualità determinata soprattutto dalla crisi. I SETTORI PIU' COLPITI. Trasporti (aereo, marittimo, ferroviario e su gomma), igiene ambientale (raccolta e smaltimento dei rifiuti), sanità e giustizia i settori più bersagliati. Nei trasporti «la somma degli scioperi sia nazionali, che locali, registra, nell'anno di riferimento, ben 293 astensioni» ha detto il Garante. Lo stato di crisi in cui versa soprattutto il trasporto pubblico vede tra le sue cause, «in primo luogo, il fatto che molte Regioni hanno avvertito spesso la necessità di impegnare gli appositi fondi a loro assegnati per far fronte ad altre situazioni di emergenza, come quella rappresentata dal settore sanitario». A ROMA 20 GIORNATE DI SCIOPERO. La proliferazione della astensioni è dilagata nelle varie città italiane: la sola città di Roma è stata interessata, nel 2013, da ben 20 giornate di sciopero. «L'andamento del conflitto nei servizi essenziali risente indubbiamente» ha evidenziato Alesse, «dal perdurare della crisi economica e finanziaria che ha investito gran parte dei Paesi dell'Euro-zona, con effetti recessivi che si manifestano sia nel settore pubblico, che in quello privato. Una situazione, questa, che contribuisce a mantenere, anche in Italia, la tensione sociale oltre un certo livello d'allarme. Del resto, le politiche di restrizione della spesa pubblica, per ciò che qui rileva, si abbattono, su scala nazionale, non solo sul fronte dei mancati rinnovi contrattuali, ma anche, e soprattutto, su quello da cui deriva una sensibile riduzione dei vari livelli occupazionali».

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