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PERSONAGGIO 1 Luglio Lug 2014 0556 01 luglio 2014

Pier Francesco Guarguaglini, chi è l'ex presidente di Finmeccanica

Chi è l'ex numero uno di Finmeccanica. Agli arresti per corruzione.

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La maledizione di Finmeccanica si abbatte ancora su Pier Francesco Guarguaglini, classe 1937, per quasi un decennio, dal 2003 al 2011, capo indiscusso della holding degli armamenti, che proprio con il manager di Castagneto Carducci si fece grande macinando utili e acquisizioni.
La procura di Napoli – l'indagine è coordinata da Giuseppe Borrelli e dai pm Catello Maresca, Marco Del Guadio e Maurizio Giordano – ha chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari, Francesco De Falco Giannone, gli arresti domiciliari per l'ex amministratore delegato della società, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione.
L'ACCUSA: FONDI NERI PER PAGARE GLI SPONSOR POLITICI. L'ipotesi degli inquirenti è che, attraverso gli appalti per il Sistri, il sistema di controllo satellitare del trasporto dei rifiuti, gli ex vertici di Finmeccanica abbiano raccolto fondi neri per pagare i propri «sponsor politici».
A Guarguaglini, in particolare, i pm contestano una tangente da 800 mila euro, che gli sarebbe stata consegnata dall'imprenditore Vincenzo Angeloni in un borsone della società calcistica Pescina Valle del Giovenco. Consegna avvenuta al settimo piano di piazza Montegrappa, il vertice della piramide, dove per circa un decennio il manager livornese e il suo fedelissimo braccio destro, ex responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo, il senese Lorenzo Borgogni, hanno deciso vita, opere e miracoli della seconda azienda pubblica più importante d'Italia.

Da Fincantieri a Finmeccanica, l'ascesa del manager livornese

L'ex presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini.

Guarguaglini ci arrivò nel 2003, prima solo come presidente, poi anche come amministratore delegato, nominato dal governo Berlusconi. «Mi telefonò il direttore generale del Tesoro, Domenico Siniscalco. Per essere chiaro, allora non conoscevo Gianni Letta, e neppure il livornese Altero Matteoli», ha raccontato a Giorgio Meletti, ricordando la sua scalata al vertice della holding.
E ci arrivò sostituendo uno suo storico rivale, Giuseppe Bono, altro longevo manager statale, oggi a capo di Fincantieri, l'azienda dalla quale proveniva Guarguaglini quando fu chiamato in Finmeccanica.
A far di navi e di cantieri, era stato bravo, Guarguaglini: tra anni di lavoro intenso con accanto, sempre, Borgogni e bilanci risanati.
AGUSTAWESTLAND, OPERAZIONE DA 1,5 MLD. L'arrivo in piazza Monte Grappa non fu meno complicato: l'azienda all'epoca era una società ancora concentrata su mercati poco più che nazionali. Guarguaglini focalizzò la sua strategia espansiva sui settori dell'aerospazio e della Difesa, procedendo per grosse acquisizioni.
Alcune rivelatesi poi brillanti operazioni di mercato, come l'acquisto nel 2004 del 50% detenuto dall'inglese Gkn in AgustaWestland per 1,506 miliardi di euro: una scelta che diede a Finmeccanica il controllo di una delle aziende elicotteristiche più quotate al mondo.
IL FLOP DELL'ACQUISTO DRS. Altre scelte invece molto meno redditizie, come l'acquisto dell'americana Drs, comprata nel 2008 a un prezzo esorbitante: 5,2 miliardi di dollari, pari a 3,4 miliardi di euro con il cambio attuale.
Una scelta più politica che industriale, si disse allora, e sono in molti a pensarlo ancora oggi, dentro e fuori da piazza Monte Grappa. Drs infatti è la società che ha come committente il Pentagono e a Finmeccanica serviva, prima ancora che per ragioni di mercato, per relazioni geopolitiche: tenersi «buoni i rapporti con gli americani» ed entrare da azionista forte nel mercato Usa - considerato da allora in poi mercato domestico come quello inglese - con una mossa che avrebbe dato alla holding un enorme potere negoziale anche nei confronti delle competitor europee.
LA MANCATA INTEGRAZIONE CON L'AZIENDA AMERICANA. Peccato però che il Pentagono non abbia mai gradito che gli occhi e le orecchie di Finmeccanica si intromettessero troppo negli affari Drs e l'integrazione transatlantica tra le due società non è mai di fatto avvenuta.
Di Guarguaglini fu anche l'idea della Grande Selex, fusione di Elsag, Galileo e Sistemi Integrati, operazione pensata per creare un polo dell'elettronica per la difesa e la sicurezza in grado di competere con le big del settore a livello globale.

Politica e famiglia, i punti deboli di Guarguaglini

Gianni Letta, ex sottosegretario di Stato.

Fusioni, acquisizioni, espansione in mercati forti. Guarguaglini ha trasformato Finmeccanica in una holding internazionale, ma con troppe radici e troppo ramificate per poterle controllare tutte, anche perchè i dirigenti delle singole controllate hanno goduto a lungo di totale libertà di manovra.
Fu lo stesso Guarguaglini ad ammetterlo, nel 2012, pochi mesi dopo la sua uscita di scena da piazza Monte Grappa, travolto da un avviso di indagine spedito dalla procura di Roma per frode fiscale e false fatturazioni.
UNA HOLDING TROPPO GRANDE. «La verità è che la holding sta troppo in alto per vedere tutto», diceva, «con centinaia di società in giro per il mondo, per tenere tutto sotto controllo devi fidarti della squadra di manager».
L'accusa per frode e false fatturazioni è stata archiviata nel settembre 2012, su richiesta del pm Ielo. Ma la partita con la giustizia sembra non essersi ancora chiusa. E non solo per il manager.
I GUAI DELLA MOGLIE E IL CONFLITTO DI INTERESSI. Anche la sua consorte, Marina Grossi, ha avuto ben più di una grana con le procure. Nel 2005, Guarguaglini la promosse da dirigente ad amministratore delegato di Selex, in pieno conflitto di interessi, tanto che lo stesso capoazienda uscì dal consiglio di amministrazione al momento della nomina. Nel 2010, l'indagine per false fatturazioni travolse anche lei che, rinviata a giudizio, per quella accusa ha chiesto il patteggiamento.
Affari e famiglia, un binomio che torna anche nell'inchiesta napoletana. Agli atti dell'indagine, infatti, ci sarebbe anche una intercettazione telefonica in cui Guarguaglini ammette di aver fatto assumere presso il centro secondario Sistri di Cecina una propria cugina.

Le confessioni di Borgogni: Finmeccanica terreno di conquista

Lorenzo Borgogni è stato il braccio destro dell'ex amministratore di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini.

Tutto da dimostrare, sul piano penale. Ma che Finmeccanica e le sue controllate per anni siano state terreno di conquista per la politica e per le lobby non è una novità. L'hanno raccontato le numerose inchieste che hanno colpito i manager del gruppo in questi anni.
E lo ha raccontato ai magistrati anche il braccio destro di Guarguaglini, Borgogni: dal figlio del Pd Nicola Latorre al fratello del leghista Giancarlo Giorgetti, alla figlia del banchiere, Massimo Ponzellini, parenti assunti nelle diverse società del gruppo per far contento il potente di turno. E poi la politica, la spartizione sistematica delle poltrone.
«NOMINE? COORDINAVA BRANCHER». C'era «un tavolo di coordinamento tra i tre partiti che governavano allora per decidere le nomine nei Consigli di amministrazione, nei collegi sindacali», ha rivelato l'ex responsabile delle relazioni esterne del gruppo ai magistrati che lo interrogavano a Napoli nel 2011. «Selezionavano i nomi e li passavano al ministero dell'Economia e delle Finanze. Ne facevano parte Lorenzo Cesa per l'Unione di centro, Ignazio La Russa per Forza Italia e Giancarlo Giorgetti per la Lega Nord. E Aldo Brancher coordinava».
«I CDA ERANO TUTTI LOTTIZZATI». E lo stesso Guarguaglini ha confermato l'odiosa prassi della lottizzazione. Con la politica, l'ex amministratore delegato di Finmeccanica, ha sempre dialogato, da destra a sinistra, da Giulio Tremonti a Marco Milanese, da Massimo D'Alema a Giuliano Amato, da Altero Matteoli a Gianni Letta, quest'ultimo grande sponsor del manager livornese.
«Funzionava così: se, per esempio, i membri erano sette, quattro li nominavamo noi tra gli uomini Finmeccanica, ed esisteva un iter interno che garantiva la gestione secondo le linee concordate con la holding. Gli altri tre posti li decideva la politica», ha spiegato l'ex amministratore delegato del gruppo. Era la prassi. «La quota di minoranza dei consigli era lottizzata, e io nemmeno me ne occupavo, era il lavoro di Lorenzo Borgogni che si sobbarcava una laboriosa mediazione. Non c’era mica solo Milanese, c’era l’opposizione, i sindacati…».
Politica e mercato, affari e famiglia. Così la Finmeccanica di Guarguaglini è diventata un colosso internazionale ma anche un albero con troppi rami. Che ora rischiano di soffocare chi non ha avuto il coraggio di tagliare almeno quelli secchi.

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